domenica, 10 Maggio 2026
Clinica Lab
Clinica Lab
HomeApprofondimentoThomas Jefferson: L’Ambiguità dell’Apostolo della Libertà

Thomas Jefferson: L’Ambiguità dell’Apostolo della Libertà

DI ANDREA MARINELLI

Oggi, 4 luglio, milioni di americani celebrano l’Indipendenza, citando con orgoglio le parole immortali di Thomas Jefferson: “Tutti gli uomini sono creati uguali”. Parole che hanno ispirato generazioni di democratici e progressisti, e che echeggiano ancora come fondamento di una nazione che si proclama patria della libertà. Ma dietro questa retorica nobile si cela una contraddizione troppo grande per essere ignorata, soprattutto da chi, come me, si ostina a credere che la storia non debba essere un alibi per la rimozione morale.
Jefferson non fu solo l’autore principale della Dichiarazione di Indipendenza. Fu anche un grande proprietario di piantagioni in Virginia, dove centinaia di uomini, donne e bambini neri lavoravano la terra per produrre tabacco e cotone. Lavoravano, o meglio, venivano costretti a lavorare, in condizioni di sfruttamento permanente, senza alcuna prospettiva di libertà. Le mani che raccoglievano il raccolto erano le stesse mani che Jefferson possedeva come fossero parte del bestiame.
C’è un passaggio simbolico che andrebbe in tutte le scuole: Jefferson scriveva trattati filosofici sulla dignità umana mentre contava i profitti delle piantagioni. E se pure in alcune lettere accennava alla necessità di un graduale superamento della schiavitù, non esitò a mantenere il proprio privilegio fino alla fine. Questo doppio binario, fra ideali illuministi e pratica schiavista, è la ferita aperta che percorre tutta la storia americana.
Chi oggi, nel Giorno dell’Indipendenza, cita Jefferson come profeta della libertà, dovrebbe avere l’onestà di ricordare anche i nomi di coloro che vivevano e morivano come proprietà della sua famiglia. Non per distruggere il significato dell’Indipendenza, ma per comprenderne la portata contraddittoria. La stessa Dichiarazione che proclamava la fine della tirannia britannica, di fatto sanciva l’inizio di un altro tipo di dominio, interno, più silenzioso e ipocrita.
Personalmente ritengo che la maturità democratica si misuri nella capacità di tenere insieme entrambe le verità: Jefferson fu il genio che mise su carta i principi universali dell’uguaglianza, ma fu anche l’uomo che non seppe rinunciare alla supremazia bianca come sistema economico.
Se vogliamo davvero onorare il 4 luglio, non possiamo accontentarci di citare le sue frasi più celebri scolpite nel marmo. Dobbiamo anche ascoltare le voci di chi non aveva diritto di parola. Solo così la libertà potrà smettere di essere un privilegio per pochi e diventare una promessa finalmente mantenuta.

Realmente Info
Realmente Info
Realmente è uno spazio di riflessione sul mondo reale. Offriamo analisi critiche e punti di vista alternativi per comprendere meglio l’attualità e il nostro tempo.
TI POTREBBE INTERESSARE...

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisment -
Google search engine
Google search engine

I più letti

Approfondimento

“Eccellenza umana”: una chiacchierata in cerchio che fa la differenza

Lo scorso ottobre, all’Auditorium dell’IIS Bonifazi-Corridoni di Civitanova Marche, si è vissuto un pomeriggio che è andato oltre la semplice consegna di un riconoscimento....