Di Giulio Silenzi
L’atteggiamento di Meloni nei confronti di Trump al G7 è stato, e lo abbiamo visto tutti, veramente imbarazzante. Ha fatto “le moine”, lo ha guardato con fare compiaciuto, gli ha fatto l’occhiolino: tutti atteggiamenti messi in scena davanti alle telecamere per dimostrare che il rapporto tra loro si era ormai ristabilito e poter così raccontare di nuovo di essere la pontiera tra USA ed Europa, l’unica leader conservatrice europea in grado di dialogare in modo previlegiato sia con l’establishment di Bruxelles (Ursula von der Leyen) sia con la destra repubblicana americana, ristabilendo cosi la sua credibilità internazionale.
Trump, però, osservando bene l’atteggiamento non verbale e le sue reazioni corporee e facciali, non ha concesso nulla a Meloni. Anzi il suo sguardo era distaccato e mentre la Meloni sosteneva “siamo stati sempre amici”, Trump rispondeva “sono stato abbandonato”.
La messa in scena doveva servire a consentire alla Presidente del Consiglio di realizzare il video in cui affermava: “Io e Trump siamo due caratteri forti, ma il rapporto tra di noi è’ immutato cercando così di uscire da una situazione difficile e di far credere che fosse stato ristabilito un rapporto privilegiato con l’America e con il presidente Trump, cosa questa che ha caratterizzato per piu di un anno tutta la narrativa meloniana.
Infatti, i giornali di destra hanno iniziato a suonare la grancassa, raccontando che fosse riesploso “l’amore” tra Giorgia e Donald. Abbiamo visto tutti i titoli, gli articoli, gli approfondimenti. Anche i telegiornali, soprattutto Rai 1 e Rai 2, davano per scontato che la crisi fosse superata e che Giorgia e Donald fossero tornati in piena sintonia. Questa era la strategia comunicativa.
Invece Trump, nel momento in cui rafforza il legame con la Francia e la Germania si sbarazza di quello con l’Italia per ragioni che è difficile spiegare con certezza, – si possono fare delle congetture, ma l’uomo è questo – e ha detto la sua verità nei confronti della Meloni. Ha raccontato che gli era stato chiesto di fare una foto e, con termini pesanti e irrispettosi, ha affermato: “Mi ha supplicato, mi ha fatto pena”. Io “la pena”invece l’ho provata nel vedere la Presidente del Consiglio elemosinare un sorriso, un buffetto pur di compiacere l’uomo potente che ha adulato e che l’ha invitata (unico leader occidentale alla festa a Mar-a-Lago in Florida e che lei dopo aveva ricambiato proponendolo al Premio Nobel per la Pace).
Sono convinto, osservando la foto sul divano, quei brevi istanti e gli altri filmati, che Giorgia Meloni abbia ricercato al massimo questa opportunità, finendo però per mettere alla berlina l’Italia. Ha dato l’impressione di una politica fatta di “moine” e gesti simbolici, anziché di contenuti, autorevolezza e rigore.
Ecco perché non capisco tutti gli attestati di solidarietà ricevuti in nome di un presunto attacco all’Italia. Si potrebbero citare decine di episodi in cui Trump ha offeso altri leader e l’Europa, eppure tutti sono rimasti in silenzio… tanto non toccava a noi.
L’imprevedibilità di Trump va sempre tenuta in considerazione. Per questo bisognerebbe mantenere , a difesa degli interessi dell’Italia, un comportamento rigoroso e non subalterno e supino senza inseguire qualcosa che nella realta’ non esiste. Nel momento in cui gli si dice di no, Trump si sente tradito. E’ lecito pensare che tutto nasca dal rifiuto relativo alle basi USA: un diniego che, per lui, è stato inconcepibile. Ai suoi occhi quello è un tradimento.
Ora, l’Italia, con il comportamento di Meloni, ancora una volta diventa motivo di scherno nel mondo. Ma soprattutto si è cacciata in una situazione destinata a deteriorarsi sempre di più e che la Meloni non risolverà con le sue frasi ad effetto, con le sue furbizie per apparire campionessa della sovranita’ italica.
Quello che rimane è il fallimento politico della sua strategia nei confronti di Trump e degli USA e che l’ha portata anche a tacere difronte a crimini efferati. L’Italia non ha mai contato così poco nelle relazioni internazionali e usciamo da questa situazione senza dignità, senza credibilità nella politica estera dove un tempo eravamo un forte riferimento.




