domenica, 10 Maggio 2026
Clinica Lab
Clinica Lab
HomeIn TendenzaChe altro ci dice la vicenda del Gruppo facebook “Mia Moglie”?

Che altro ci dice la vicenda del Gruppo facebook “Mia Moglie”?

Di Ninfa Contigiani – docente Unimc e formatrice di RED Rete Educazione Digitale APS

La notizia di un gruppo FB chiamato “Mia moglie” è balzata sotto i miei occhi tre giorni fa sulla pagina digitale di un quotidiano, proprio mentre stavo salvando per lavoro un altro articolo preso dallo stesso sito.

I formatori sui nodi del digitale sanno che non è un caso isolato: con sfumature diverse, gruppi simili esistono e si moltiplicano di continuo. È un fatto.

Tuttavia, il primo pensiero è andato alla complessità del fenomeno della violenza contro le donne, che ormai trasuda dai social e dalle piattaforme digitali, riversandosi principalmente contro di loro – come è stato misurato – molto più che contro altre categorie di soggetti destinatari di discriminazione e odio (http://www.voxdiritti.it/mappa-dellintolleranza-7-misoginia/; https://www.retecontrolodio.org/2025/03/17/mappa-intolleranza-8-odio-online-cresce-e-si-trasforma/).

Per molte donne, la sola presenza nello spazio digitale sembra sufficiente a scatenare sarcasmi, invettive, proclami di disprezzo se non vere e proprie minacce, che arrivano da singoli o da gruppi organizzati. Tra questi, sono note da tempo agli operatori ed educatori sociali le comunità Incel, i cosiddetti celibi involontari: uomini che, in gruppi social “tecnicamente” chiusi, scambiano foto e video intimi di donne ignare allo scopo di indirizzare violenze e minacce sessiste. Talvolta i responsabili sono i compagni stessi delle vittime, altre volte uomini che usano immagini non consensuali, scattate in luoghi pubblici o prelevate dal web, all’insaputa delle dirette interessate.

Come hanno osservato Laura Ghiglione e Vanessa Isoppo nell’utile volume Come farfalle nella ragnatela. Storie di ordinaria violenza digitale sulle donne (Futura editrice, 2023), il fatto che i partecipanti siano molto numerosi comporta un senso di deresponsabilizzazione e di svalutazione della gravità dell’atto compiuto. In realtà ciò ne aumenta la gravità sotto vari profili.

Il primo, e più inquietante, è l’inconsistenza dell’approccio: qualcuno partecipa “per scherzo”, qualcuno “per leggerezza”, qualcuno con convinzione, ma tutti nel totale dispregio del rispetto delle donne offese e violate. Per capirci, proviamo a immaginare come si sentirebbero, a parti invertite, se fossero sbattuti in una gara prestazionale online sulle loro parti intime, rese oggetto di scherno e ironia — quando va bene.

Il secondo profilo di gravità è che la dimensione digitale è sostanzialmente infinita nello spazio e nel tempo: ogni atto ha un impatto potenziale enorme e la velocità della condivisione lo rende di fatto incontrollabile. Anche rimuovendo una foto dalla fonte originaria, questa potrebbe essere già stata scaricata, salvata, condivisa o archiviata altrove. Sono rischi che riguardano donne e uomini, si dirà. Certo. Ma è proprio da qui che la scoperta del gruppo “Mia moglie” ci offre qualche spunto di riflessione in più.

C’è infatti un livello ulteriore e ancora più deteriore, già implicito nel nome stesso del gruppo. Anche se alcune delle foto non fossero davvero delle proprie mogli (come ha raccontato la Polizia Postale), chi posta è comunque disposto a far credere che lo siano: ed è questo un nodo cruciale.

Il gruppo in questione era “aperto”, ovvero accessibile liberamente a chiunque, sia per inserire foto, sia per guardare e commentare quelle altrui. L’assenza totale di consenso da parte delle mogli usate rende la violenza ancora più grave, perché si aggiunge all’inconsapevolezza delle azioni compiute e all’esposizione delle donne a rischi maggiori. Nei gruppi Incel, frequentati da sconosciuti, prevale l’odio riversato su estranee e il senso di clandestinità; qui, invece, parliamo di mariti che “sventolano” le immagini delle proprie mogli (o “pezzi” di esse, verrebbe da dire): uomini che vivono con loro, che dormono accanto a loro ogni giorno, che probabilmente sono padri, che dichiarano di “amarle”. Eppure, le trattano come figurine da scambiare, come in un album Panini.

Il corpo delle mogli non è più oggetto di gelosia da coprire e proteggere, come la tradizione patriarcale ha imposto per decenni abusando comunque della dignità femminile. Oggi viene “messo in mostra”, scambiato sul web, e più appare sensuale, più “vale”. Pezzi di carne in esposizione.

Le donne coinvolte hanno subito una violenza senza ritorno: un velo squarciato che non potranno più ricucire nella fiducia distrutta verso i propri compagni di vita. Una violenza aggravata da una superficialità quasi indicibile. Una cicatrice che non si può rimuovere neppure con la chirurgia estetica. Questo è un fatto. Un fatto molto grave.

D’altro canto, se il digitale può avere esiti imprevedibili, possiamo provare a considerare anche un’altra prospettiva. La scoperta di questo gruppo ha consentito di stigmatizzarlo, di chiuderlo, e a tutti noi di rifletterci sopra. Non so cosa ne pensiate voi, ma io credo che — dopo lo shock — abbia anche offerto a queste donne la possibilità di una scelta in più: sapere chi hanno davvero accanto, fino in fondo. Inoltre, se il digitale conserva traccia di tutto, anche questi mariti dovranno fare i conti con ciò che hanno dimostrato di non saper essere, perché non si cancella.

La dimensione digitale è ormai parte integrante delle nostre vite, nel bene e nel male. Dobbiamo renderci conto che impatta realmente nella nostra quotidianità e capire che è necessaria una formazione all’uso consapevole di questi strumenti. Questo è il nodo sociale e istituzionale da affrontare, oltre a quello relazionale, che è già di per sé enorme.

Realmente Info
Realmente Info
Realmente è uno spazio di riflessione sul mondo reale. Offriamo analisi critiche e punti di vista alternativi per comprendere meglio l’attualità e il nostro tempo.
TI POTREBBE INTERESSARE...

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisment -
Google search engine
Google search engine

I più letti

Approfondimento

Relazioni che custodiscono. La fiducia nasce dalla presenza. Dialogo con Francesco De Angelis sulla responsabilità adulta e della comunità

In un contesto sociale e digitale sempre più complesso, il ruolo degli adulti nel prendersi cura dei più giovani è cruciale. Ho incontrato Francesco...

La scuola riparte col sorriso