Lo scorso ottobre, all’Auditorium dell’IIS Bonifazi-Corridoni di Civitanova Marche, si è vissuto un pomeriggio che è andato oltre la semplice consegna di un riconoscimento. Il Premio Saba Pistilli, voluto dalle famiglie Ricci-Pistilli in collaborazione con l’Istituto e il Comune di Civitanova Marche, nasce per valorizzare qualcosa che non si misura con i voti: l’“eccellenza umana”.
Saba Pistilli (nella foto), scomparsa nel febbraio del 2024, ha lasciato un vuoto profondo non solo nella vita dei suoi familiari, ma anche in quella dei tanti giovani incontrati quotidianamente all’Istituto Bonifazi-Corridoni. Qui ha lavorato fino all’ultimo come assistente degli studenti con disabilità, portando avanti anche numerosi progetti nelle classi, come esperta di orientamento e counselor.
L’“eccellenza umana” è un’espressione importante, che rischia di restare retorica se non la si riempie di volti, storie e parole vere.
Per questo ho scelto di sedermi in cerchio, senza microfoni ufficiali né formalità, con alcuni dei ragazzi che hanno ricevuto il riconoscimento o una menzione speciale: Carlo Attilio Gaetani, Elisabetta Vitali e Matteo Savoretti. L’idea era semplice: conoscerli davvero. Non per quello che fanno, ma per quello che sono. Ne è venuta fuori una conversazione autentica, a tratti intensa, a tratti leggera. Proprio come loro.
Partiamo da qui: chi siete davvero? Niente voti, niente curriculum.
Carlo rompe il ghiaccio e con calma: “Mi sento una persona curiosa, sensibile, molto attenta a quello che succede intorno. Non mi definisco per i risultati, ma per come tratto gli altri. Mi piace ascoltare, osservare, riflettere. Mi sento me stesso quando posso essere autentico, anche con le mie fragilità. Senza maschere.”
Elisabetta sorride e si racconta senza filtri: “Sono una ragazza che durante la settimana studia e nel weekend lavora. Mi sento sensibile, amorevole, alla mano… a volte paranoica e molto meteoropatica!” ride. «Cerco di essere solare, perché penso che se una giornata parte male non devo essere l’unica a vederla così. Gli altri meritano di essere ascoltati e di ricevere un sorriso. Se riesco a regalare questo, per me è già tanto.”
Matteo si descrive con semplicità: “Sono un ragazzo gentile, empatico, con voglia di fare. Mi piace organizzare cose, eventi, stare in mezzo alle persone. Mi piace creare occasioni.”
Già da qui, l’“eccellenza” cambia forma: non perfezione, ma consapevolezza.
Cosa vi fa sentire vivi? Quella cosa che vi accende davvero.
Per Carlo la parola chiave è creatività: “Scrivere, disegnare, raccontare storie. E la musica. È il modo che ho per liberare emozioni che magari non riesco a dire a parole. Quando creo qualcosa o quando mi sento capito da qualcuno… lì mi sento davvero vivo.”
Elisabetta sorprende: “Lo so che sembra strano, ma il lavoro. Faccio la cameriera in un ristorante. È stressante, stancante, però mi ricarica. Mi fa sentire viva, capace. Se riesco a regalare un sorriso a qualcuno, torno a casa contenta. E poi c’è la politica… non quella del comando, ma quella fatta di comunicazione, soluzioni, incontri. Ho trovato persone che per me sono diventate famiglia.”
Matteo non ha dubbi: “La recitazione. Quando recito stacco da tutto. Ci sono io, il personaggio, gli altri attori e basta. È come se per un attimo il resto del mondo non esistesse.”
Passioni diverse, stessa radice: sentirsi utili, esprimersi, connettersi.
C’è stato un momento o una persona che vi ha cambiato?
Il cerchio si fa silenzioso, riflessivo.
Carlo racconta di una conversazione con un adulto che stimava: “Mi disse che non dobbiamo avere tutto sotto controllo, che anche l’incertezza fa parte della vita. Mi ha insegnato che va bene non avere tutte le risposte. Da lì ho iniziato a essere più paziente con me stesso.”
