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Miserie del calcio: il mercato dei sogni che sfrutta la povertà

Anche nell’angolo del mondo più sperduto i bambini nascono con la passione per il calcio. In special modo nei paesi più poveri, dove a ogni ora del giorno torme di ragazzini vestiti con magliette logore corrono con il pallone tra i piedi: sulle spiagge, nelle strade impolverate e piene di buche, nei campetti delle baraccopoli.
Per essi correre e sognare di diventare grandi campioni è un tutt’uno. Così che per i finti procuratori dei paesi più sviluppati non è difficile, con la complicità di altri disperati del posto che non mancano mai, farsi consegnare qualche migliaio di euro dai genitori del piccolo (presunto) talento locale. Basta millantare conoscenze in un paio di grandi club e promettere che il giovane verrà ingaggiato. Per avviare le pratiche cinquemila euro sono sufficienti. A certe latitudini sono i risparmi di una vita, ma persino a chi non ha che quelli possono sembrare pochi in confronto ai milioni che deriveranno da una siffatta opportunità.
Rispetto al passato c’è più diffidenza e una maggiore capacità di fiutare l’imbroglio. Ma gli sciacalli del pallone hanno imparato a mascherare l’ansia di agguantare il malloppo e darsela a gambe: lusingano le famiglie con piccoli regali, mostrano qualche video da internet, organizzano chiamate. E siccome da inganno nasce inganno anche questi poveri ragazzi (o meglio ragazzi poveri) dichiarano di avere un’età inferiore di quella che dimostrano per avere maggiori possibilità di essere reclutati.
Succede anche che a volte partano davvero. Non sono pochi infatti i giovani calciatori che, dopo avere consegnato ad un agente la somma pattuita per il viaggio e tutto il resto, arrivano in Europa e sostengono provini. Le squadre però non sono quelle che sognavano e che gli erano state promesse. E comunque molto spesso non riescono a giocare neppure nei club minori, perché le piccole società non possono sostenere i costi della loro formazione. Così finiscono per vivere illegalmente nel paese a cui avevano guardato come si guarda all’isola dei sogni, senza un lavoro né un posto dove dormire.
Miserie del calcio, miserie della vita.

Di Redazione

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