mercoledì, 15 Luglio 2026
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In tanti ai funerali di Adriano Ciaffi: il ricordo di Angelo Sciapichetti

Grande partecipazione e forte commozione questa mattina alla chiesa di Santa Croce a Macerata per i funerali di Adriano Ciaffi, figura di riferimento della politica e della cultura marchigiana e nazionale. In tanti hanno voluto essere presenti per l’ultimo saluto: familiari, amici, colleghi ed esponenti del mondo politico.
Durante la cerimonia sono stati ricordati il suo impegno civile, la sua visione politica e il contributo dato per decenni alla crescita delle istituzioni e del territorio. Tra i momenti più significativi, le parole pronunciate da Angelo Sciapichetti, segretario provinciale del Partito Democratico, amico intimo che ha voluto rendere omaggio alla figura di Ciaffi con un intervento molto intenso e personale.
Di seguito il suo intervento integrale:

“Quando Andrea (il figlio di Adriano Ciaffi ndr) mi ha chiesto di portare il saluto degli amici, ho pensato che per me, minuscolo granello di sabbia,sarebbe stato difficile trovare le parole adatte di fronte ad un gigante della politica nazionale della cultura marchigiana come Adriano…ma spero, anzi sono sicuro che lui da lassù come sempre saprà perdonarmi.

Caro Adriano,
siamo in tanti qui oggi, a darti l’estremo saluto e a dirti per una volta grazie,si, perché grazie forse noi non te lo abbiamo mai detto, anzi, quando le cose non andavano come avremmo sperato o voluto che andassero,eravamo pronti ad attribuirti anche responsabilità che spesso non avevi, ma tu, come un padre affettuoso ascoltavi sempre tutti con grande rispetto..

Con le tue idee, le tue intuizioni, il concetto di una politica alta, intesa come strumento per portare i ceti più deboli verso un vero riscatto sociale, ci hai fatto innamorare della politica che come diceva Paolo VI è la forma più alta di carità.

E così ci siamo avvicinati alla Dc di Zaccagnini, e al circolo De Gasperi che era un vero laboratorio di idee per lo sviluppo sociale e culturale del nostro territorio; dentro quella sede, si sono formate intere generazioni di politici,sindaci e amministratori locali; tu, attento alla formazione dei giovani, ai mutamenti di una società già a quei tempi in profonda trasformazione,quando ancora i social non sapevamo cosa fossero, avevi fondato le riviste “MARCHE 70” prima, “IL MESE” poi e infine “CITTA’ REGIONE” radunando intorno a te il meglio delle intelligenze marchigiane, i protagonisti di quei mondi vitali di cui ci parlavi ad ogni incontro: dal mondo accademico,al mondo produttivo, dall’associazionismo cattolico a quello laico, dal mondo delle professioni e dell’impresa a quello amministrativo e sindacale. Hai lanciato idee e progetti dalla “città regione”, alla “Macerata Città dei 100.000 abitanti” e tanti altri di cui ancora oggi continuiamo a parlare.
E poi, i convegni di San Liberato con l’immancabile introduzione di Don Mario Rosati, con i tuoi instancabili amici sempre presenti Galloni e Bodrato e prima ancora con quelli di San Ginesio, hai messo a fuoco i temi dello sviluppo marchigiano e provato a scuotere dalla base la DC cercando di portare avanti quel rinnovamento necessario senza mai tradire gli ideali cattolico democratici per i quai ti sei battuto per tutta la vita.

La tua formazione cristiana,iniziata con gli scout,proseguita nell’Azione Cattolica, poi nella Confcooperative Marche di cui sei stato presidente, ha caratterizzato in ogni tuo passo, la tua attività politica intesa come servizio, come forma di “Carità” verso il prossimo.

Hai dimostrato di essere un visionario, quasi rivoluzionario quando nel 1968 contro ogni previsione, sei stato eletto per la prima volta alla Camera dei Deputati a soli 32 anni e hai proposto e portato ad approvazione la riforma agraria con la trasformazione della mezzadria in affitto,sfidando una parte del tuo stesso partito,i poteri forti e tutti i grandi proprietari terrieri dell’epoca che fino ad allora tenevano in condizioni quasi disumane i lavoratori della terra,mettendo così fine ad una condizione di povertà e sfruttamento che tu sul nostro territorio avevi imparato a ben conoscere stando in mezzo a chi si spaccava la schiena dal lavoro, sporcandoti le mani con loro, dando loro voce organizzando sul territorio la Lega operaia e contadina e i circoli 3P e 4R. Quell’idea di miglioramento delle condizioni di vita di tanti mezzadri e delle loro famiglie ti ha fatto fatto amare ed apprezzare da tanti giovani contadini di allora che anche in questi giorni ti hanno reso omaggio.

Stando accanto alle persone che avevano bisogno di un riscatto sociale riuscivi a interpretare i loro problemi e cercavi ogni volta di risolverli costruendo una risposta legislativa e così di fronte all’emergenza abitativa di quei tempi dovuta allo spopolamento delle nostre campagne verso la città,da presidente della regione hai favorito la nascita delle cooperative edilizie, che hanno dato la possibilità a migliaglia di famiglie di avere una casa di proprietà che diversamente non avrebbero mai potuto permettersi. Nelle nostre città sono così nati interi quartieri costruiti dalle cooperative e a Macerata il quartiere di Collevario ne è la testimonianza più viva.

