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L’inchiesta di Report tocca anche le Marche: l’allevamento Rossi nel mirino dopo la “catastrofe” nella Laguna di Orbetello

L’inchiesta di Report ha scosso l’opinione pubblica con immagini e testimonianze che gettano ombre sul settore dell’acquacoltura intensiva in Italia. Tra i protagonisti finiti sotto i riflettori anche l’imprenditore Silvio Rossi, titolare della Erede Rossi Silvio, azienda leader nella produzione di trote con stabilimenti in Abruzzo, Umbria, Lombardia e, appunto, a Sefro nelle Marche.

La connessione marchigiana emerge chiaramente: uno degli impianti di allevamento di trote si trova proprio nella regione, e fa parte del sistema produttivo della società al centro dell’inchiesta. Le telecamere nascoste hanno documentato pratiche discutibili in alcuni impianti, mostrando pesci in condizioni drammatiche, con lesioni, infezioni e comportamenti di gestione che sollevano gravi interrogativi sul rispetto del benessere animale.
Ma il caso non si ferma qui.
La Laguna di Orbetello, nota per l’allevamento estensivo di orate, spigole, cefali e anguille, è anche una zona fragile, già compromessa da pressioni ambientali multiple. A luglio 2024 oltre 2.000 i quintali di pesce morti, con carcasse che hanno raggiunto le aree balneari, provocando danni al turismo e alla pesca locale.

Le soluzioni, secondo Italia Nostra, sono chiare ma ignorate. “Tappare le bocche della laguna è come tappare la bocca a una persona: si soffoca.” Le tre bocche che collegano la laguna al mare sono oggi compromesse: una ristretta dal Porto Canale, una cementificata, e l’ultima non sufficiente a garantire il ricambio idrico.

Eppure, invece di investire in sicurezza ambientale, si continua a incentivare l’allevamento intensivo. A gennaio 2024 è stato istituito per legge il Parco Ambientale della Laguna di Orbetello, ma senza finanziamenti. I fondi pubblici — circa 6 milioni di euro — sono invece finiti a grandi aziende private, tra cui proprio quella dell’allevatore Rossi, più volte premiato e citato come esempio virtuoso di imprenditoria “Made in Italy”.

Ma Report racconta un’altra storia. Le immagini raccolte in un impianto della provincia di Bergamo mostrano una realtà preoccupante: trote in vasche sature di escrementi e mangime in decomposizione, pesci agonizzanti, pratiche di abbattimento non conformi, e una gestione igienica discutibile.

L’azienda ha dichiarato che le condotte degli operai sono “episodi isolati” e che la tecnica prevalente di macellazione è l’elettrostordimento, non il ghiaccio. Ma ha rifiutato di concedere interviste a Report, definendo le immagini “raccolte clandestinamente”.

Dal 2016, l’azienda ha ricevuto milioni di euro in contributi (da verificare quali regioni hanno erogato i finanziamenti) per espansioni, sostegno nelle zone terremotate, misure COVID e progetti sul benessere animale. Ma l’inchiesta solleva dubbi sull’effettiva destinazione di quei fondi.

Anche i pesci, lo ricorda la scienza, sono esseri senzienti. Il loro benessere, spesso trascurato, richiede norme stringenti. Eppure, oggi l’acquacoltura resta uno dei settori meno regolamentati: mancano leggi chiare su densità di allevamento, metodi di macellazione e condizioni igieniche.

L’inchiesta non accusa solo un’azienda, ma interroga un intero sistema: quello che, in nome dell’efficienza e del profitto, rischia di compromettere ambiente, salute pubblica e dignità animale. Anche le Marche, con gli allevamenti locali collegati al gruppo Rossi, sono ora chiamate a guardare in faccia la realtà.

di Redazione

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