domenica, 7 Giugno 2026
Clinica Lab
Clinica Lab
HomeIn Primo PianoSanità nelle Marche, tra comunicazione e realtà: efficaci nei messaggi, deboli nella...

Sanità nelle Marche, tra comunicazione e realtà: efficaci nei messaggi, deboli nella programmazione

Di Claudio Maria Maffei

Vorrei fare un rapido commento sugli stili di comunicazione adottati nella Regione Marche sulla sanità, sia dal centrodestra sia dal centrosinistra. L’obiettivo è chiarire quali sono i temi su cui si comunica e riflettere sulle scelte di politica sanitaria che stanno dietro a questi messaggi.
Diciamo subito che i rappresentanti del centrodestra che si occupano maggiormente di sanità sono simpatici, popolari, ed è una popolarità giustamente guadagnata: l’assessore Paolo Calcinaro e l’assessore Francesco Baldelli.
Per curiosità, ma anche per riflessione, sono andato a rivedere le loro pagine Facebook.
Cominciamo dall’assessore Baldelli, persona profondamente radicata nel territorio, molto positiva, che utilizza molto i video e trasmette sempre messaggi rassicuranti. Non è utile fare polemica, come magari ho fatto anch’io in passato, su questo suo stile un po’, come dire, sopra le righe, con il caschetto giallo nei cantieri. L’idea che trasmette è quella di una persona molto operativa, che tiene davvero a far andare avanti le cose.
È un sostenitore della “politica del fare”, che è un po’ il suo slogan, e cita spesso i 1300 cantieri delle Marche che, a suo dire, rispetterebbero i cronoprogrammi. Ovviamente non è così, almeno per quanto riguarda la sanità, che conosco bene, ma il messaggio è chiaro: noi costruiamo, creiamo le condizioni fisiche perché la sanità possa funzionare meglio.
Alterna questi contenuti a momenti più leggeri legati alla vita delle comunità – sagre, feste popolari – e anche a scene di vita quotidiana, come quando cucina e prepara piatti che, a dire il vero, sembrano anche buoni.
L’assessore Calcinaro è ancora più presente e popolare: ha un seguito enorme, superiore ai 20.000 follower, ed è una persona che gira continuamente. Trasmette l’immagine di qualcuno sempre sul pezzo, impegnato a migliorare la sanità marchigiana. I consensi che riceve sono moltissimi: basta una foto in cui appare stanco e riflessivo per raccogliere centinaia di like. Ha evidentemente costruito un forte rapporto empatico con i cittadini.
Quindi: sono comunicativamente efficaci, sono apprezzabili sotto questo profilo, e bisogna riconoscere che il centrosinistra, a suo tempo, non è stato capace di fare altrettanto. Anche la scelta di concentrare in un’unica figura il ruolo di presidente e assessore non ha aiutato.
C’è dunque un’informazione capillare. Ma veniamo ai limiti.
Entrambi, Francesco Baldelli e Paolo Calcinaro, mostrano una conoscenza della sanità limitata e spesso distorta.
Nel caso di Baldelli, l’ossessione per i cantieri sta creando e creerà problemi sempre maggiori alla Regione Marche: ritardi, costi superiori al previsto, carenza di risorse. Soprattutto, manca un razionale, manca un vero piano.
Si promettono tre nuovi ospedali, sei palazzine DEA, e si realizzano strutture di fatto fuori da una logica programmatoria. Molti cantieri accumulano ritardi: basti pensare agli ospedali ereditati dalla precedente gestione, a quello di Amandola inaugurato ma non pienamente operativo, all’INRCA, al Salesi.
Il problema non è solo normativo: manca una pianificazione di base. Quanti ospedali servono? Di che livello? Con quali discipline? Nulla di tutto questo è chiarito.
Il risultato sarà un sistema:
insostenibile economicamente; inefficiente; con costi di gestione superiori alle capacità della Regione.
E la domanda fondamentale resta senza risposta: come li sosteniamo tutti questi ospedali? Servono davvero? Avremo il personale? No. Non ci sono verifiche adeguate né sulle risorse né sulle compatibilità.
Nel frattempo, i servizi territoriali vengono penalizzati da questo sovrainvestimento sulle strutture ospedaliere, proprio mentre sarebbero quelli più necessari.
Baldelli resta una figura attiva e attrattiva, ma si muove nella convinzione errata che siano le strutture a guidare la sanità, e non i bisogni dei cittadini, le risorse disponibili e l’organizzazione dei servizi.
Passiamo a Calcinaro.
È una persona estremamente attiva, ma il suo stile è basato sulla promessa continua. Si sposta nei territori e promette: posti letto, servizi, ampliamenti.
Ma non si può moltiplicare né il personale né le risorse. Non esiste un “bussolotto” da cui tirare fuori ciò che serve di volta in volta.
A Fermo si parla di INRCA come se fosse un’aggiunta, quando probabilmente si tratta di un trasferimento. A Fano si sostiene una disciplina, compensando altrove con altri posti letto. Ma ogni posto letto in più significa medici, infermieri, costi.
E soprattutto: nella comunicazione di Calcinaro non compaiono mai i problemi più rilevanti: salute mentale; assistenza agli anziani; cronicità; presa in carico.
Quando entra nel merito, ad esempio sulla rete oncologica, semplifica e forza la realtà: attribuisce a sé risultati che derivano da norme nazionali recenti e da finanziamenti già assegnati. La rete oncologica doveva essere sviluppata, ma le regole sono state definite pochi anni fa.
Anche sulla presa in carico del paziente oncologico, si presenta come novità ciò che dovrebbe essere la normalità: un sistema in cui il paziente non debba orientarsi da solo, ma sia accompagnato lungo tutto il percorso.
Infine, c’è il tema dell’eredità.
La giunta guidata da Francesco Acquaroli ha trovato un sistema già strutturato: assetti istituzionali, strumenti di controllo, reti cliniche fondamentali (cardiologica, ictus, trauma).
Non si partiva da zero. Il problema è che non si è stati capaci di far evolvere quel sistema.
Anche interventi come la riforma dell’emergenza territoriale risultano incoerenti se non si chiarisce prima l’assetto ospedaliero: dove sono i pronto soccorso, con quali funzioni, con quali volumi.
Lo stesso vale per la digitalizzazione: dopo le criticità dei sistemi informatici e del fascicolo sanitario elettronico, parlare di informatizzazione appare più uno slogan che una politica concreta.
In sintesi: si comunica molto bene, ma si governa male.

Il centrosinistra, dal canto suo, non è accattivante: spesso appare moralistico, poco efficace sul piano comunicativo. Ma deve puntare su precisione e proposta, entrando nel merito delle scelte.
Serve una dialettica diversa: chi governa deve essere più serio e rigoroso; chi fa opposizione deve essere più concreto e propositivo.
Fare tanto non significa fare bene. E fare bene significa fare le cose giuste.
Onore alla capacità comunicativa del centrodestra.

Il centrosinistra invece deve imparare a comunicare meglio.
E, soprattutto, c’è ancora molto da fare per tutti.

Realmente Info
Realmente Info
Realmente è uno spazio di riflessione sul mondo reale. Offriamo analisi critiche e punti di vista alternativi per comprendere meglio l’attualità e il nostro tempo.
TI POTREBBE INTERESSARE...

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisment -
Google search engine
Google search engine

I più letti

Approfondimento

Senza nome, conversazione con una ragazza di vent’anni

Il suo nome non importa. A parlare è una giovane ragazza di 21 anni che ha scelto l’anonimato per potersi raccontare senza filtri. Non...