domenica, 7 Giugno 2026
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La sanità delle Marche tra la prepotenza e l’ignoranza

Di Claudio Maria Maffei

La sanità delle Marche tra la prepotenza e l’ignoranza tra le palazzine dell’emergenza di Baldelli e gli ospedali di comunità di Calcinaro.

Prima puntata: le palazzine dell’emergenza di Baldelli.

A seguire nei prossimi giorni la attesissima puntata sugli ospedali di comunità di Calcinaro.

Tutte le Regioni hanno una sanità in difficoltà, ma poi ognuna ha le sue croci. Noi abbiamo quella di una Giunta incapace di governare la sanità, capace di essere prepotente e ignorante allo stesso tempo. Una combinazione esplosiva. Cominciamo dalle palazzine dell’emergenza di Baldelli. Vediamo di raccontare bene questa storia.  E siccome la voglio raccontare bene ci metterò un po’ a farlo.

Il PNRR (impostato dal Governo Conte II e poi rivisto e approvato dal Governo Draghi) ha messo nel 2021 a disposizione dei fondi per l’adeguamento delle strutture ospedaliere al rischio sismico. I fondi del PNRR sono stati poi integrati con quelli del Piano Nazionale per gli investimenti complementari (PNC). Nel complesso sono stati destinati a questo scopo 638 milioni del PNRR e 1.450 del PNC.

La Regione Marche decise in un primo tempo con la DGR 868 del 30 luglio 2021 di effettuare gli interventi di adeguamento sismico negli stabilimenti ospedalieri di Urbino, Senigallia, Civitanova Marche, Pergola, Fano e nella sede di Torrette dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ancona e nei due ospedali di comunità di Fossombrone e Cagli. Tutti interventi finanziati con i fondi del PNRR e del PNC (rispettivamente 14,81 3e 33,61 milioni di euro) a sostegno della linea progettuale “ Verso un ospedale sicuro e sostenibile”. Per ognuna delle strutture elencate l’Allegato quantificava la superficie che necessita di adeguamento/miglioramento sismico e qual era al momento il livello di progettazione cui si era arrivati. Nello stesso allegato si riportava l’intervento per una “nuova palazzina tecnologica” dell’Ospedale di Ascoli Piceno finanziata con altri 18 milioni di fondi europei (POR-FESR 2011-2027). Da segnalare l’anomalia dell’inserimento di due ospedali di comunità nell’elenco delle strutture destinatarie dei fondi per l’adeguamento sismico.

Queste scelte si ritrovano nel Masterplan di Edilizia Sanitaria e Ospedaliera della Regione Marche approvato nella stessa data, 30 luglio 2021, con la DGR 967. Nello stesso Masterplan si citava tra gli interventi da realizzare la realizzazione presso l’Ospedale di Fabriano di una palazzina funzionale all’emergenze sanitarie, finanziata con i fondi per la ricostruzione post sisma.

Nel Masterplan di edilizia sanitaria e ospedaliera dell’anno successivo (Masterplan di cui alla DGR 140 del 14 febbraio 2022) la Regione Marche cambia idea e i fondi per la sicurezza sismica cambiano a loro volta destinazione: non ci sono più i fondi per gli ospedali di comunità di Fossombrone e Cagli e quelli per gli ospedali di Urbino, Fano, Senigallia e Civitanova Marche vengono destinati a fare in ognuna di queste sedi una palazzina per le emergenze. Ed ecco di seguito le motivazioni. Per Cagli e Fossombrone si è optato di fare strutture nuove (ma del progetto di Fossombrone non risulta niente). Per i 4 ospedali cui viene regalata la palazzina si è lasciata la struttura attuale invariata perché tanto non si poteva adeguare e quindi si è scelto di  “avere nuove strutture adeguate sismicamente, funzionanti in caso di sisma, senza interrompere le attività in essere.” Per Pergola e Torrette si lascia invece invariata la prima scelta.

Proviamo a ricapitolare: i fondi del PNNR e del PNC destinati all’adeguamento sismico degli ospedali sono stati in larga misura destinati dalla Regione Marche alla costruzione di nuove palazzine per l’emergenza, fondi che poi la Regione ha trovato il modo di integrare. Questa scelta è stata usata dalla Regione (cioè Baldelli) per la costruzione di queste palazzine al di fuori di un quadro programmatorio che la giustificasse e si è avviata così la costruzione di nuove strutture DEA in una Regione che dovrebbe ridurle. Si aggiunga inoltre che:

tutti i progetti delle nuove palazzine dell’emergenza (le quattro più volte citate più quella di Fabriano, mentre di quella di Ascoli Piceno non si parla più) sono diversi come logica strutturale e organizzativa e quindi come funzioni ospitate (ad esempio qualcuna ha dentro cardiologia e UTIC e qualcuna no e varia il numero di posti semintensivi), non avendo alle spalle un documento tecnico unico di riferimento;
il coinvolgimento dei professionisti è stato praticamente nullo;
vengono in alcuni progetti aumentati i posti letto critici (di terapia intensiva e semintensiva, compresi quelli di medicina d’urgenza) attualmente a disposizione negli stessi ospedali in una Regione che ha già oggi gravi carenze sia di personale medico specializzato nelle discipline interessate che di infermieri;
in diversi casi le attività spostate attualmente sono attualmente svolte in un contesto strutturale adeguato anche dal punto di vista sismico, con interventi fatti qualche volta anche di recente.

E poi: negli ospedali dove non si è intervenuti anche se c’è un rischio sismico documentato, che facciamo, li lasciamo così?

Non credo proprio che la rete ospedaliera della Regione Marche alla fine di questo percorso sarà più sicura e sostenibile. Temo purtroppo il contrario.

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