domenica, 7 Giugno 2026
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La “voce” delle donne nella storia della Repubblica

Di Rebecca Cerretani

Gli ottant’anni della Repubblica, che festeggiamo oggi, sono speciali per vari motivi: il 2 giugno del 1946, infatti, non furono solo gli italiani a esprimersi nel referendum, ma furono anche, per la prima volta nel nostro Paese, le italiane, ben tredici milioni.
Un momento fondamentale e fondativo non solo per le donne, ma per l’Italia intera: a ricordarlo, insieme all’azione essenziale e insostituibile delle 21 “madri costituenti”, su 556 costituenti che contribuirono alla successiva elaborazione della Costituzione repubblicana, è stato, ieri pomeriggio l’incontro pubblico “Prendere la parola. Storie di donne, voto e cittadinanza”, promosso dalla Conferenza Donne Democratiche Marche, nella Sala Cecchetti della Biblioteca di Civitanova. Un incontro intenso ed emozionante, a cui hanno preso parte sia donne che uomini e che ha ripercorso le tappe e le lotte che in Italia hanno portato le donne al primo voto.
Ma non è stato solo un pomeriggio amarcord: come è stato più volte ricordato nei vari interventi la battaglia per raggiungere la parità di genere è ancora lunga e complessa. Per esempio, secondo i dati dell’ultimo report “Gender equality index”, pubblicato dall’EIGE nel 2025, il punteggio medio europeo è pari a 63,4 su 100: mantenendo l’attuale ritmo di crescita, saranno necessari almeno 50 anni per raggiungere la parità, e parliamo solo dell’Europa, che, bisogna dirlo, è all’avanguardia dei diritti nel mondo; l’Italia si colloca solo al 12° posto di questa speciale classifica, con un punteggio di 61,9.
Come ha ricordato Lidia Iezzi, segretaria del Circolo PD di Civitanova Marche “c’è ancora tanto da fare: l’impegno delle donne in politica non è scontato, perché le donne hanno un carico ulteriore di lavoro domestico e di cura, per loro è tutto più complicato”. “Oggi – ha ricordato la deputata PD maceratese, Irene Manzi – esistono ancora profonde differenze salariali, sociali e politiche tra uomini e donne, occorre continuare a lottare insieme”. Chantal Bomprezzi, segretaria regionale del PD, ha sottolineato che “questa ricorrenza mi fa venire i brividi perché, fino a non molti anni fa, noi donne non avevamo il diritto di voto. È un diritto per cui si è lottato ma che oggi non viene esercitato, anzi, è quasi un vanto non andare a votare. Ma la democrazia è più controllabile se le persone non votano”. Leonardo Catena, consigliere regionale PD, ha rivendicato con orgoglio che nella “sua” Montecassiano, di cui è stato primo cittadino, ci sono, attualmente, una sindaca e una vice sindaca, ma ha riconosciuto che, di fondo, “la questione femminile è una questione maschile”. Luisa Cecarini, portavoce delle Donne Democratiche Marche ha ricordato che le “madri costituenti” erano di “culture ed estrazione sociale diverse ma sono riuscite a trovare un punto di incontro” e Nadia Gallico Spano, una di loro, ricordava che “gli uomini ci ascoltarono con rispetto”. Cecarini ha evidenziato che le donne furono determinanti per alcuni articoli della Costituzione che riguardavano temi importantissimi come l’uguaglianza, il diritto di famiglia, la parità tra uomini e donne, la tutela dei figli anche nati fuori dal matrimonio, e avevano una nuova idea di democrazia fondata sulla pace, la dignità della persona e “noi, come donne, proviamo a prendere il testimone”, anche promuovendo la costituzione, in seno all’ONU, della “Rete mondiale delle donne per la pace – Women for global peace network”
La storica Silvia Casilio, vicepresidente dell’Osservatorio di genere, insieme alla suggestiva voce narrante di Elena Carrano, hanno poi raccontato le vicende delle donne che nel nostro Paese si sono battute, spesso incomprese, derise e umiliate dagli uomini, e anche da una parte delle altre donne, per il diritto di voto in Italia. Casilio ha utilizzato tre parole chiave per caratterizzare questo percorso, che sono “lotta”, “voto” e “resistenza”. La lotta per l’emancipazione femminile, comincia dal lontano 1874, quando Anna Maria Mozzoni destò scandalo con il suo libro “La donna e i suoi rapporti sociali”: la stessa Mozzoni poi, nel 1877 presentò una petizione per il suffragio femminile. L’impegno per il diritto di voto è stato poi portato avanti da figure straordinarie, come quella della chiaravallese Maria Montessori, che ispirò, nel 1906, dieci maestre marchigiane a chiedere di essere iscritte nelle liste elettorali alla Corte di appello di Ancona. Il giudice Lodovico Mortara, che non era certo femminista, accolse, per motivi giuridici, la richiesta e le dieci donne rimasero iscritte nelle liste elettorali per circa dieci mesi, prima volta in Italia: tuttavia, nel maggio 1907 la Corte di Cassazione ribaltò la sentenza, cancellando l’iscrizione e bloccando sul nascere il suffragio femminile. Il diritto di voto si intreccia anche con le storie personali tra il socialista Filippo Turati e la compagna Anna Kuliscioff, che si scontrarono per il diritto di voto alle donne: il primo per ottenere il suffragio universale “sacrificò” il voto alle donne, per cui i tempi, secondo lui, non erano maturi, contro il parere della stessa Kuliscioff. Durante il fascismo, poi, che abolì del tutto il diritto di voto, la donna doveva solo essere “madre e angelo del focolare”; venne poi la seconda guerra mondiale e per le donne, fu l’epoca delle “resistenza”, intesa come “uno stare delle donne nella società”: per Casilio, le donne “hanno trovato un modo per resistere agli urti e rivendicare la loro identità”, anche se hanno continuato a trovare resistenze politiche, culturali e sociali; particolarmente significativa e coraggiosa è stata la figura di Egidia Coccia, staffetta partigiana originaria di Foce di Montemonaco, che abbracciò la lotta armata giovanissima, a 19 anni. Altre figure toccate sono state Adele Bei, unica marchigiana tra le madri costituenti e la siciliana Franca Viola, che non ha lottato per il diritto di voto, ormai riconosciuto, ma che con il suo gesto di rifiutare il matrimonio “riparatore”, dopo uno stupro, nel 1965, ha prodotto un cambiamento culturale nella società che ha portato poi alla nuova legge del 1981, che ha abolito il matrimonio riparatore e il delitto d’onore e a quella successiva del 1996, che considera la violenza sessuale un delitto contro la persona e non contro la morale.

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