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Ospedali di comunità nelle Marche: rete definita ma tra squilibri, tagli e confusione organizzativa

Di Franco Pesaresi

Nelle Marche è stata definita la rete degli Ospedali di comunità mentre rimangono incertezze e confusione sulle Cure intermedie. Vediamo la situazione nel dettaglio.

1. Gli ospedali di comunità (OdC)

La delibera 1900/2025 della Regione Marche stabilisce che la rete degli OdC è formata da 21 strutture (Cfr. Tab. 1). La stessa deliberazione lascia capire che, in futuro, sarà previsto un altro ospedale di comunità nella città dell’Assessore regionale alla sanità, a Fermo.

La gran parte degli OdC sono stati previsti e realizzati oltre 10 anni fa, 9 sono quelli finanziati dal PNRR e poi ce ne sono tre – Urbania, Macerata Feltria e Senigallia – che sono stati aggiunti a dicembre 2025 e che saranno finanziati dalle Aziende sanitarie[1].

La distribuzione dei posti letto degli OdC

I posti letto complessivi previsti sono 511 pari a 34,4 posti letto per 100.000 abitanti (Cfr. Tab.1). Più dello standard nazionale che è di 20 posti letto per 100.000 abitanti. E’ una buona notizia? Si, potrebbe essere una buona notizia se ce lo possiamo permettere. Voglio dire che è una buona notizia se questa ottima dotazione di posti letto relativi agli ospedali di comunità non sbilancia il sistema e non sottrare risorse agli altri servizi sanitari e sociosanitari.

Quello che sicuramente non va è la distribuzione dei posti letto nel territorio regionale che è assolutamente incongrua ed iniqua. Nessun criterio di programmazione è stato applicato. Si registrano differenze enormi fra un territorio e l’altro. Per esempio: nella Azienda sanitaria (AST) di Ascoli Piceno sono previsti 37 posti letto pari a 18 posti letto (pl) per 100.000 abitanti mentre nella AST di Macerata sono previsti 170 posti letto pari a 58,3 pl per 100.000 abitanti, più del triplo. Se poi scendiamo al livello di ogni singolo distretto sanitario, che è il livello di riferimento per gli ospedali di comunità le differenze divengono ancora più importanti. Al distretto di Jesi vengono assegnati solo 15,5 posti letto per 100.000 abitanti (meno dello standard nazionale) mentre al distretto sanitario di Camerino vengo assegnati 93,3 posti letto per 100.000 abitanti (Cfr. Tab. 1). Il sestuplo di quelli assegnati a Jesi. Ma anche con i posti letto assegnati al distretto sanitario di Urbino non si scherza dato che sono 91,2 per 100.000 abitanti (quattro volte lo standard nazionale).

Insomma i posti letto degli Ospedali di comunità sono stati distribuiti nel territorio marchigiano senza alcuna logica, equità e parità di accesso. Questo produrrà differenze e difficoltà di utilizzo dell’OdC per i cittadini delle realtà meno dotate (come Jesi o Ascoli Piceno). In alcune realtà sarà più facile accedere agli ospedali di comunità perché ci sono più posti letto in relazione agli abitanti ed in altre realtà sarà più difficile semplicemente perché ci sono pochi posti letto perché le risorse sono state distribuite in modo iniquo.

Come avrebbe dovuto comportarsi la Regione Marche? Facciamo un esempio. Con la recente DGR 1900/2025 la Giunta Regionale ha stabilito la futura attivazione di tre nuovi Ospedali di comunità. Semplicemente, con un po’ di buon senso non avrebbe dovuto prevedere due nuovi OdC nel distretto sanitario di Urbino che era già ben dotato ma avrebbe dovuto prevederli nei distretti meno dotati e lontani dalla media regionale come i distretti di Jesi e di Ascoli Piceno. Se ci sono le risorse per farlo, nel momento in cui andiamo a prevedere ulteriori OdC il primo obiettivo deve essere quello di riequilibrare le risorse, ovvero rimediare, purtroppo, ai guasti prodotti dalle decisioni precedenti.