Elisabetta si ferma un attimo prima di parlare: “Quando è mancato mio nonno, quasi due anni fa, qualcosa è cambiato. Era una persona molto importante per me. Dopo ho iniziato a pensare a quanto poco aveva vissuto, almeno secondo me. E ho deciso che non volevo nascondermi dietro la paura. Ogni persona può lasciarti qualcosa. E tu puoi fare lo stesso. Da lì ho iniziato ad aprirmi di più.”
Matteo racconta di un periodo difficile: “La mia ex ragazza mi è stata accanto quando stavo male. Mi ha salvato in un momento complicato. Io sono sempre stato gentile con gli altri, ma da quando ho vissuto quella cosa, quella relazione, lo sono ancora di più, anche con chi conosco da poco.”
Storie diverse, ma tutte parlano di relazioni che “salvano”.
Che mondo vi piacerebbe abitare?
Carlo immagina “un futuro dove le persone si ascoltano di più, dove le diversità sono una ricchezza. Mi piacerebbe fare qualcosa che lasci un impatto positivo, anche piccolo.”
Elisabetta è diretta: “Voglio essere circondata da persone piene di vita, con voglia di fare. Voglio costruire qualcosa, sentirmi sempre stimolata. Servono più persone che credono nel futuro.”
Matteo, con una frase che spiazza, dice: “So solo che non voglio un futuro con le guerre.” Poi aggiunge: “E voglio sentirmi libero. Libero di dire quello che penso, senza essere giudicato.”
Una parola che vi rappresenta, adesso.
Carlo: “Crescita. Sto imparando tanto su di me e sugli altri. Crescere è diventare più consapevoli, anche passando per errori e cadute.”
Elisabetta cita la frase che sente più sua in questo momento: “Si dovrebbe aver cura delle persone sensibili, perché potrebbero morire per una carezza in meno”. Dice che si rivede profondamente in queste parole: basta un’attenzione in meno — anche minima — per cambiare tutto. Per lei succede più spesso di quanto si pensi, a volte anche senza cattiveria. È proprio questa indifferenza diffusa a farle male. Perché, ripete, se c’è una cosa al mondo che è gratis ed è giusto usare, è l’amore. Poi ne cita un’altra, in inglese — “and you made her shine and when she cried you saved her life” — spiegando che per lei significa questo: qualcuno ti fa brillare e, quando crolli, resta lì abbastanza da salvarti. È il suo modo per dire grazie a chi, nei momenti difficili, c’è stato davvero. Perché alla fine sono i piccoli gesti, più delle parole, a restare impressi.
Matteo sceglie «Libertà»: “Per la patente appena presa, certo… ma soprattutto per il gruppo di amici dove posso parlare senza essere giudicato.”
Seduti in cerchio, senza etichette, questi ragazzi hanno mostrato cosa può significare davvero “eccellenza umana”: non essere perfetti, ma essere presenti. A se stessi e agli altri. C’è chi crea, chi serve ai tavoli, chi recita, chi gioca a calcio. C’è chi ha attraversato un lutto, chi un periodo buio, chi ha trovato forza in un’amicizia. In comune hanno una cosa semplice e potentissima: la consapevolezza che le relazioni contano, che le parole pesano, che i piccoli gesti possono cambiare una giornata — o una vita. Forse l’eccellenza umana è proprio questo: scegliere, ogni giorno, di essere una presenza che costruisce. Anche quando nessuno sta guardando.
Desidero a questo punto rivolgere un sentito ringraziamento alla professoressa Patrizia Patrizi, che con sensibilità e dedizione ha collaborato con le famiglie Ricci-Pistilli e con le amiche d’infanzia di Saba — Isabella Mantovani, Carla Galanti e Maria Ercoli — alla realizzazione del Premio e di questa intervista.
Un grazie altrettanto sincero alla Dirigente scolastica, la professoressa Angela Fiorillo, alla vicepreside, professoressa Daniela Patriarca e a tutta la comunità dell’IIS Bonifazi-Corridoni, che hanno accolto e sostenuto un’iniziativa capace di dare valore non solo al merito, ma soprattutto all’umanità dei ragazzi. Brave, bravi…
Andrea Foglia — genitore impegnato, voce libera per i giovani.





Eccomi fortemente impressionato e sollecitato nella mia passione e ti propongo di trasformare questa chiacchierata in circolo in una performance teatrale in considerazione che uno dei tre fa teatro trasformando una improvvisazione in una realta’ teatrale?