Di Valentina Guardabassi
Ci sono appuntamenti che finiscono per confondersi con la nostra vita. Non li scegliamo ogni giorno: semplicemente ci sono. Ci accompagnano mentre guidiamo, lavoriamo, torniamo a casa. Diventano una voce familiare, un’abitudine che rassicura, una finestra sul mondo.
Per me Caterpillar è stato questo. Un programma in onda su Rai Radio 2 tutti i giorni alle 18.00. Per trent’anni, lungo la strada del ritorno dal lavoro, le voci di Massimo Cirri e Sara Zambotti si sono intrecciate al rumore del motore della mia auto. C’erano sempre. E senza accorgermene sono diventate parte del paesaggio della mia vita.
In un tempo che ha progressivamente trasformato il dibattito pubblico in una gara di urla, Caterpillar ha continuato ostinatamente a parlare sottovoce. Non ha mai inseguito la polemica facile, il sensazionalismo, il cinismo. Ha scelto la strada più difficile: quella dell’intelligenza, della curiosità, dell’ironia gentile. Quella che non umilia mai l’ascoltatore, ma lo accompagna, lo stimola, lo rende un po’ più ricco.
Massimo Cirri e Sara Zambotti non conducevano soltanto una trasmissione. Costruivano ogni giorno una comunità. Con ospiti e collegamenti con inviati da tutto il mondo, ti facevano sentire parte di una conversazione che non aveva bisogno di alzare i toni per lasciare il segno.
In queste ore la Rai ha smentito la cancellazione definitiva del programma. Ma ha anche lasciato intendere che il futuro sarà profondamente diverso: una squadra ridimensionata, un progetto che cambia pelle, un’identità inevitabilmente trasformata.
Il punto non è il nome che resterà sul palinsesto, ma è capire che cosa resterà dello spirito di Caterpillar. Perché un programma non è soltanto un titolo. È fatto delle persone che lo hanno immaginato, delle voci che lo hanno reso riconoscibile, della libertà con cui è cresciuto negli anni. Si possono conservare il marchio e l’orario, ma perdere l’anima.
Per questo provo tristezza. Una tristezza vera, difficile da spiegare a chi considera tutto questo soltanto una riorganizzazione aziendale.
Non è solo una trasmissione che cambia. È un pezzo di vita che rischia di scomparire. È una di quelle appartenenze che non sapevi nemmeno di avere finché qualcuno non ha deciso di smontarle, pezzo dopo pezzo.
E forse è proprio questa la sensazione più amara: che la Rai stia smarrendo, un tassello alla volta, la sua anima migliore.
Il servizio pubblico dovrebbe custodire ciò che il mercato non saprebbe produrre. Dovrebbe difendere gli spazi in cui la cultura incontra il popolare senza diventare élite, in cui l’informazione si prende il tempo di riflettere, in cui l’ironia non è sarcasmo e la complessità non viene sacrificata alla velocità. Dovrebbe avere il coraggio di investire sulla qualità anche quando non fa rumore.
Invece, da troppo tempo, assistiamo a un impoverimento continuo. Voci autorevoli che scompaiono, programmi che vengono svuotati, professionalità che vengono marginalizzate. Si ha l’impressione che tutto ciò che conserva uno sguardo indipendente, libero, non allineato finisca per diventare scomodo.
Una Rai che sacrifica la libertà editoriale per rincorrere l’omologazione, o, peggio ancora, per assecondare gli equilibri del potere politico, tradisce la missione per cui i cittadini la finanziano. Il servizio pubblico non nasce per essere confortevole con chi governa. Nasce per garantire pluralismo, intelligenza, spirito critico.
Per questo ciò che sta accadendo a Caterpillar mi addolora così profondamente. Non tanto perché un programma rischi di cambiare, ma perché vedo affermarsi una logica che considera intercambiabili le persone, le idee, le storie. Come se bastasse lasciare acceso un’insegna perché un luogo continui a esistere.
Non è così. I luoghi hanno un’anima. E anche le trasmissioni.
Mi auguro di sbagliare. Mi auguro che Caterpillar riesca a conservare quella libertà, quella leggerezza intelligente e quella capacità di farci sentire comunità che l’hanno resa unica. Ma se così non sarà, mi mancherà non solo una trasmissione. Mi mancherà quella Rai che aveva il coraggio di creare programmi così e di proteggerli come un patrimonio di tutti.
#rai #caterpillar #massimocirri #sarazambotti





Sono convinto che questa Rai e’ sulla via del qualunquismo piu’ assoluto ed e’ gia da tempo che volutamente va perdendo pezzo dopo pezzo le cose intelligenti e riflessive,questa Rai non vule che tu pensi e’ troppo pericoloso l’utente che pensa e allora via facciamolo ridere senza pensare alla maniera delle reti televisive berlusconiane,i danni fatti li paghiamo e il belli e triste insieme e’ che l’utente televisivo non pensa piu’ Amen