Il suo nome non importa. A parlare è una giovane ragazza di 21 anni che ha scelto l’anonimato per potersi raccontare senza filtri. Non servono dettagli della sua vita privata: bastano le sue parole per disegnare un ritratto fatto di sogni, fragilità, paure e desideri. Un’occasione rara: ascoltare i giovani non dal punto di vista degli adulti, ma direttamente dalla loro voce. E, per chi legge, forse anche un invito a rivedere convinzioni e pregiudizi.
Se dovessi descriverti senza dire chi sei, cosa diresti di te?
Sono una studentessa, una figlia, un’amica. Ho tanti sogni e progetti per il futuro, ma a volte mi sento intrappolata nei “vorrei”. Vivo correndo perché il silenzio mi spaventa, e la mia sensibilità, che considero una forza, spesso diventa anche la mia debolezza. Ho paura di fallire e di deludere chi amo, ma continuo a cercare me stessa.
Qual è la parte più difficile dell’essere ventenne oggi?
È come guidare una macchina da corsa con il parabrezza appannato. Hai davanti mille opportunità ma ti senti perso tra stimoli continui, crisi e pressioni. Dietro ci sono persone che ti urlano cosa fare, davanti altri che sembrano più sicuri. E tu non sai se rallentare o spingere sull’acceleratore.
Ti senti capita dalle persone intorno a te?
Spesso no. Mi capita di sentirmi sottovalutata o giudicata in fretta. Vorrei gridare cosa ho in testa, ma mi blocca la paura del giudizio. Quello che mi manca, e che manca un po’ a tutti, è un ascolto sincero: qualcuno che si fermi davvero a capire, senza paraocchi, senza correre sempre. Perché se nessuno ti vede, finisci col chiuderti e con percepire il mondo come ostile.
Guardando i tuoi coetanei, cosa vedi di bello e cosa ti spaventa?
Vedo tanta leggerezza, che può essere gioia ma anche superficialità. Le relazioni sono sempre più fragili e veloci, e la capacità di ascoltarsi davvero sembra svanire. Molti ragazzi incanalano la rabbia e la tristezza in modi sbagliati, dietro maschere di vizi o degrado. Eppure siamo anche energia, musica, creatività. Siamo caos, ma anche rivoluzione e coraggio.
Che idea ti sei fatta degli adulti?
Da bambina pensavo che sapessero sempre cosa fare. Ora mi accorgo che spesso navigano a vista, pieni di pressioni e responsabilità. Alcuni corrono senza sosta, altri riescono a ritagliarsi spazi e passioni. Vedo il mondo adulto come un mix di libertà e pesi: spaventoso, ma anche stimolante.
C’è qualcosa che vorresti dire agli adulti?
Vorrei che ci giudicassero meno in fretta. Non sempre siamo pigri o svogliati: a volte siamo solo stanchi o confusi. Ci serve tempo per capire chi siamo. Sarebbe bello se ci fosse più fiducia e meno confronti con il passato. Chiediamo solo che gli adulti si ricordino com’erano a vent’anni.
Quando ti senti davvero te stessa?
Forse mai del tutto. Ho versioni diverse di me per amici, famiglia, università. L’unico momento in cui mi sento davvero libera è quando sono sola. Questo un po’ mi rattrista, ma mi protegge: così nessuno può ferirmi.
Che spazio occupano sogni e progetti nella tua vita?
Sono una sognatrice, ho sempre programmato la mia vita nei minimi dettagli. Ma a 21 anni ho realizzato poco di ciò che speravo. A volte mi sento in colpa per questo. Devo imparare ad accettare che i sogni hanno bisogno di tempo e che i fallimenti fanno parte del percorso.
Se potessi cambiare una cosa nel rapporto giovani-adulti, quale sarebbe?
La comunicazione. Spesso sembra che parliamo due lingue diverse: loro ci vedono immaturi, noi li percepiamo rigidi. Servirebbe più ascolto reciproco, senza pregiudizi. Noi dovremmo riconoscere il valore della loro esperienza, loro dovrebbero provare a capire il mondo che viviamo oggi.
Quale messaggio vuoi lasciare a chi leggerà questa intervista?
Non abbiate paura di sbagliare, di sognare in grande, di cambiare idea. Non nascondetevi dietro maschere: l’unica cosa che non bisogna mai perdere è se stessi. E se serve aiuto, chiedetelo. Essere diversi non è un difetto: è ciò che vi rende unici.
Abbiamo scelto di chiamarla Maria, un nome inventato per proteggerne l’anonimato. Le sue parole ci ricordano che i giovani non hanno bisogno di adulti perfetti, ma di adulti capaci di ascoltare. Forse è questo il punto più prezioso della sua testimonianza: non serve avere tutte le risposte, basta avere orecchie e cuore aperti.
Andrea Foglia — genitore impegnato, voce libera per i giovani.



