di Leonardo Bagnasco
Qualcosa di positivo, finalmente, sta accadendo. Da anni la transizione energetica viene indicata come una scelta necessaria e urgente e, per una volta, il genere umano non si sta limitando a riconoscere il problema per poi dibatterne all’infinito, ma ha iniziato davvero a cambiare il modo in cui produce e utilizza l’energia. Le fonti rinnovabili crescono a una velocità mai raggiunta prima, il solare stabilisce nuovi record e l’elettricità assume un peso sempre maggiore nel sistema mondiale.
Il processo, tuttavia, è complesso e non procede ovunque allo stesso ritmo. Secondo la Statistical Review of World Energy 2026, nel 2025 le rinnovabili hanno fornito, per la prima volta in un anno di consumi in aumento, il contributo maggiore alla crescita dell’offerta energetica mondiale. Non è bastato però a ridurre l’uso dei combustibili fossili, che continuano a coprire l’86% del fabbisogno globale. La transizione avanza quindi, per ora, più per aggiunta di nuove fonti che per sostituzione di quelle tradizionali.
Il rapporto è curato dall’Energy Institute, organismo professionale internazionale che raccoglie e rende confrontabili i dati su produzione, consumi, commercio, generazione elettrica ed emissioni di quasi tutti i Paesi. L’edizione appena pubblicata descrive quanto è realmente accaduto nel 2025, distinguendo i cambiamenti strutturali dagli annunci e dagli scenari futuri; report, dati e analisi sono liberamente consultabili sul sito dell’Istituto.
Prima di esaminare i dati è necessaria una distinzione fondamentale, perché nel dibattito pubblico energia ed elettricità vengono spesso utilizzate come sinonimi. L’elettricità è soltanto una componente del sistema energetico e, più precisamente, è un vettore attraverso il quale l’energia viene trasportata e utilizzata. Può essere prodotta bruciando carbone, gas o petrolio, attraverso una centrale nucleare oppure sfruttando sole, vento, acqua, biomasse e calore geotermico.
Una parte molto consistente dei consumi avviene ancora senza passare dalla rete elettrica. Il petrolio alimenta direttamente automobili, camion, navi e aerei; il gas viene utilizzato per riscaldare gli edifici e nei processi industriali; carbone e prodotti petroliferi restano essenziali in numerose produzioni manifatturiere, dalla siderurgia alla chimica. Anche quando una quota elevata dell’elettricità viene prodotta da fonti rinnovabili, quindi, l’intero sistema energetico può continuare a dipendere in larga misura dai combustibili fossili.
Nel 2025 l’offerta energetica totale mondiale, cioè tutta l’energia resa disponibile al sistema prima delle trasformazioni e delle perdite, ha superato i 600 exajoule, aumentando dell’1,7% rispetto all’anno precedente.
L’incremento si è concentrato soprattutto nei Paesi non appartenenti all’Ocse, dove è stato complessivamente quasi quattro volte quello delle economie avanzate, trainato in particolare da Cina, Indonesia e India. Alla base vi sono l’aumento della popolazione, l’industrializzazione, l’urbanizzazione, la diffusione dei sistemi di raffrescamento e l’accesso all’energia di fasce sempre più ampie della popolazione mondiale.
A questi consumi si aggiungono quelli legati all’elettrificazione, alla digitalizzazione e soprattutto ai grandi data center per l’intelligenza artificiale, che richiedono enormi quantità di elettricità per alimentare e raffreddare server e processori. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, entro il 2030 la domanda elettrica dei data center potrebbe quasi raddoppiare e quella riconducibile all’AI triplicare, rendendo queste infrastrutture una delle principali sfide per le reti dei prossimi anni.
Le rinnovabili sono aumentate del 10% e hanno fornito il contributi maggiore all’espansione dell’offerta energetica. Il solare è stato il principale protagonista, rappresentando oltre il 70% dell’incremento delle fonti rinnovabili. È un cambiamento storico: per la prima volta, senza una recessione o un crollo generale dei consumi, la quota più consistente della nuova energia disponibile non è arrivata da petrolio, gas o carbone.
Nel corso dell’anno è però aumentato anche l’uso delle fonti fossili. Il consumo di petrolio è cresciuto dell’1,3%, raggiungendo 103 milioni di barili al giorno, quello di gas naturale dell’1,6% e quello di carbone dello 0,7%. Nel complesso, come detto, i combustibili fossili hanno continuato a coprire l’86% dell’offerta energetica mondiale.
Si tratta, va ricordato, di dati riferiti al 2025 e quindi precedenti alla crisi dello Stretto di Hormuz, i cui effetti sui mercati energetici emergeranno solo nelle rilevazioni successive.
La conseguenza più preoccupante riguarda le emissioni, che hanno raggiunto un nuovo massimo. Quelle di CO₂ legate al settore energetico sono aumentate dell’1,1%, arrivando a 35,8 miliardi di tonnellate. Considerando anche il metano e il gas bruciato in torcia, il totale sale a circa 41 miliardi di tonnellate equivalenti di CO₂. L’aumento percentuale può sembrare limitato, ma su valori così elevati significa comunque immettere nell’atmosfera un’enorme quantità aggiuntiva di gas serra. Finché le emissioni complessive continuano a crescere, il problema dei cambiamenti climatici di certo non si riduce.
Fin qui abbiamo considerato l’intero sistema energetico mondiale. Se si restringe ora l’osservazione alla sola elettricità, il cambiamento appare molto più rapido e positivo. Nel 2025 la domanda mondiale di elettricità è aumentata del 3%, quasi il doppio rispetto alla crescita dell’offerta energetica complessiva.
