Di Piergiorgio Pietroni
Venerdì 17 ottobre si è aperto il sipario, alle 21:30, nel teatro bomboniera Liberty “La Rondinella” di Montefano, sulla nuova stagione teatrale 2025-26. In scena, in anteprima assoluta, Terra della compagnia Teatro di Carta / Ombre Bianche Teatro, compagnia dove amore, professionalità e passione sono di casa; compagnia, d’altra parte, già conosciuta nella cittadina perché la stessa ha curato fino allo scorso anno un corso di teatro per bambini.
Lo spettacolo è presentato in anteprima a Montefano come conclusione del periodo di residenza artistica, che ha dato la possibilità alla compagnia di avere l’uso gratuito del teatro per portare avanti e ultimare il lavoro iniziato al Centro Teatrale Umbro e proseguito nel Teatro Povero di Montichiello, in Toscana. Operazione intelligente questa di residenza, perché ha permesso al Comune di Montefano di avere, al semplice costo delle spese di gestione del teatro, una prima nazionale.
Terra, una produzione del Teatro di Carta / Ombre Bianche Teatro, di e con Marco Vergati, con disegno luci e scena di Francesco Peruzzi, luci e audio di Chiara Calorosi, narra tutte le testimonianze spuntate ovunque e relative alla tragedia appena consumata negli anni tra le due guerre: cronache di una generazione costretta a vivere a lungo i disagi e i tormenti della trincea, prima di venire rasa al suolo dalle mitragliatrici.
Alcuni di questi testi, presto spariti dalla circolazione per fare spazio ai proclami che poi condussero alla Seconda guerra mondiale, pur provenendo dai paesi opposti del conflitto, usano gli stessi toni e gli stessi termini per gettarci in faccia la realtà della trincea, con una crudezza tale da non lasciare scampo.
Esci dal teatro e la mente ritorna a quanto udito e visto, e ti rendi conto che, solo dopo più di un secolo — appena il tempo di rimuovere la memoria popolare — i nazionalismi del secolo scorso non sono scomparsi, ma solo trasfigurati in nuove forme. La corsa al riarmo è in pieno svolgimento e gran parte dell’umanità si trova di nuovo ficcata dentro trincee di vario tipo, costretta però a procedere inerte verso un destino di abbrutimento e annientamento, spinta da una macchina che inesorabilmente continua a girare: un mostruoso tritacarne che nessun uomo può più disinnescare.
Ti rendi conto che lo sviluppo materiale, lungi dal condurre verso il progresso, ha massificato ulteriormente la popolazione, non mettendo fine a conflitti e massacri ordinati da pochi, ma garantendo però la possibilità di seguirli in diretta attraverso i social media. Non inganni la qualità video attuale, contrapposta al bianco e nero dell’epoca: come già osservato nei secoli, la storia tende a ripetersi.
Lo spettacolo si sviluppa in un susseguirsi di trovate registiche e sceniche di grande efficacia, pur nella sua semplicità oggettiva; spesso la poesia della narrazione prende il sopravvento sulla natura della situazione. Tutto è lineare nella sua efficace semplicità di racconto; la semplicità è la chiave di lettura dello spettacolo, a cominciare dalla scena e dagli oggetti stessi che la compongono. La luce è appena necessaria per vedere quanto accade, ma mai eccessiva: tocca a noi “sbirciare” per comprendere sempre meglio.
Durante la narrazione spuntano qua e là dei personaggi collaterali che, in chiave caricaturale — un po’ alla maniera delle vignette dei giornali di guerra — spezzano il ritmo del racconto e lo colorano di un umorismo che non può che rivelarsi nero.
Solleciterei, in alcuni momenti dello spettacolo, un ritmo di recitazione un poco più veloce e un uso più sostenuto del volume della voce durante il cambio dei soggetti-personaggi.
Una bella serata teatrale e un bel pensare anche dopo; allora non possiamo che augurare un prosieguo felice a questo debutto della compagnia e tanti in bocca al lupo.