Ci hai insegnato che la politica oltre che servizio e fatica è anche visione e coraggio e la tua elezione a Presidente della Regione Marche (1975- 78) con il primo governo democristiano nato con l’appoggio esterno del partito comunista ha anticipato la politica di solidarietà nazionale e del compromesso storico di Aldo Moro perché avevi capito prima di altri che i diritti previsti nella nostra Carta Costituzionale che ancora stentavano ad essere riconosciuti, per essere pienamente realizzati avessero avuto bisogno della partecipazione al governo di tutte le forze politiche autenticamente popolari di allora. Quella scelta ti è costata ostracismi, attacchi e delusioni, ma tu hai continuato testardamente e fieramente ad andare avanti.
Da Assessore al bilancio dal 78 all’83 hai contribuito al lancio delle prime politiche finanziate dalla regione a partire dall’organizzazione sanitaria a seguito della nascita del servizio sanitario universale di Tina Anselmi. Nel 1983 rieletto alla Camera dei deputati, sei stato sottosegretario agli interni nei governi CRAXI I e II e Fanfani VI con Oscal Luigi Scafaro Ministro, futuro Presidente della Repubblica che tanto ti stimava e apprezzava.

Da Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, hai portato a termine la legge sull’ordinamento delle autonomie locali e quella dell’elezione diretta del Sindaco, due riforme che hanno trasformato la democrazia Italiana avvicinando i cittadini alle istituzioni e ridato forza ai governi locali. Riforme che ancora oggi, vengono ricordate ovunque a livello nazionale da tutte le forze politiche come le uniche vere,grandi e ultime riforme fatte in questo Paese.

Caro Adriano,
ci lasci un’infinità di insegnamenti; di fronte ai problemi del momento tu eri il faro acceso,il porto sicuro dove approdare per una riflessione, attenta,pacata,mai banale. Ci, MI mancheranno le tue telefonate interminabili, le chiacchierate fatte in studio, a casa e molto spesso, fino alle due di notte davanti al cancello della tua abitazione. Ogni occasione d’incontro era una lezione su cui riflettere. Sei stato un Maestro, che aveva la dote dell’ascolto, “cercavi di capire i tempi che stiamo attraversando senza attardarti in inutili paragoni con altre stagioni” come ha ricordato in questi giorni Pierluigi Castagnetti.

Come potremo dimenticare le lunghe discussioni in cui molte volte partendo da soluzioni diverse da dare ad uno stesso problema tu, argomentavi per ore andando su e giù per la stanza cercando di convincerci delle tue ragioni intercalando le tue riflessioni con il classico “mi segui?” e ogni volta terminata la discussione, riflettendo su quello che tu avevi detto, finivamo quasi sempre per darti ragione ma non per una sorta di soggezione, ma perché i fatti dimostravano inevitabilmente quasi sempre che tu avessi ragione.

Noi cattolici democratici ci ricordavi spesso, dobbiamo essere il sale e il lievito delle nostre comunità. Cosi insieme a te, dopo la fine della DC in una lunga marcia, molti di noi hanno piantato la tenda prima nel Partito Popolare, poi nella Margherita e infine nel Partito Democratico del quale sei stato membro dell’assemblea costituente, altri hanno seguito altre strade,ma tu, hai continuato a guardare tutti con rispetto ed amicizia.
Ci hai insegnato che In politica non ci debbono essere nemici ma avversari da guardare sempre con rispetto nel confronto politico a volte anche duro aspro ma mai volgare; quante volte ci hai raccontato dei tuoi comizi elettorali che finivano inevitabilmente al bar del paese per un caffè da prendere con i tuoi stessi avversari politici del luogo. Oggi purtroppo,quel modo di fare politica è quasi un ricordo perché personaggi del tuo spessore e di quanti ti hanno preceduto non esistono più. Con te scompare definitivamente una generazione di politici e di amministratori locali avveduti che hanno saputo anteporre il bene comune agli interessi personali e di parte e hanno contribuito in maniera determinante alla rinascita sociale ed economica del nostro Paese e delle nostre comunità locali rendendoci orgogliosi di essere maceratesi e marchigiani.

Se accanto ad un grande uomo c’è sempre una grande donna, la Signora Ornella è stata immensa; Ad Alessandra, Andrea, Luca e Sara, ai tuoi nipoti dobbiamo chiedere perdono perché per troppe volte ti abbiamo sottratto alla tua famiglia, si perché per noi era un’onore averti anche solo presente ad un convegno o ad un qualsiasi riunione perchè La tua sola presenza ci inorgogliva e la tua autorevolezza contribuiva ad innalzare il livello della riunione.
A Gino e Aurelio, tuoi instancabili collaboratori, una sola parola:GRAZIE!

Ci macherai Adriano, ma tu continuerai a vivere nel ricordo di chi ti ha conosciuto ed apprezzato per la tua umiltà e umanità, per le tue doti di dialogo,di ascolto, di confronto costante e rispetto per le persone di qualunque ceto sociale.

Adesso, da buon capo Scout hai ripreso il tuo zaino e ti sei incamminato verso la casa del Signore, il nostro qui oggi, non vuole essere un addio ma un arrivederci perché un giorno, non sappiamo dove, non sappiamo quando, ci rincontreremo.

Ciao Adriano, ti abbiamo voluto bene!”

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