Di Anna Morrone
Ho deciso di intitolare questo mio breve articolo “la macchina del tempo” perché basterebbe fare un viaggio nel passato per capire quello che sta accadendo nel presente. Eppure, oggi, molti non vogliono guardare, si rifiutano di capire, assuefatti e annichiliti da un bombardamento mediatico di notizie che abitua la mente a non riconoscere una situazione di pericolo, una situazione degenerativa. L’Occidente ( in senso geopolitico del termine) non è in crisi perché sta per essere distrutto dall’esterno, ma perché rischia di svuotarsi dall’interno: una democrazia senza cittadini, libertà senza responsabilità, diritti senza comunità. E’ un modo nuovo di operare dei “totalitarismi”, che inizialmente non hanno bisogno di manganelli ma si insinuano lentamente nella vita quotidiana, alimentati dall’indifferenza.
Tocqueville parlava di “dispotismo dolce” ovvero un potere che non opprime con la violenza, non censura brutalmente e non terrorizza ma infantilizza i cittadini, li rende dipendenti, li solleva dalla responsabilità di pensare e decidere. E’ così che si insinua e si alimenta il potere. Un totalitarismo morbido, almeno inizialmente, perché deve essere “bravo” a mascherare il suo vero intento. Il potere non si impone con la forza, ma orienta desideri, modella opinioni, raccoglie dati e anticipa comportamenti finché non ha raggiunto quel grado di potere che gli permettere di togliere definitivamente la maschera.
Siamo stati abituati a tanti anni di pace in Europa, e ci rifiutiamo che possa accadere qualcosa qui. Questo rifiuto ci da la sensazione di protezione, che non abbiamo!
La politica che sta portando avanti l’Unione Europea è una politica di appeasement, ci stiamo ricadendo di nuovo? qualcuno potrebbe domandarsi… Ebbene, probabilmente si. Se pensiamo davvero di essere immuni ai conflitti nella nostra terra, ci sbagliamo. E’ un monito, questo, descritto chirurgicamente da Hannah Arendt: le crisi economiche non sono solo povertà materiale ma crollo del senso del mondo. Disoccupazione di massa, inflazione, precarietà, le persone perdono status, identità, futuro. Quando la vita quotidiana diventa imprevedibile, la gente smette di fidarsi delle istituzioni “normali”. Qui nasce il terreno fertile per: soluzioni radicali, capri espiatori, promesse di “grandezza ritrovata”. Arendt osservava che le masse non cercano la verità, ma la coerenza: una narrazione che dia senso al caos, anche se falsa.
Come si può stare in silenzio… Conosciamo i sintomi ma non accettiamo la cura perchè pensiamo di essere immuni, abbiamo la presunzione che passi senza troppi danni. Al contrario, è arrivato il momento di agire, di parlare, di far sentire la propria voce nelle urne, unico strumento che abbiamo oltre alle piazze….




