domenica, 10 Maggio 2026
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Le promesse mancate di Acquaroli sulla sanità

A conclusione di cinque anni di governo della sanità marchigiana da parte del centrodestra e’ il momento dei tracciare un resoconto dei risultati ottenuti a fronte delle molteplici promesse pre-elettorali.

Acquaroli e la sua coalizione si sono presentati alle urne nel 2020 annunciando il rilancio della sanità pubblica, il potenziamento della rete dei servizi, una sanità più vicina ai cittadini ed una forte discontinuità gestionale con il ricambio di tutti i vertici.
A distanza di cinque anni si ripresenta con una sanità sempre più debole, governata dalle stesse persone che con diversi ruoli erano ai vertici delle precedenti Aziende Sanitarie ed incapaci di affrontare i problemi con i quali ogni giorno si scontrano i cittadini. anche a causa di una riforma annunciata perche’ ancora non operativa visto che dopo tre anni gli atti aziendali non sono stati adottati.
L’abolizione di Asur si è risolta nella semplice attribuzione della autonomia giuridico/amministrativa alle già esistenti Aree Vaste, aumentando il numero totale dei direttori (da uno a tre per ogni AST) e facendo venir meno ogni effettiva azione di coordinamento.
Nonostante l’ingente flusso di finanziamenti generati dal PNRR ad oggi non si vede nessun vero segnale di riorganizzazione della rete di assistenza, i cantieri sono tutti in ritardo e con costi alle stelle, mentre le numerose apparecchiature arrivate “dal cielo” con quei fondi non riescono a produrre un aumento effettivo di prestazioni.
Le liste di attesa continuano a crescere in un desolante quadro di manifesta impotenza degli operatori: anche se il criterio delle classi di priorità serve ad assolvere il sistema, la percezione reale dei cittadini è che per ottenere una visita o un accertamento diagnostico si debba andare comunque privatamente. Si dirà che quello delle liste di attesa è un problema nazionale ed è connaturato al sistema, ma è imbarazzante la totale assenza di qualsiasi azione efficace messa in campo da questa giunta. Si parla delle difficoltà ad avere una visita specialistica ma nulla si dice dei pesanti ritardi negli interventi chirurgici.
Le annunciate costruzioni dei nuovi ospedali, tra cui quello di Macerata, sono ancora al palo nelle fasi preliminari della progettazione, mentre ancora non si vede la fine dei lavori di quelli appaltati dalle precedenti giunte (INRCA, Salesi e Fermo).
Il nuovo Piano Sanitario Regionale è un elenco di vane dichiarazioni di intenti, tra le quali la più fallimentare è quella del recupero della mobilità passiva verso altre regioni, che invece peggiora di anno in anno.
La Regione continua a vantarsi dei risultati prodotti dal sistematico lavoro delle giunte precedenti, come la permanenza tra le regioni “benchmark” e la posizione dell’ospedale Torrette nelle classifiche degli esiti. Il malcontento del personale degli ospedali – rappresentato in maniera eclatante dalla protesta dei direttori di dipartimento di Torrette – ci racconta però un’altra storia. In un quadro di generale carenza di personale medico ed infermieristico la duplicazione dei reparti e l’eccessiva frammentazione dell’offerta mette sotto stress ed inefficienti tutti i servizi ed abbassa ovunque la qualità dell’assistenza.
Ma dove i problemi diventano drammatici è nell’assistenza agli anziani. Qui le liste di attesa risultano veramente drammatiche La regione stessa, chiudendo un accordo con gli Enti gestori delle strutture socio-sanitarie, deve ammettere che ci sono 3.000 anziani non autosufficienti in lista di attesa per entrare a una casa di riposo convenzionata o una rsa.
Il percorso di un anziano che perde la sua autosufficienza si trasforma in un calvario per lui e per la sua famiglia: entrare in un reparto di Cure intermedie o in una RSA convenzionata con il SSN diventa ormai un’impresa impossibile.
Con il nuovo accordo verranno convenzionati circa 500 nuovi posti letto: e gli altri 2.500?
Per i pochi fortunati che riusciranno ad entrare in una struttura convenzionata la regione prevede ora anche un contributo per sostenere le famiglie con lISEE più basse a coprire la quota di retta in carico alle famiglie.
Ma tutti quelli che la retta se la devono pagare per intero?
Sulla spinta della domanda infatti lievitano anche le rette delle strutture non convenzionate: a Macerata ormai servono più di 4.000 euro al mese per un posto letto in una struttura privata.
Inoltre continuano ad essere dimenticati i tanti anziani e le loro famiglie che, con dedizione e grandi sacrificio vengono curati in famiglia spesso ricorrendo ad un aiuto esterno con un impegno economico rilevante. Ancora lasciati soli. Per non parlare del dramma delle famiglie dei disabili che dopo una vita di amorevole assistenza vivono il dramma dell’abbandono dei loro figli non avendo più le forze per occuparsene direttamente.
Nonostante i noti trend demografici la Regione da anni non aggiorna il fabbisogno di servizi ed entrare in un reparto di Cure intermedie o in una RSA o in una struttura per disabili convenzionata con il SSN diventa ormai un’impresa impossibile.. L’assistenza domiciliare rimane una chimera. Nessun segnale sugli obiettivi dei LEA e i vincoli PNRR, che prevedono di garantire assistenza domiciliare con telemedicina al 10% della popolazione maggiore di 65 anni.
Se è vero che il pareggio di bilancio è un vincolo, non possiamo trasformarlo nell’unico obiettivo: l’obiettivo deve essere quello di garantire i LEA e dare risposte ai bisogni dei cittadini con servizi di qualità, rispettando i vincoli di bilancio utilizzando al meglio le risorse. In conclusione, un bilancio in pareggio economico ma fallimentare nei risultati.
Di Giulio Silenzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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