Il solare è cresciuto del 30% e ha raggiunto l’8,7% della generazione elettrica mondiale. Per la prima volta ha superato l’eolico, attestato all’8,4%, e ha quasi raggiunto il nucleare, pari all’8,8%. Anche l’eolico è comunque aumentato dell’8,2%, risultando la seconda fonte rinnovabile per crescita assoluta.
Questi numeri mostrano che nel settore elettrico le rinnovabili stanno già modificando concretamente gli equilibri e, in diversi Paesi, stanno riducendo la produzione da carbone e gas. Solare ed eolico, però, dipendono dalla disponibilità del sole e del vento e non producono sempre nel momento in cui l’energia è richiesta. Per questo hanno bisogno di reti più robuste, sistemi flessibili e soprattutto accumulatori capaci di immagazzinare l’elettricità prodotta in eccesso e restituirla quando serve.
La potenza installata mondiale dei sistemi di accumulo a batteria collegati alle reti è cresciuta del 66% in un solo anno, raggiungendo 302 gigawatt. Quasi la metà è concentrata in Cina, che ha toccato i 144 gigawatt, mentre gli Stati Uniti sono saliti a 56,6 e l’Australia a 12,6. Lo sviluppo degli accumuli resta dunque concentrato in pochi Paesi e non procede ovunque alla stessa velocità degli impianti solari ed eolici.
Senza uno sviluppo adeguato degli accumuli, una parte della nuova produzione può non essere utilizzata pienamente e, nelle ore in cui sole e vento non sono disponibili, continua a essere necessario il ricorso alle centrali programmabili, spesso ancora alimentate da fonti fossili.
La questione centrale non riguarda più soltanto il numero di pannelli solari e pale eoliche installati, ma la capacità dell’intero sistema di integrare quella produzione, trasportarla, conservarla e utilizzarla per sostituire petrolio e gas nei trasporti, negli edifici e nell’industria.
Il sistema energetico mondiale sta quindi cambiando, ma non ovunque allo stesso modo. La regione Asia-Pacifico, che comprende anche l’Asia meridionale, rappresenta ormai quasi la metà dell’offerta energetica globale, concentra l’83% del consumo mondiale di carbone ed è allo stesso tempo il principale motore della crescita delle rinnovabili.
La Cina riassume meglio di ogni altro Paese questa contraddizione: resta il maggiore consumatore mondiale di carbone, ma è anche il primo mercato per solare, eolico e batterie. Nel 2025 il consumo di carbone è rimasto stabile, mentre la produzione solare è aumentata del 40% e quella eolica del 13%. I veicoli elettrici stanno riducendo l’uso di benzina e gasolio, ma la domanda complessiva di petrolio continua a crescere per effetto dell’industria e della chimica.
L’India resta ancora più dipendente dalle fonti tradizionali, che coprono il 93% dell’offerta energetica, mentre la carenza di reti limita l’integrazione di una maggiore quantità di energia rinnovabile. Gli Stati Uniti seguono una strada diversa, fondata sull’abbondanza interna di petrolio e gas, che li ha trasformati in grandi esportatori, mentre le rinnovabili avanzano soprattutto nella produzione elettrica.
L’Europa è l’area in cui le rinnovabili stanno sostituendo più chiaramente carbone e gas nel settore elettrico, ma il sistema complessivo resta fortemente dipendente dal petrolio, dal gas e dalle importazioni. Il Medio Oriente continua invece a ricavare quasi tutta la propria energia dai combustibili fossili, pur facendo registrare una rapida crescita delle rinnovabili da livelli ancora molto bassi.
L’Africa resta la regione con i consumi più contenuti, ma nel 2025 ha registrato l’aumento più rapido. È un dato che mostra quanto la futura crescita della domanda mondiale dipenderà anche dall’accesso all’energia dei Paesi oggi meno sviluppati.
L’Italia ha una presenza significativa delle rinnovabili nella produzione elettrica, ma l’intero sistema energetico resta fortemente dipendente da petrolio, gas e importazioni, soprattutto nei trasporti, nel riscaldamento e nei processi industriali.
Il Governo ha riaperto la prospettiva del nucleare con un disegno di legge delega approvato dalla Camera e ora all’esame del Senato. Siamo però ancora prima dell’anticamera delle decisioni: il provvedimento non autorizza nuove centrali, ma definisce soltanto il quadro entro il quale potrebbero essere sviluppati futuri impianti.
È legittimo discuterne per il lungo periodo, ma sarebbe un errore usare il nucleare come alibi per rinviare le scelte necessarie oggi. Anche nello scenario più favorevole, eventuali nuovi impianti non potrebbero incidere sui problemi di questo decennio. Le priorità restano quindi reti, accumuli, autorizzazioni più rapide, efficienza energetica, autoproduzione ed elettrificazione dei consumi, insieme a una politica capace di ridurre il costo dell’energia, oggi insostenibile per molte imprese e famiglie.
Il rapporto dell’Energy Institute mostra che la crescita delle rinnovabili, per quanto straordinaria, non è ancora sufficiente a compensare l’aumento della domanda mondiale e a ridurre nello stesso tempo il peso dell’enorme sistema fossile esistente.
La transizione, dunque, non può limitarsi ad aumentare la produzione di elettricità pulita, ma deve estendere progressivamente l’elettrificazione ai trasporti, agli edifici e all’industria, ridurre l’energia necessaria per ottenere gli stessi risultati e dotare il sistema di reti, accumuli e infrastrutture capaci di renderlo stabile, accessibile e competitivo. È su queste scelte concrete e immediate, più che sulle soluzioni lontane nel tempo, che si gioca il futuro energetico dell’Italia e del mondo.




