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Petriolo, il Saltarello Folk Festival mette a confronto le tradizioni popolari

Di Piergiorgio Pietroni

Il 5 e 6 settembre si è svolta a Petriolo la terza edizione del “Saltarello Folk Festival”, all’insegna delle tradizioni a confronto. Infatti, mentre le precedenti due edizioni hanno avuto come soggetto e oggetto il saltarello nella pura versione petriolese e dei dintorni, quella di quest’anno si è giustamente rivolta al confronto delle nostre tradizioni con quelle di due realtà popolari del Sud.

Ospiti delle due serate sono state infatti la realtà napoletana e quella della Murgia, rappresentate da due complessi che rientrano tra le eccellenze del settore.

La realtà napoletana ha visto come protagonista Carlo Faiello, chitarrista cresciuto nella Nuova Compagnia di Canto Popolare sotto la guida e la regia di Roberto De Simone. Mi permetto di aggiungere un ricordo personale legato al debutto di tale compagnia, che, se non ricordo male, venne una domenica mattina a Spoleto, nell’ambito dei Concerti di mezzogiorno al Teatro Caio Melisso. Era il 1972 e a presentare la compagnia al pubblico del Festival fu nientemeno che Eduardo De Filippo.

Ebbene, Carlo Faiello è cresciuto con e insieme alla Compagnia di Canto e al maestro De Simone, che tanto ha dato alla valorizzazione del canto e della canzone napoletana nelle sue infinite modalità di espressione. Questa crescita si è vista tutta nel corso del concerto, nel quale si è avvalso anche della professionalità e dell’amore degli altri partecipanti alla band: dalla voce prettamente napoletana di Paola Salurso alle straordinarie sonorità del cantore-attore-contadino Biagio De Prisco, vere perle di realtà popolari.

Il concerto, intitolato “Ensemble in Ballanza”, è stato ascoltato con attenzione e, in alcuni momenti, con completo coinvolgimento dal pubblico, che spesso si è lasciato trascinare dalla melodia della tammurriata, danzando a pieno ritmo.

La domenica mattina, prima del confronto tra le due tradizioni, campana e petriolese, è stato presentato un libro con CD allegato di Matteo Stella, dal titolo “Radeche Fonne”. Un CD che affonda le radici nelle sonorità dei canti popolari e in quelle autentiche degli strumenti che li accompagnavano: un CD di musica pura.

Il confronto, moderato dal professor Paolo Peretti, storico e musicologo che da decenni si occupa della ricerca, catalogazione e valorizzazione delle fonti musicali, dei compositori e delle tradizioni storico-musicali delle Marche, è stato anche l’occasione per ricordare l’importanza delle ricerche popolari condotte per anni dal maestro Giovanni Ginobili.

Il completo fondo di Ginobili è attualmente custodito presso il Comune di Petriolo, al cui sindaco sollecitiamo la completa cartolarizzazione e valorizzazione.

Il confronto ha preso il via dal saltarello petriolese, con una suonata eseguita dal talentuoso organettista Elia Salvucci, per poi raccontare quando e dove iniziò a comparire, anche nella musica colta, il termine “saltarello”.

Dalla profusione di conoscenze del professor Peretti si è passati al racconto del campano Carlo Faiello, che ci ha riportato, attraverso varie suonate e cantate, nel magico mondo del canto campano, con altre esibizioni del cantore Biagio De Prisco.

Nel pomeriggio il gruppo folcloristico Città di Matelica ha sfilato per le vie del centro storico del paese, portando le proprie sonorità e la propria interpretazione della danza del saltarello.

La serata si è conclusa con un meraviglioso concerto intitolato “Sulle tracce della terra – Canti e ritmi della Murgia”, con interprete e ricercatrice di canti popolari Maria Moramarco.

Il concerto si è aperto con la registrazione della voce inconfondibile di Domenico Ciccioli, deceduto il 15 dicembre 2024.

Chi è stato Domenico Ciccioli, qualcuno chiederà? Ed io rispondo che è stato sicuramente un grandissimo cantore e un personaggio conosciuto in tutta Italia, e non solo nell’ambito del canto popolare: un fine e geniale conoscitore del mondo popolare e autentico custode della tradizione della nostra terra.

La sua passione per i canti, le musiche e le usanze, che da sempre caratterizzano la nostra identità culturale, ha rappresentato un ponte prezioso tra passato e futuro, trasmettendo alle nuove generazioni l’amore per le radici e la bellezza del nostro patrimonio immateriale.

Negli anni Settanta fu tra i fondatori del gruppo “Pitrio’ ’mmia”, contribuendo in modo determinante a valorizzare e promuovere il folklore locale petriolese a livello nazionale, mantenendo vive quelle melodie e quei racconti che sono l’anima culturale della nostra comunità.

Il concerto, che ha preso spunto dalla voce di Domenico Ciccioli, è poi proseguito con il gruppo “Pitrio’ ’mmia”, erede e continuatore di quella esperienza, del quale fanno parte Elia Salvucci, Mattia Ranalli e Samuele Tamarro. I tre ci hanno regalato sia un saltarello sia una castellana, altro canto popolare della nostra realtà.

Il concerto ha poi preso corpo e anima grazie alla bravura e all’ottima interpretazione dei canti della Murgia da parte della meravigliosa voce di Maria Moramarco, anch’essa ricercatrice della musica popolare pugliese, originaria di Altamura e appartenente a una famiglia di “cantori”. Fin dagli anni Settanta si dedica alla ricerca e alla valorizzazione delle tradizioni musicali e della cultura contadina dell’Alta Murgia. Una voce intensa e profondamente legata alla tradizione orale.

Va ricordata anche la partecipazione al concerto dell’ottimo e pregevole percussionista Francesco Savoretti.

L’Amministrazione comunale, nella persona del sindaco Matteo Santinelli, ha voluto ricordare, con la donazione di una targa alla moglie, il cantante e cantore Domenico Ciccioli, a due anni dalla sua scomparsa, ricordando l’importanza di tale personaggio per l’intera comunità.

Un gesto che rende ancora più forte l’impegno di tutta la comunità nel perseguire la continuazione e la valorizzazione di queste testimonianze, un percorso che trae ulteriore valore dalla grande figura di Giovanni Ginobili.

Un Festival la cui direzione artistica, affidata ai maestri Massimiliano Luciani e Francesco Savoretti, ha saputo diligentemente coniugare le tradizioni e il loro confronto.

Chi non c’era ha perso qualcosa d’importante.

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