Ed invece no. In base a imperscrutabili ed ingiusti criteri vengono aumentati gli OdC dove sono già più presenti che altrove.

Il fallimento del PNRR

Il quadro regionale degli ospedali di comunità fornito con DGR 1900/2025 sancisce precocemente il fallimento parziale del Piano degli OdC finanziati dal PNRR. Il progetto iniziale del PNRR per i 9 OdC prevedeva 284 posti letto.

La DGR riconosce che sono scesi a 219 posti letto ancora prima di cominciare a farli funzionare; inoltre durante i lavori è stato necessario aumentare i finanziamenti per cui alcune decine di questi posti letto non sono più finanziati dal PNRR ma da fondi regionali. Per fare qualche esempio: nell’OdC di Mombaroccio con il PNRR erano previsti 40 posti letto ma di questi solo 15 posti letto verranno realizzati con il finanziamento del PNRR. Gli altri 15 posti letto sono finanziati dalla regione mentre altri 10 posti letto vengono cancellati. Allo stesso modo, nell’ospedale di comunità di Loreto solo 10 dei 20 posti previsti sono oggi finanziati dal PNRR e nell’OdC di Treia solo 20 dei 40 posti previsti sono finanziati dal PNRR.

Dal 2022 al 2025, durante la fase di realizzazione i posti letto degli Ospedali di comunità finanziati dal PNRR sono dunque passati da 284 a 219 ma quelli finanziati dal PNRR si sono ridotti di 120 unità (-42%) per errori progettuali ed aumenti dei costi.

Qualche stranezza

Dal nuovo quadro regionale delineato nella DGR 1900/2025 scopriamo una piccola magia in provincia di Macerata. I posti letto di Treia e Corridonia si invertono: a Treia nel progetto approvato e presentato al Ministero erano previsti 20 posti letto ed invece saranno 40 mentre a Corridonia i posti letto previsti erano 40 ed invece saranno 20. Nessuna spiegazione su questa inversione.

Nella stessa delibera 1900/2025 si dispone la conversione delle cure intermedie di Arcevia, Castelfidardo e Tolentino in OdC ma nel Database regionale delle strutture residenziali e semiresidenziali queste strutture non risultano classificate come cure intermedie. Non vengono invece classificati come ospedali di comunità le strutture di Cingoli, Inrca (Residenza Dorica) di Ancona e Villa Marchetti di Macerata che nel Database regionale risultano classificate come Cure intermedie.

La struttura di Sassocorvaro che prima dell’ultima deliberazione della Giunta regionale n.1900/2025 era ritenuta un ospedale di comunità adesso non compare più nell’elenco degli OdC. La struttura di Sassocorvaro non compare neanche nel data base regionale delle strutture residenziali e semiresidenziali nell’elenco delle “Cure intermedie”. Dunque che fine farà la struttura di Sassocorvaro?

2. Le Cure intermedie

Gli Ospedali di comunità (OdC) prima di arrivare alla attuale e definitiva denominazione hanno dovuto superare un percorso in cui la denominazione è cambiata diverse volte nel tempo.

Nelle Marche la variabilità è stata continua tanto che ancora permane la confusione. Nelle Marche, i presidi sanitari di cui stiamo parlando nel 2013 sono stati identificati come “Case della Salute di tipo C”, poi nel 2016 come “cure intermedie” ed infine con il PNRR[1], nel 2022, come “Ospedali di Comunità” (OdC).

Oggi in tutta Italia, in attuazione del D.M. 77/2022, i presidi residenziali extraospedalieri di supporto alle dimissioni ospedaliere con bisogno di completare le cure in condizione di ricovero si chiamano dappertutto Ospedali di Comunità. Per cui quelle che una volta si chiamavano Cure intermedie, laddove sono state così denominate, sono state assimilate/riconvertite in Ospedali di Comunità perché sono essenzialmente la stessa cosa.

