Di Andrea Marinelli
L’agricoltura non è solo un settore produttivo. È infatti anche presidio sociale, tutela del paesaggio e identità dei luoghi. Nelle aree interne del Maceratese questa filiera è in sofferenza, spesso ignorata da chi governa. Eppure, proprio qui, può nascere un nuovo modello di sviluppo sostenibile e democratico.
Per questo, come candidato del Partito Democratico al Consiglio regionale, voglio che l’agricoltura torni al centro della strategia per le aree interne. Va valorizzata la filiera corta, sostenendo la vendita diretta, i mercati contadini, le mense pubbliche a km zero. Il cibo buono, prodotto con fatica e passione nel nostro entroterra, deve avere vie di sbocco, mercati e logistica.
Va sostenuto il lavoro agricolo, soprattutto quello dei giovani. Senza nuove generazioni nelle campagne, i nostri territori rischiano di spopolarsi. Servono strumenti concreti come l’accesso alla terra, la formazione, gli incentivi per l’imprenditoria giovanile e femminile.
L’agricoltura, inoltre, è il primo baluardo contro il dissesto idrogeologico. Chi coltiva e cura le terre fa un servizio pubblico, che va riconosciuto e sostenuto. Non possiamo più trattare gli agricoltori come ultimi della fila.
Va affrontato anche il tema della fauna selvatica, che negli ultimi anni ha assunto dimensioni insostenibili. I danni causati da cinghiali e predazioni da lupo stanno mettendo in ginocchio molte aziende agricole. È necessario intervenire in modo strutturale, con piani di gestione seri, strumenti di prevenzione efficaci e soprattutto con l’impegno a velocizzare drasticamente gli indennizzi, che oggi arrivano tardi, spesso quando l’azienda ha già subito conseguenze gravi.
A tutto questo si aggiunge la gestione superficiale e impreparata dell’emergenza Blue tongue, un problema sanitario grave per gli allevamenti che era noto da febbraio, ma che è stato completamente sottovalutato dalla Regione. Ci troviamo oggi a fronteggiare un’epidemia che sta creando gravi danni economici e che poteva essere almeno contenuta con azioni tempestive. Invece, il ritardo è stato totale. La verità è che la destra al governo delle Marche si è dimostrata del tutto inadeguata nell’ascoltare il mondo agricolo e nel rispondere alle sue reali esigenze.
La Regione deve assumersi la responsabilità di guidare una strategia integrata per l’agricoltura, collaborando con i Comuni, i GAL e le associazioni di categoria. Basta con le misure a pioggia: servono scelte strutturali, durature e che abbiano una visione a lungo termine.
Abbiamo un entroterra ricco di biodiversità, bellezza e tradizione. Con un’agricoltura forte, innovativa e sostenibile possiamo creare lavoro, fermare lo spopolamento, dare futuro ai nostri borghi.
L’agricoltura è il cuore pulsante delle aree interne e noi vogliamo che torni a battere con forza.




