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L’Odissea delle donne: il mito rivisitato in chiave femminile a Polverigi con In-Teatro

Di Piergiorgio Pietroni

Come l’assassino che ritorna sul luogo del delitto, ritorno là dove ho avuto modo e occasione di vedere cose bellissime: Polverigi, il Festival INTEATRO, ideato nel 1974 da Roberto Cimetta, che insieme a Velia Papa fu tra gli ideatori anche del primo gruppo teatrale di Ancona, “Il Guasco”, riconosciuto – dall’allora assessorato alla cultura regionale – insieme al nostro Gruppo TeMa di Macerata, come realtà culturale di interesse regionale.

Ritorno anche perché, tra la pochissima programmazione attualmente in atto, ho la possibilità di rivedere in scena Sonia Barbadoro, impegnata nello spettacolo “Odissea delle donne”. Sonia fu una delle nostre attrici che, in seguito, scelsero la strada del professionismo.

Prima di recensire lo spettacolo, vorrei fare una considerazione e alcune domande: dov’è finito il tanto esaltato festival? Che ne è stato dell’INTEATRO di Cimetta e Papa? Siamo o non siamo nella macroregione da cui attingere il meglio e il più interessante?
Domande che non trovano risposta. E allora cominciamo col parlare del buon lavoro fatto e visto in Odissea delle donne, un riuscito esperimento di ribaltare al femminile una cultura prettamente maschile – se non addirittura misogina – come quella greca.

Odissea delle donne è tratto dal romanzo di Marilù Oliva, “L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre” (2020), in cui il poema omerico viene rivisitato e narrato dal punto di vista delle donne che incontrarono e amarono Ulisse nel lungo decennio della sua peregrinazione da Troia a Itaca, nel desiderio di tornare dalla fedele sposa Penelope.

Attorno al viaggio dell’eroe si sviluppa la lettura intelligente della regista Cinzia Maccagnano, che dà luce a figure finora più marginali. Il protagonista resta unico, ma i fatti non vengono alterati: il racconto è lo stesso, solo arricchito da elementi che mettono in evidenza i personaggi femminili.
Con Nausicaa ad esempio, si assiste alla prima apparizione della palla nella letteratura – per questo viene definita l’inventrice del gioco. C’è persino un filone critico che ritiene l’Odissea scritta da una donna.

Grazie allo spettacolo si scoprono aspetti nuovi delle protagoniste femminili del poema. Il testo resta invariato, ma viene raccontato in modo del tutto inedito.
Senza dimenticare che la cultura greca era una cultura in cui il maschio parte, combatte e conquista, mentre la donna tesse, attende, subisce. In questo allestimento, Ulisse vive nei racconti delle donne che ha incontrato: tutte si innamorano di lui, lo aiutano e, in qualche modo, lo aspettano. Ma lui fugge, perché sceglie le radici.
Nausicaa vorrebbe sposarlo, ma lui torna da Penelope, a cui racconta tutto, tranne l’incontro con Nausicaa. Potrebbe sembrare che le donne abbiano un ruolo passivo, ma non è così, perché a decidere davvero è Atena, figura centrale nello spettacolo.

Atena è la regista del viaggio di Ulisse, e nello spettacolo lo è letteralmente: dall’alto della sua postazione – che ricorda l’Olimpo – dirige l’azione, dà voce e oggetti a tutti i personaggi.
Su una scenografia essenziale, giocata con bellissime luci e pochi oggetti – bauli e valigie che rivelano da subito il gioco teatrale – Federica Di Martino incarna una Atena moderna, potente e narrante, che tiene insieme l’intero racconto.

Come un DJ, usa strumenti e linguaggi contemporanei: microfono e mixer per introdurre, commentare e tessere la narrazione.
Calipso (Beatrice Ceccherini), intrappolata nel suo amore per Ulisse, dà voce al dolore della rinuncia: “Sono meno bella di Penelope?”.
Euriclea (Sonia Barbadoro), la balia fedele, incarna l’amore materno.
Nausicaa (Eleonora Bernassa) è giovane, innocente e seduttrice.
Circe (Silvia Siravo) è appassionata e ammaliante, rifiuta tutti gli uomini tranne uno: Ulisse.
Infine, Penelope (Liliana Massari), simbolo di fedeltà, intelligenza e dignità, resiste ai Proci con astuzia pari a quella del marito.

Lo spettacolo scorre veloce nei suoi 80 minuti, facendo rivivere una storia “altra” dalla consueta Odissea, pur mantenendone intatta la struttura e le vicende centrali (emblematico l’episodio dell’accecamento del Ciclope).

Grazie alla maestria della regia e alla perizia delle interpreti, con l’alternarsi di sentimenti e prospettive femminili, prende vita e si attualizza un classico immortale.
Sono le donne a cantare le avventure dell’eroe: i suoi turbamenti, le sue peregrinazioni, gli ostacoli.

Un buon lavoro; un riuscito esperimento di ribaltare al femminile una cultura perennemente al maschile, se non addirittura – ribadiamo – misogina come quella greca.

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