Subito dopo Ferragosto, il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha firmato un decreto di revoca della commissione NITAG (Gruppo Tecnico Consultivo Nazionale sulle Vaccinazioni), a soli dieci giorni dalla sua nomina. La decisione è arrivata in seguito a un’ondata di critiche da parte della comunità scientifica, del mondo politico — sia dell’opposizione che di parte della maggioranza — e degli ordini professionali, per la presenza nella lista dei componenti di Eugenio Serravalle e Paolo Bellavite, figure note per aver espresso in passato posizioni critiche nei confronti delle politiche vaccinali, sia durante la pandemia che in occasione dell’introduzione dell’obbligo vaccinale per i bambini.
La prima reazione pubblica era arrivata con la rinuncia di Francesca Russo, responsabile della Prevenzione della Regione Veneto e rappresentante della Conferenza delle Regioni, seguita poi dalla dura presa di posizione della Società Italiana di Igiene. Il suo presidente, Enrico Di Rosa, aveva espresso “profonda contrarietà e sconcerto” per l’inclusione nel comitato di “esponenti notoriamente legati a posizioni antiscientifiche rispetto ai vaccini”.
Anche il mondo politico ha reagito con fermezza, parlando di un danno alla credibilità delle istituzioni sanitarie. In pochi giorni, una petizione online promossa dal Patto Trasversale per la Scienza — e sottoscritta, tra gli altri, dal Premio Nobel Giorgio Parisi — ha raccolto oltre 34 mila firme chiedendo la revoca delle nomine. Gli Ordini dei medici, in una lettera indirizzata al Ministro, hanno manifestato la propria delusione per la composizione della commissione.
Il caso ha generato forti tensioni all’interno della stessa maggioranza. Secondo indiscrezioni, il Ministro Schillaci avrebbe ventilato l’ipotesi di dimettersi qualora fosse mancato il sostegno alla revoca, osteggiata da esponenti della Lega e da alcuni membri di Fratelli d’Italia.
Con la firma del decreto di revoca, il Ministro ha annunciato l’intenzione di avviare un nuovo procedimento di nomina, che preveda il coinvolgimento di tutte le categorie e degli stakeholder interessati. “La tutela della salute pubblica richiede la massima attenzione e un lavoro serio, rigoroso e lontano dal clamore”, ha dichiarato Schillaci. La questione verrà ridiscussa a settembre.
La vicenda richiama la necessità di pianificare interventi preventivi su base collettiva, fondati su conoscenze ampie e multidisciplinari. Solo il lavoro di équipe, basato sul confronto e sulla condivisione, può garantire scelte aggiornate e orientate al benessere dei cittadini, valutando in modo equilibrato rischi e benefici.
Questo approccio si sviluppa in un contesto condiviso, fondato su regole e valori comuni, dove le decisioni devono basarsi su evidenze di efficacia e non su semplici opinioni.
Il caso del NITAG serve dunque a riflettere sulla gestione dell’interesse collettivo, spesso trascurato a causa del diffuso analfabetismo sanitario, alimentato anche da una comunicazione pubblica inadeguata.
Considerando che una futura pandemia potrebbe essere causata da un virus influenzale, è fondamentale investire nella prevenzione, sorveglianza e risposta, anche attraverso campagne vaccinali che mantengano alte le coperture. In questo, i NITAG svolgono un ruolo chiave.
Di Redazione



