venerdì, 6 Marzo 2026
Clinica Lab
Clinica Lab
HomeApprofondimentoSenza nome, conversazione con una ragazza di vent’anni

Senza nome, conversazione con una ragazza di vent’anni

Il suo nome non importa. A parlare è una giovane ragazza di 21 anni che ha scelto lanonimato per potersi raccontare senza filtri. Non servono dettagli della sua vita privata: bastano le sue parole per disegnare un ritratto fatto di sogni, fragilità, paure e desideri. Un’occasione rara: ascoltare i giovani non dal punto di vista degli adulti, ma direttamente dalla loro voce. E, per chi legge, forse anche un invito a rivedere convinzioni e pregiudizi.

Se dovessi descriverti senza dire chi sei, cosa diresti di te?

Sono una studentessa, una figlia, unamica. Ho tanti sogni e progetti per il futuro, ma a volte mi sento intrappolata nei vorrei. Vivo correndo perché il silenzio mi spaventa, e la mia sensibilità, che considero una forza, spesso diventa anche la mia debolezza. Ho paura di fallire e di deludere chi amo, ma continuo a cercare me stessa.

Qual è la parte più difficile dellessere ventenne oggi?

È come guidare una macchina da corsa con il parabrezza appannato. Hai davanti mille opportunità ma ti senti perso tra stimoli continui, crisi e pressioni. Dietro ci sono persone che ti urlano cosa fare, davanti altri che sembrano più sicuri. E tu non sai se rallentare o spingere sullacceleratore.

Ti senti capita dalle persone intorno a te?

Spesso no. Mi capita di sentirmi sottovalutata o giudicata in fretta. Vorrei gridare cosa ho in testa, ma mi blocca la paura del giudizio. Quello che mi manca, e che manca un poa tutti, è un ascolto sincero: qualcuno che si fermi davvero a capire, senza paraocchi, senza correre sempre. Perché se nessuno ti vede, finisci col chiuderti e con percepire il mondo come ostile.

Guardando i tuoi coetanei, cosa vedi di bello e cosa ti spaventa?

Vedo tanta leggerezza, che può essere gioia ma anche superficialità. Le relazioni sono sempre più fragili e veloci, e la capacità di ascoltarsi davvero sembra svanire. Molti ragazzi incanalano la rabbia e la tristezza in modi sbagliati, dietro maschere di vizi o degrado. Eppure siamo anche energia, musica, creatività. Siamo caos, ma anche rivoluzione e coraggio.

Che idea ti sei fatta degli adulti?

Da bambina pensavo che sapessero sempre cosa fare. Ora mi accorgo che spesso navigano a vista, pieni di pressioni e responsabilità. Alcuni corrono senza sosta, altri riescono a ritagliarsi spazi e passioni. Vedo il mondo adulto come un mix di libertà e pesi: spaventoso, ma anche stimolante.

C’è qualcosa che vorresti dire agli adulti?

Vorrei che ci giudicassero meno in fretta. Non sempre siamo pigri o svogliati: a volte siamo solo stanchi o confusi. Ci serve tempo per capire chi siamo. Sarebbe bello se ci fosse più fiducia e meno confronti con il passato. Chiediamo solo che gli adulti si ricordino comerano a ventanni.

Quando ti senti davvero te stessa?

Forse mai del tutto. Ho versioni diverse di me per amici, famiglia, università. L’unico momento in cui mi sento davvero libera è quando sono sola. Questo un pomi rattrista, ma mi protegge: così nessuno può ferirmi.

Che spazio occupano sogni e progetti nella tua vita?

Sono una sognatrice, ho sempre programmato la mia vita nei minimi dettagli. Ma a 21 anni ho realizzato poco di ciò che speravo. A volte mi sento in colpa per questo. Devo imparare ad accettare che i sogni hanno bisogno di tempo e che i fallimenti fanno parte del percorso.

Se potessi cambiare una cosa nel rapporto giovani-adulti, quale sarebbe?

La comunicazione. Spesso sembra che parliamo due lingue diverse: loro ci vedono immaturi, noi li percepiamo rigidi. Servirebbe più ascolto reciproco, senza pregiudizi. Noi dovremmo riconoscere il valore della loro esperienza, loro dovrebbero provare a capire il mondo che viviamo oggi.

Quale messaggio vuoi lasciare a chi leggerà questa intervista?

Non abbiate paura di sbagliare, di sognare in grande, di cambiare idea. Non nascondetevi dietro maschere: lunica cosa che non bisogna mai perdere è se stessi. E se serve aiuto, chiedetelo. Essere diversi non è un difetto: è ciò che vi rende unici.

Abbiamo scelto di chiamarla Maria, un nome inventato per proteggerne lanonimato. Le sue parole ci ricordano che i giovani non hanno bisogno di adulti perfetti, ma di adulti capaci di ascoltare. Forse è questo il punto più prezioso della sua testimonianza: non serve avere tutte le risposte, basta avere orecchie e cuore aperti.

Andrea Foglia — genitore impegnato, voce libera per i giovani.

Realmente Info
Realmente Info
Realmente è uno spazio di riflessione sul mondo reale. Offriamo analisi critiche e punti di vista alternativi per comprendere meglio l’attualità e il nostro tempo.
TI POTREBBE INTERESSARE...

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisment -
Google search engine

I più letti

Approfondimento

Le nuove forme di “dipendenza” tra i giovani. Intervista al Dottor De Rosa Mario Graziano Loredano (di Andrea Foglia)

Intervista al Dottor De Rosa Mario Graziano Loredano (nella foto) - Direttore U.O.C. Servizio Territoriale Dipendenze Patologiche – Civitanova Marche (di Andrea Foglia) Dott. De Rosa,...