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Invisibili e inascoltati: il peso del vostro sguardo altrove

Non è una percezione soggettiva, né una tipica lamentela generazionale: è un dato di fatto. In Italia, tra ciò che i giovani ritengono essenziale per costruire il proprio futuro e ciò che il mondo adulto considera prioritario si apre un divario profondo, strutturale. Secondo l’indagine Domani (im)possibili di Save the Children (2024), gli adolescenti tra i 15 e i 16 anni indicano come fondamentali un lavoro stabile, il benessere psicofisico, l’accesso a un’istruzione di qualità, un ambiente sano, relazioni sicure, una casa e la possibilità di incidere sul cambiamento sociale. Un quadro confermato anche dal Rapporto Eures per il Consiglio Nazionale dei Giovani, che evidenzia l’urgenza di risposte su clima, salute mentale, equità di genere, partecipazione democratica e giustizia sociale.

Eppure, queste priorità rimangono inascoltate. Le esigenze delle nuove generazioni — chiare, motivate, realistiche — vengono troppo spesso ridotte a slogan, commemorazioni rituali o retoriche paternalistiche, prive di ricadute concrete. Si parla di “giovani sfiduciati”, ma il termine più corretto sarebbe “delusi”. Non chiedono miracoli, ma coerenza. E la società adulta, nella sua dimensione politica, culturale e istituzionale, continua a mancare l’appuntamento.

Il lavoro è una delle prime aree di frattura. Sempre secondo Save the Children, il 94,2% dei ragazzi considera prioritario avere un impiego stabile. Eppure, il 67,4% teme che non riuscirà a conquistare un’indipendenza economica sufficiente. A questa insicurezza si somma l’esperienza già vissuta, da quasi un giovane su cinque, di ambienti lavorativi umilianti, tra sfruttamento, ricatti e precarietà. Secondo gli Indicatori Demografici ISTAT relativi al 2024, nel corso dell’anno si è registrato un aumento significativo delle emigrazioni dall’Italia. Nel 2024, l’Italia ha registrato un significativo aumento dell’emigrazione, con circa 191.000 persone che hanno lasciato il paese, segnando un incremento del 20,5% rispetto all’anno precedente. Di questi, circa 156.000 erano cittadini italiani, con un aumento del 36,5% rispetto al 2023. Questi dati evidenziano una crescente tendenza all’emigrazione, soprattutto tra i giovani italiani, in cerca di migliori opportunità professionali e personali all’estero. Il fenomeno è stato oggetto di studio anche da parte della Fondazione Nord Est, che ha stimato che dal 2011 al 2023 circa 550.000 giovani italiani di età compresa tra i 18 e i 34 anni abbiano emigrato, con metà di essi laureati. Questi dati sottolineano la necessità di politiche efficaci per trattenere i giovani talenti e contrastare il fenomeno della “fuga dei cervelli”, che rappresenta una sfida significativa per il futuro del paese.Ma il disagio più acuto è quello che non si vede. La salute mentale è oggi un’emergenza silenziosa. Il Rapporto Censis 2024 riporta che oltre la metà dei giovani italiani soffre di ansia o depressione, il 32,7% ha avuto attacchi di panico, il 18,3% manifesta disturbi del comportamento alimentare. E mentre il malessere cresce, le risposte istituzionali rimangono frammentarie. I servizi psicologici scolastici sono spesso assenti o affidati all’iniziativa delle singole scuole, e manca un piano nazionale per la promozione del benessere psicologico e la prevenzione precoce del disagio, fin dai primi anni dell’educazione.

Anche la questione ambientale occupa un posto centrale nelle priorità giovanili. Secondo l’indagine del Consiglio Nazionale dei Giovani e dell’Agenzia Italiana per la Gioventù, il 33% dei giovani europei considera il cambiamento climatico una priorità assoluta. Tuttavia, le risposte politiche — sia in Italia che a livello internazionale — risultano spesso contraddittorie, tra promesse verdi e concessioni industriali. I giovani attivisti, anziché essere coinvolti, sono stati frequentemente ridicolizzati, sminuiti o ignorati, anche da parte di organi di stampa. Il fastidio con cui molti adulti reagiscono al loro impegno è il segnale più chiaro di una resistenza culturale a confrontarsi con le generazioni future.

L’istruzione, anziché rappresentare uno strumento di emancipazione, sembra in molti casi accrescere la frattura. Secondo il Censis, il 43,5% dei diplomati italiani fatica a comprendere un testo scritto, e il 12,9% degli adulti non sa risolvere semplici operazioni matematiche. Il sistema scolastico italiano, ancorato a modelli trasmissivi e a una didattica rigida, fatica a parlare il linguaggio del presente. In altri Paesi, come la Finlandia, si promuove una scuola capace di coltivare pensiero critico, equilibrio emotivo e autonomia. In Italia, troppo spesso, la scuola resta un luogo di frustrazione, più orientata al controllo che all’ascolto, più attenta ai programmi che agli studenti.

La povertà, poi, non è solo materiale: è anche aspirazionale. Save the Children ci ricorda che il 40% dei giovani teme di non riuscire a sostenere il costo della vita, mentre il 23,9% ha già rinunciato ai propri sogni. E mentre cresce la domanda di inclusione e giustizia sociale, dati Ipsos-Censis rivelano che oltre un quarto degli italiani continua a credere che l’intelligenza dipenda dall’etnia e più del 15% considera l’omosessualità una malattia.

Anche sul piano abitativo, le promesse si infrangono contro la realtà. Il 23% dei giovani europei segnala la casa come un problema centrale, e in Italia il caro affitti ha reso la vita degli studenti fuori sede sempre più insostenibile. In molte città universitarie, trovare una stanza a prezzo accessibile è diventata un’impresa. Le politiche abitative, tuttavia, restano sporadiche, disarticolate e prive di visione strategica. Intanto, il 44% degli unger 30 vive con forte preoccupazione il proprio futuro psicofisico, stretto tra instabilità economica e mancanza di prospettive.

Infine, la tecnologia. Il 45% dei giovani italiani teme l’impatto negativo dei social network e dell’intelligenza artificiale sulla società. Ma anche su questo fronte, le risposte educative e culturali latitano. Manca una reale alfabetizzazione digitale, una riflessione seria sul rapporto tra giovani e tecnologie, mentre il mondo evolve a ritmi che la scuola, la politica e spesso anche la famiglia non riescono a tenere.

Tutti i dati qui presentati sono supportati da ricerche e rapporti ufficiali recenti. Essi evidenziano una realtà preoccupante riguardo alle aspettative, alle difficoltà e al benessere psicologico dei giovani italiani. La distanza tra le loro aspirazioni e le risposte della società adulta appare significativa e richiede un impegno concreto per colmare questo divario.

In questo scenario, una cosa è certa: non è la mancanza di dati a frenare il cambiamento, ma la mancanza di volontà. I giovani non sono distratti, né superficiali. Sono consapevoli, presenti, informati. Quello che manca è un mondo adulto capace di prenderli davvero sul serio. La finta attenzione — fatta di celebrazioni, convegni e “giornate dedicate” — è solo una forma elegante di disinteresse.

Non è una questione politica. È una questione di responsabilità. E di verità.
Fingere di ascoltare è peggio che non ascoltare affatto.

Andrea Foglia — genitore impegnato, voce libera per i giovani.

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