Di Claudio Maria Maffei
Torna a farsi spazio una riflessione preoccupante sul futuro della sanità pubblica. I recenti casi di Antavirus registrati su una nave da crociera, alcuni dei quali mortali, riportano infatti al centro dell’attenzione un tema che sembrava lontano: il rischio concreto che una nuova pandemia possa colpire ancora il nostro Paese e le nostre regioni.
La Regione Marche sarebbe oggi pronta ad affrontare un’eventuale recrudescenza pandemica? I dipartimenti di prevenzione, considerati il primo argine contro la diffusione delle emergenze sanitarie, sono stati adeguatamente potenziati? In realtà vengono segnalati persino pensionamenti forzati e una mancanza di atti aziendali capaci di definire in modo chiaro l’organizzazione interna dei servizi.
A destare ulteriore preoccupazione sarebbe anche la fragilità della rete epidemiologica regionale, che continua a reggersi soprattutto sull’impegno del personale sanitario, nonostante risorse e strumenti ritenuti insufficienti.
Le domande che emergono sono dunque molteplici e riguardano soprattutto la capacità concreta del sistema sanitario di reggere a un nuovo scenario emergenziale. Quali dipartimenti di prevenzione si troverebbero ad affrontare una nuova ondata pandemica? Dove sono collocati i posti letto di terapia intensiva e semi-intensiva? Quanti sono realmente attivi e con quale dotazione di personale?
La rete delle terapie intensive nelle Marche rimane poco trasparente e più legata a logiche tecniche e burocratiche che a una pianificazione sanitaria guidata dai professionisti del settore.
Anche per quanto riguarda la medicina d’urgenza non è chiaro quanti posti letto siano disponibili, né quale sia la reale disponibilità di personale dipendente rispetto a quello reclutato tramite cooperative e contratti libero-professionali.
Un altro tema centrale e’ quello del recupero delle attività sanitarie ordinarie che, durante una pandemia, rischierebbero nuovamente di essere sospese o rallentate. Ci si chiede infatti se esista un piano per garantire la continuità degli interventi di chirurgia programmata e delle prestazioni ambulatoriali, così come un progetto di integrazione efficace con le strutture private.
La speranza naturalmente è che una nuova pandemia non si verifichi. Tuttavia, proprio l’esperienza degli ultimi anni dimostra quanto sia necessario arrivare preparati. E nelle Marche mancherebbe ancora un piano organico capace di offrire ai cittadini risposte chiare, strutturate e tempestive davanti a una possibile nuova emergenza sanitaria.




