Di Piergiorgio Pietroni
Continua il mio girovagare per i vari teatri italiani alla ricerca del mio vero Teatro, e questa volta parto per Pesaro, dove al Teatro Sperimentale è in scena, per la produzione del Teatro Stabile dell’Umbria, il Riccardo III di Shakespeare, che vede alla regia Antonio Latella, che io considero e seguo ormai da tanti anni, perché è uno dei più interessanti registi teatrali.
Riporto ora le sue note di regia, che copio dal libretto di sala:
“Il male è. Non una forma, non uno zoppo. Non un gobbo. È una vita. È natura. È divinità. Il nostro intento è provare ad andare oltre l’esteriorità del male, cercando di percepirne l’incanto. Se il male viene rappresentato attraverso un segno fisico, il pubblico è portato ad accettarlo, vede la mostruosità e la giustifica. Prova empatia, se non simpatia, con e per il protagonista.
A noi interessa la forza, la seduzione e, perché no, la scorrettezza della parola: il serpente incantò Eva con le parole, o fu abile a far staccare la mela dall’albero ad Eva, ma fu Adamo a morderla. Quindi, chi dei due peccò? Il male che mi interessa è nella bellezza. Il male è nel Giardino dell’Eden. Una bellezza accecante, che pretende un ritorno al figurativo, opulenta e ingannatrice, fatta di relazioni pericolose, di giochi di seduzione continui. E, in questo, Riccardo III è il maggiore dei maestri: la sua battaglia non è per la corona, ma per la sottomissione del femminile, che gli darà scacco matto; difatti sarà la Regina madre a portare a termine una tremenda maledizione.
Abbiamo provato a rispettare l’interezza della sua vicenda e la sua trasversalità di significato. Ci siamo presi il lusso, studiando i personaggi, di ampliarne uno, chiamandolo Custode: apparentemente un servitore del male e di Riccardo III, che si scoprirà essere in realtà al servizio della bellezza del luogo, un custode che vuole garantire la sopravvivenza del Giardino dell’Eden.
Sappiamo che la parola può mettere a tacere ogni tipo di guerra, ma nonostante la storia ce lo ricordi continuamente, continuiamo a dimenticarlo: forse perché siamo stati creati per essere stonatura all’interno della perfezione armonica della prima nota, il do — o almeno così mi piace pensare. A tutti i miei collaboratori artistici ho chiesto di dare bellezza al male, perché chi tradì il paradiso fu l’Angelo più bello.”
Si apre il sipario e, al salire della luce, si comincia a intravedere la scena, che altro non è che un giardino pieno di fiori bianchi. Riccardo III inizia la sua vestizione e scopriamo che non è deforme, ma tutt’altro: un Vinicio Marchioni al meglio delle sue prestazioni. Il piano del palcoscenico è una serie di lamine che riflettono luci, oggetti e soggetti, fino ad arrivare all’accecamento del dominio assoluto e alla riflessione continua del proprio io.
La scena e la recitazione sono spesso accompagnate da rumori e suoni del giardino, che obbediscono e si azzittiscono ai comandi dei vari personaggi, ma che alla fine prendono il sopravvento su tutto. Gli attori, fin dall’inizio, sono tutti in scena, ai lati del palco, che appare nella sua completa nudità, tolto il fondale di teli trasparenti di plastica, che prendono colore in funzione dei vari stati d’animo dei personaggi. Essi attendono la loro entrata, ma una volta entrati rimangono presenze vive dietro al fondale trasparente, per prendere parte all’azione quando richiesto.
Oltre alle siepi di fiori, sovrasta la scena un tronco secco, senza più alcun segno di vita, privo di rami, scavato, che sarà abitato e al servizio solo di Riccardo III — così come è privo di vita affettiva e sentimentale il personaggio stesso, teso esclusivamente al potere per il potere, in ogni senso e sentimento.
Una pièce teatrale di forza molto intensa, se non quasi violenta. Tra quelli di Shakespeare, è uno dei testi più crudeli, chiari e inoppugnabili, che scopre, nella formale eleganza del teatro elisabettiano, gli odi più violenti e asfissianti del potere e del suo “desiderio”, e le peggiori — o più efficaci — modalità per conquistarlo. Quel sovrano è, nella sua “sincerità”, l’esempio per i secoli, a teatro e non solo: la fotografia più fedele di quanto la sete di potere possa essere atroce e priva di ogni regola.
La trama dinastica del regno d’Inghilterra prende così corpo tra dubbi e seduzioni, tra ambizione, certo sfrenata, e un’umanità a suo modo profonda. Un allestimento imponente, che ha il suo perno nell’interpretazione del protagonista, Vinicio Marchioni, il quale — nella nuova traduzione redatta da Federico Bellini (abituale collaboratore di Latella e coautore dell’adattamento) — scandisce, come il suono progressivo di un assordante strumento musicale, la propria ossessiva escalation al potere.
Il suo procedere e ragionare disegna un’amoralità da manuale, una costruzione che oggi può apparirci perfino superiore al dominio su una nazione importante dell’Europa e del mondo conosciuto. Le musiche di Franco Visioli, così come i movimenti dei personaggi — penalizzati dal poco spazio scenico a disposizione — curati da Alessio Maria Romano, portano lo spettatore a una visione ancora più profonda e inquietante: uno specchio deformato della politica e del potere, su una lunghezza d’onda avvolgente e accattivante, dalla quale si vorrebbe ritrarsi, nonostante il fascino che reciprocamente si scambiano i personaggi, a cui gli attori danno corpo in modo seduttivo e magnetico.
Li ricordiamo tutti, alcuni anche in più ruoli: tutti esempi eccellenti di impegno e precisione nel singolo ruolo. Merita una menzione particolare la risolutiva Regina madre, interpretata da Anna Coppola, perché testimonia, in qualche modo, la continuità più decorosa del teatro italiano.
Riccardo III di William Shakespeare
Traduzione di Federico Bellini
Adattamento di Antonio Latella e Federico Bellini
Con:
Vinicio Marchioni – Silvia Ajelli – Anna Coppola – Flavio Capuzzo Dolcetta – Luca Ingravalle – Giulia Mazzarino – Candida Neri – Stefano Patti – Annibale Pavone – Andrea Sorrentino
Regia: Antonio Latella
Drammaturgia: Linda Dalisi
Scene: Andrea Zaccheria
Costumi: Simona D’Amico
Musiche e suono: Franco Visioli
Luci: Simone De Angelis
Movimenti scenici: Alessio Maria Romano
Assistente volontario: Riccardo Rampazzo





