domenica, 7 Giugno 2026
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Il rispetto delle Istituzioni non è un dettaglio

Durante una seduta del Senato della Repubblica, il presidente dell’assemblea, Ignazio La Russa, ha definito “coglione” il senatore del Partito Democratico Antonio Nicita. Come se non bastasse poi, nel “ringraziarlo” dell’intervento lo chiama “cita” (un istante prima gli era stato detto che si chiamava Nicita e perciò non può essere che voluto il riferimento dispregiativo/animalesco). L’episodio, diffuso in video, ha suscitato polemiche non tanto per il contenuto dell’insulto in sé, quanto per il ruolo istituzionale di chi lo ha pronunciato e per il valore simbolico che il comportamento delle più alte cariche dello Stato assume all’interno delle istituzioni democratiche.
Quando si ricopre una delle più alte cariche dello Stato, ogni parola pesa più del normale. Non perché chi la pronuncia debba essere perfetto, ma perché rappresenta un’Istituzione che appartiene a tutti i cittadini. Il comportamento di Ignazio La Russa, in quanto presidente del Senato della Repubblica, seconda carica dello Stato, non può essere valutato come quello di un qualsiasi interlocutore in un confronto politico acceso: la sua funzione richiede misura, rispetto e consapevolezza del ruolo che incarna.
Un insulto, anche se pronunciato a microfoni apparentemente spenti, non resta mai soltanto una parola sfuggita. Quando proviene da chi rappresenta lo Stato, diventa un segnale pubblico, un esempio implicito di come si possa o meno stare dentro le Istituzioni. Per questo la questione non è tanto l’offesa personale rivolta al senatore Antonio Nicita, quanto il significato istituzionale di quel gesto.
Ed è proprio su questo piano che si colloca la risposta di Nicita. Non una reazione rabbiosa, né una polemica personale, ma la richiesta che eventuali scuse vengano rivolte in Aula e a tutti. Una posizione che sposta il problema dal piano individuale a quello istituzionale: non si tratta di difendere l’orgoglio di un singolo parlamentare, ma di tutelare la dignità del luogo democratico in cui si svolge il confronto.
In questo contrasto emerge con chiarezza una differenza di atteggiamento. Da una parte, un’espressione impulsiva che banalizza il rispetto dovuto tra rappresentanti delle Istituzioni; dall’altra, la scelta di richiamare il valore dell’esempio pubblico e della responsabilità politica.
Perché nelle Istituzioni democratiche la forma non è mai solo forma: è sostanza. Ed è proprio nel modo in cui si affrontano anche gli episodi più piccoli che si misura il rispetto per lo Stato democratico e per i cittadini che esso rappresenta.

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