Di Piergiorgio Pietroni
Chi era al Teatro Lauro Rossi di Macerata sabato 18 u.s. per assistere al primo concerto della 56ª edizione del Macerata Jazz, non pensava certo di trovarsi lì per godere di un particolare concerto in cui musica del melodramma e jazz si mescolavano tra loro con un risultato sicuramente stupefacente e impensabile.
La matrice di questo progetto nasce dalla volontà di mettere la musica del melodramma a disposizione di un’orchestra che ama e si diletta di musica jazz. La produzione originale di questo concerto vede insieme Macerata Jazz e la Società Civile dello Sferisterio “Eredi dei Cento Consorti”.
Dobbiamo dare atto e ringraziare Massimo Morganti, direttore della Colours Jazz Orchestra, per il magnifico lavoro di trascrizione della musica operistica in musica jazzistica. Sicuramente non è stato un lavoro semplice né sbrigativo, come lui stesso ha confessato alla presentazione del concerto, data anche la quantità di arie scelte e riscritte con la qualità, la sensibilità e la diversità di atmosfere presenti nei vari brani.
La passione e la volontà di essere testimoni convinti di questa grande impresa, che tutti gli orchestrali hanno saputo trasmettere al pubblico, sono sicuramente la carta vincente della serata.
Voglio ancora sottolineare la passione e l’amore che ogni singolo orchestrale nutre per il proprio strumento: si è percepito che ogni musicista, anche se amatoriale, e il suo strumento sono un corpo solo. In questo rapporto c’è tutta la voglia di trasmettere emozioni e sentimenti che ogni musicista prova ogni volta che il suo strumento–voce è chiamato a esprimersi.
Massimo Morganti, musicista marchigiano nato a Fossombrone nel 1972 e diplomatosi in trombone nel 1995 al Conservatorio “Giacomo Rossini” di Pesaro, oggi docente di trombone jazz presso il Conservatorio di Rovigo, è noto anche per la sua attività di direttore e compositore nell’ambito jazzistico e contemporaneo. È nel 2001 che fonda la Colours Jazz Orchestra, della quale è direttore.
Ha riscritto ogni singolo pezzo in due momenti di facile lettura musicale. La prima parte di ogni brano è eseguita nella sua quasi originalità, con l’unica differenza che, in origine, tali brani vedono protagonisti gli strumenti a corda e ad arco, mentre nell’orchestra jazzistica gli strumenti a corda sono solo il contrabbasso e la chitarra elettrica. Ed ecco che, per la prima volta, ascoltiamo tali brani con la voce degli ottoni, che piano piano rielaborano e trascrivono l’armonia restituendola in un nuovo linguaggio musicale.
La bellezza della serata è stata anche la continua evoluzione e il cambiamento di ritmi e linguaggi musicali; anzi, dobbiamo sottolineare che tutti i diversi modi di esprimere musica erano presenti e si sono alternati in questo concerto.
Ora non faccio altro che trascrivere il programma di sala, augurandovi la possibilità di poter partecipare a un prossimo, se e quando ci sarà, concerto.
La Colours Jazz Orchestra è una formazione di 25 musicisti e tre cantanti solisti che unisce l’energia delle grandi formazioni swing con la libertà espressiva del jazz contemporaneo. Il progetto nasce dall’idea di intrecciare linguaggi, atmosfere e timbri, dal lirismo dell’opera italiana alla sperimentazione dei “licheni sonori” tipici delle nuove scritture jazz.
Sotto la direzione di Massimo Morganti, il gruppo affronta nove arie della tradizione operistica come nove passaggi emotivi, ciascuno dedicato a un modo diverso di intendere il suono collettivo: improvvisazione, contrappunto, ritmo, rap, voci fuori campo e coralità si fondono in un unico respiro musicale. L’orchestra diventa un laboratorio di convivenza tra la precisione orchestrale e la libertà innovativa.
Le nove arie, tra cui Rossini, Verdi e Puccini, sono dedicate ai temi della trasformazione storica, dell’ambiente e della memoria collettiva, per un omaggio alla capacità del jazz di assorbire, reinventare e restituire nuovi colori sonori.
Ecco il programma della serata:
-
Claudio Monteverdi – L’Orfeo – Toccata
La solenne apertura della prima grande opera della storia si veste di ritmi sincopati e armonie jazzistiche. -
Georg Friedrich Händel – Rinaldo – Lascia ch’io pianga




