Di Rania Hammad
Non solo trattano con Hamas, ma addirittura hanno dato l’ok per mantenerne la sicurezza in questa prima fase. Che assurda contraddizione, questa morbidezza. Sapevamo già da prima che Hamas non è solo un braccio armato, ma che controlla e gestisce tutti i servizi a Gaza, e che l’ala militare è separata da quella politica e sociale. Non si tengono elezioni dal 2006, quindi la maggior parte delle persone uccise non aveva nemmeno alcuna responsabilità per la forza politica che controllava le loro vite.
Sapevamo, già prima di ottobre 2023, che genocidio e pulizia etnica erano strumenti per controllare la demografia. Quello che non è accettabile per lo stato criminale e razzista è una popolazione palestinese pari al 50% di quella israeliana, dal fiume al mare (cioè Gaza, Cisgiordania e palestinesi con passaporto israeliano). Lo dichiarano da anni: vogliono annettere la Cisgiordania e riportare Gaza all’età della pietra. E lo hanno fatto.
Si sono fermati ora perché, fin dall’inizio, avevano annunciato che le operazioni sarebbero durate due anni. Si sono fermati solo dopo aver completato la distruzione di tutte le infrastrutture e raso al suolo quasi tutte le abitazioni. Hanno, di fatto, reso Gaza inabitabile. Non era forse questo il loro scopo? Se ancora vediamo persone vivere in tende accanto alle macerie, è perché la forza, la determinazione, la resilienza e la pazienza del popolo palestinese sono uniche e straordinarie.
Ora che molti hanno finalmente compreso che la nostra terra è stata rubata o regalata a coloni provenienti dall’Europa, e che il loro terrorismo – dal 1948 a oggi – è di una violenza indescrivibile e barbarica, è necessario mantenere la pressione affinché si isoli, si boicotti e si sanzioni questo paese criminale, che non ha eguali. È evidente.
Si sono fermati anche perché la situazione è diventata imbarazzante e difficile da sostenere persino per chi li appoggiava. Si sono fermati per distogliere l’attenzione, ripulirsi l’immagine, e far dimenticare che – invece di trattare con i carnefici – bisognava chiedere che finissero entrambi davanti alla Corte penale internazionale dell’Aia. È assurdo e privo di senso che un popolo sterminato, sotto occupazione e apartheid, debba negoziare la propria liberazione con chi vuole annientarlo e rimpiazzarlo. Ma questo è ciò che si tenta di farci dimenticare.
Vorrei ricordare che la maggioranza dei palestinesi nelle carceri, inclusi quelli rilasciati recentemente, non sono prigionieri: sono ostaggi. Sono stati incarcerati per le loro idee politiche, senza accuse formali, spariscono, vengono torturati e violentati come parte di un sistema di controllo con cui lo stato criminale tenta di spezzare lo spirito del popolo palestinese.
Il prossimo rapporto di Francesca Albanese sarà dedicato proprio al sistema carcerario e all’uso sistematico della tortura. Vi invito a leggere le testimonianze dei nostri ostaggi – oltre 11.000 – sul sito di Samidoun:
👉 https://samidoun.net/
Ricordiamo che 450 bambini sono stati rapiti e presi in ostaggio. Bambini! Usiamo i termini giusti, perché altrimenti finiamo per rafforzare la loro propaganda, quella che vuole disumanizzarci e cancellarci.
I palestinesi meritano libertà e autodeterminazione, come dichiaravano apertamente in passato anche i politici italiani, prima dell’era delle marionette, e come affermava la stessa Comunità Europea (che oggi non conta nulla, lo sappiamo), ad esempio con la Dichiarazione di Venezia del 1980.
La questione non è affatto complicata: non ci sarà né pace né sicurezza finché si permetterà a uno stato canaglia di agire impunemente. E siamo tutti in pericolo. Perché se in Italia viene violata la Costituzione, se manca la libertà di stampa o di parola, il problema riguarda tutti noi, l’intero mondo occidentale.
I cittadini dei paesi “democratici” sono disposti a perdere i propri diritti civili per proteggere un paese e un sistema criminale? No, non lo sono. Per questo, l’unica soluzione è: nessuna normalizzazione dei rapporti con uno stato canaglia. Premere per il boicottaggio, ora più che mai!