Ma questo non è accaduto nelle Marche.

Se infatti si va a leggere il Manuale di autorizzazione delle strutture sociosanitarie – approvato con DGR n. 938/2020 – si troverà che nelle Marche possono convivere e chiedere l’autorizzazione sia le “Cure intermedie” sia gli “Ospedali di comunità”.

Per la regione Marche sono due strutture diverse. Andando a leggere la recente Deliberazione 1900/2025 abbiamo potuto verificare che permangono nel territorio regionale almeno tre strutture di Cure intermedie: a Cingoli, ad Ancona presso l’Inrca (Residenza Dorica) e a Macerata presso Villa Marchetti.

Perché due strutture diverse con medesime funzioni?

La prima domanda da porsi a questo punto è: siamo in presenza di un errore della Regione Marche che, alla luce della nuova normativa nazionale sugli Ospedali di Comunità (DM 77/2022) si è dimenticata di cancellare le “Cure intermedie” oppure la Regione Marche intende prevedere due diverse tipologie si strutture residenziali che svolgono la stessa funzione?

Sia l’una ipotesi che l’altra potrebbero essere vere anche se alcuni indizi farebbero pensare che la Regione Marche ha deliberatamente voluto mantenere le due tipologie di strutture.

Se fosse vera questa interpretazione, che allo stato dei fatti sembra essere la più corrispondente agli atti della Regione Marche, c’è da chiedersi se serve alla Regione Marche prevedere due tipologie di strutture residenziali extraospedaliere che svolgono la stessa funzione e con la stessa tipologia di pazienti ma con una diversa denominazione ed una diversa organizzazione (cfr. Tab.2).

Le altre regioni non hanno preso questa strada e il D.M. 77/2022 indica chiaramente che l’unica via è quella degli ospedali di comunità per questo setting assistenziale.

La doppia tipologia di strutture (OdC e Cure intermedie) per la medesima funzione non è assolutamente giustificata e crea solo confusione nell’organizzazione dell’assistenza territoriale e nella definizione dei percorsi assistenziali dei pazienti.

UTENZA
assistiti fragili e/o cronici, provenienti dal domicilio, per la presenza di riacutizzazione in condizione clinica pre-esistente, insorgenza di un quadro imprevisto, il cui ricovero in ospedale risulta inappropriato.
persone provenienti dal territorio per i quali il MMG richieda un ambiente protetto per attuare/proseguire le proprie terapie al fine di evitare o preparare il ricovero in struttura ospedaliera
assistiti, prevalentemente affetti da multimorbilità, provenienti da struttura ospedaliera, per acuti o riabilitativa, in dimissione ma in condizioni richiedenti assistenza infermieristica continuativa,
assistiti in dimissione da reparti per acuti degli ospedali, per i quali è necessario:
• consolidare le condizioni psico-fisiche
• continuare il processo di recupero funzionale
• accompagnare le persone con fragilità individuale o sociale nella prima fase del post-ricovero monitoraggio clinico quotidiano
assistiti che necessitano di assistenza nella somministrazione di farmaci o nella gestione dei presidi e dispositivi, che necessitano di interventi di affiancamento, educazione ed addestramento dell’assistito e del caregiver prima del ritorno al domicilio
assistiti in dimissione da reparti per acuti degli ospedali, per i quali è necessario:
• consolidare le condizioni psico-fisiche
• continuare il processo di recupero funzionale
• accompagnare le persone con fragilità individuale o sociale nella prima fase del post-ricovero monitoraggio clinico quotidiano
assistiti che necessitano di supporto riabilitativo-rieducativo
assistiti in dimissione da reparti per acuti degli ospedali, per i quali è necessario:
• consolidare le condizioni psico-fisiche
• continuare il processo di recupero funzionale • accompagnare le persone con fragilità individuale o sociale nella prima fase del post-ricovero monitoraggio clinico quotidiano
DURATA DEL RICOVERO
Non superiore a 30 gg
Fino ad un massimo di 30 (ripetibile di altri 30 gg.)

