domenica, 26 Luglio 2026
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Il silenzio assordante degli uomini

Il silenzio assordante degli uomini

Cambiare non è facile. Lo sa chiunque abbia provato a migliorare la propria tecnica nello sci: da adulti, correggere i movimenti sbagliati è una fatica enorme. Un errore, una volta diventato abitudine, tende a restare lì, ostinato. E liberarsene richiede tempo, pazienza e costanza. Per questo gli istruttori insistono: meglio imparare da bambini, quando la sciata è ancora tutta da costruire.

Lo stesso accade in altri contesti: chi dovrebbe educare, guidare e proteggere spesso si limita a scendere alla meno peggio”. Gli errori si ripetono, i difetti si trascinano, e la volontà di correggerli manca. Peggio ancora, un genitore, un padre o un nonno, condizionato da credenze, retaggi o tribalismi ideologico-partitici — la sciata così così del passato” — può trasmettere senza accorgersene “difetti” ai propri figli o nipoti.

In questo terreno si radica la misoginia ordinaria, e con essa il silenzio maschile. Nei giorni scorsi è stato chiuso il gruppo FacebookMia moglie”, con oltre 32mila iscritti, dove venivano condivise foto di donne inconsapevoli accompagnate da commenti osceni e degradanti. Dopo le segnalazioni di attiviste e utenti, Meta e la Polizia Postale sono intervenute. Una vittoria, sì, ma piccola: decine di gruppi simili continuano a prosperare.

Il punto non è solo legale o tecnologico. È prima di tutto umano, culturale, educativo. Il gruppo Mia moglie” è solo la punta delliceberg di una misoginia quotidiana, fatta di battute, sguardi, silenzi complici. Non è odio esplicito, ma un veleno, una subcultura, consapevole o inconsapevole, che normalizza la disparità e prepara il terreno a forme di violenza più gravi.

I centri antiviolenza lo sanno bene. Professioniste come Elisa Giusti, responsabile dei servizi antiviolenza della cooperativa Il Faro, insieme al suo team, ogni giorno provano a spezzare questa subcultura: accogliere, sostenere, educare. È nostro compito affiancarli, portarli nelle scuole, nelle parrocchie, agli eventi pubblici. Non solo nelle ricorrenze retoriche, ma come parte integrante di una cultura civile che rifiuti la normalizzazione della violenza e delloggettivazione femminile.

Ed è qui che il silenzio degli uomini diventa assordante. Questi spazi tossici esistono anche perché troppi restano a guardare, quando non partecipano. E il silenzio, va detto, non è mai neutro: è sempre un lasciapassare.

E la questione non riguarda solo la sfera pubblica. Riguarda la vita domestica e degli affetti familiari. Un padre che tace davanti a una battuta sessista insegna a suo figlio che quella mentalità va bene così. Un nonno che minimizza con un si fa per ridere”, è solo una battuta”, ma dai, non è niente”, non fare la permalosa” consolida una cultura che passerà intatta alle generazioni successive.

Per questo serve la figura del maestro di sci. Nella metafora della vita e delleducazione, occorrono insegnanti, educatori e adulti preparati che, già dai primi ordinamenti scolastici, possano guidare i bambini nellapprendimento dei fondamentali: non solo leggere, scrivere o contare, ma anche capire le emozioni, il rispetto per laltro, lempatia, la cura dei legami. Un maestro di sci mostra al bambino come scendere la pista nel modo giusto; un adulto consapevole mostra al ragazzo come muoversi nel mondo rispettando gli altri e sé stesso.

Cambiare da adulti è difficile, come correggere una sciata imparata male. Ma proprio per questo non possiamo permetterci di restare fermi: dobbiamo almeno provarci. Ogni parola detta, ogni silenzio spezzato, ogni gesto di rispetto è un seme piantato nei più giovani. E da quei semi, se coltivati con cura, può nascere una cultura diversa.

Andrea Foglia — genitore impegnato, voce libera per i giovani

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