PERSONALE DI ASSISTENZA
5 OSS + 1 OSS per sostituzione assenze
OSS: 106’ pro die pro capite. Presente h24
6/8 infermieri di cui + 2 infermieri per sostituzione assenze. Presenza H24
Infermiere: 54’ pro die pro capite. Presenza h24
4,5 ore/die 6/7gg.Medico. Medici in pronta disponibilità notturna 20-8
Medico: 15’ pro die per ospite x 6 giorni/sett
2 fisioterapisti
Fisioterapista: 15’ pro die per ospite x 6 giorni/sett
Fonte: ns. elaborazione da Decreto dirigente regione Marche n.199/2023.

La revisione dei manuali di autorizzazione e accreditamento

Si ritiene che la Regione Marche dovrebbe dare piena attuazione al D.M. 77/2022 classificando tutte le strutture che svolgono la medesima funzione e che oggi oscillano fra la denominazione di OdC e di Cure intermedie sotto la medesima classificazione di Ospedali di Comunità. Questo sarebbe il modo onesto di dare attuazione al D.M. 77/2022, semplificherebbe il sistema e darebbe pari opportunità ai cittadini che vivono nei diversi territori della Regione Marche.

3. Qualche valutazione conclusiva

Finalmente abbiamo l’atto (Dgr 1900/2025) che fornisce il quadro regionale degli ospedali di comunità. Prima il quadro era confuso ed incerto. Per le Marche si conferma una rete importante che è stata costruita gradualmente negli ultimi tredici anni e che si completerà nei prossimi anni con la realizzazione degli ultimi OdC previsti ma che ancora non sono stati finanziati.

I posti letto degli Ospedali di Comunità sono stati distribuiti nel territorio regionale in modo totalmente squilibrato, penalizzando in modo grave taluni territori che avranno un accesso molto limitato ed iniquo a tali risorse. Le differenze fra i diversi distretti sanitari sono enormi (1 a 6) ed il risultato scontato di questa programmazione sanitaria è l’ingiustizia sanitaria e future rivendicazioni delle popolazioni oggi penalizzate ed interessate ad un riequilibrio delle risorse.

La realizzazione dei nuovi Ospedali di comunità finanziati dal PNRR non è stata una esperienza positiva. Dei previsti 284 posti letto progettati ne potranno essere realizzati solo 219 ma a costo di aggiungere ai 23 milioni del PNRR altri 5 milioni della Regione e del MEF per errori progettuali ed aumenti dei costi.

Permangono inoltre confusioni significative nella definizione dell’organizzazione dei servizi. La Regione Marche, contrariamente a quello che hanno fatto le altre regioni, ha voluto mantenere le due diverse strutture per il medesimo setting assistenziale: si tratta degli ospedali di comunità e delle cure intermedie. Nelle altre regioni, in linea con il SM sanità 77/2022, laddove erano pre-esistenti le Cure intermedie, queste sono state assimilate agli ospedali di comunità. Questo non è accaduto nelle Marche dove sono presenti almeno 3 strutture di Cure intermedie: a Cingoli, ad Ancona presso l’Inrca (Residenza Dorica) e a Macerata presso Villa Marchetti. Tutto questo non ha senso perché le due tipologie due strutture svolgono la stessa funzione, accolgono lo stesso tipo di pazienti, per la stessa durata e per lo stesso setting assistenziale (immediatamente sopra il livello delle RSA). Che senso ha, in questo quadro avere due diverse strutture per le medesime funzioni ma che mantengono standard di personale leggermente diversi? Solo a creare confusione e iniquità nell’accesso ai servizi sanitari.

In sintesi, una dotazione di posti letto quantitativamente importante collocata all’interno di una programmazione ed organizzazione dei servizi squilibrata o sbagliata.

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