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Noi, qui ora

Francesco, 21 anni, ci racconta come ha scelto di non restare a guardare. E di costruire, ogni giorno, un pezzo di futuro.

Oggi incontriamo Francesco Sebastiani, 21 anni, studente al terzo anno di Giurisprudenza all’Università di Parma. Pur giovanissimo, è da anni impegnato nel dare voce e spazio alle nuove generazioni: ha iniziato come rappresentante degli studenti per tre anni, poi, insieme ad altri coetanei, ha fondato a Civitanova un collettivo di giovani. Crede fermamente che sia arrivato il momento di ascoltare davvero i ragazzi e valorizzarne le idee. Ha uno sguardo lucido e appassionato sulla realtà e non teme di esporsi: in futuro sogna di occuparsi della cosa pubblica, ed è anche per questo che guarda con determinazione al mondo della politica.

Se dovessi raccontarti a chi non ti conosce, quali cose diresti subito di te?

Intanto grazie Andrea per questa possibilità, mi fa davvero piacere poter parlare anche a nome di tanti giovani coetanei, non tutti ovviamente. Faccio sempre un pofatica a descrivermi, ma penso che la cosa che più mi rappresenta sia la mia passione per la politica e lattualità. E poi non riesco proprio a stare fermo: mi piace mettermi in gioco, provare, sbagliare, riprovare. Di difetti ne ho fin troppi, ma penso sia normale alla mia età, alla tua età [ride].

Quand’è che hai capito che la politica non era solo qualcosa da guardarema da vivere in prima persona?

Credo di aver sempre avuto una certa inclinazione: alle elementari i professori dicevano che ero troppo polemico, che volevo sempre dire la mia, anche contraddicendo la maestra. Quella voglia di portare un punto di vista diverso, col tempo, è diventata passione per la politica.

Per me politica significa altruismo, solidarietà, sentirsi parte di qualcosa di più grande. Non occuparsene, invece, vuol dire chiudersi in sé stessi e dimenticare che non viviamo da soli.

Cosa studi all’università e perché hai scelto proprio quel percorso? Ti rispecchia?

Studio Giurisprudenza a Parma, sono al terzo anno. Mi affascina perché il diritto è ovunque, dal momento in cui ci svegliamo a quando andiamo a dormire. È lo strumento che ci permette di vivere insieme, di dare un senso a valori come libertà, uguaglianza, democrazia. Mi piace lidea che dietro le regole ci siano scelte profonde e idee da difendere.

Raccontaci la storia del Collettivo Unirà: com’è nato, da chi, perché?

Unirà è nato a luglio 2024, da quattro ragazzi che volevano portare qualcosa di diverso a Civitanova. Eravamo stanchi dellidea che i giovani fossero solo quelli che fanno serata. Certo, anche quello fa parte di noi, ma non siamo solo quello. Accanto alle serate ci sono passioni, studio, discussioni, cultura. Abbiamo sentito il bisogno di dire: ci siamo, vogliamo fare altro, vogliamo costruire.

In che modo il Collettivo è diverso da altri spazi giovanili o associazioni? Cosa cercate di costruire, concretamente?

Siamo partiti da zero e in poco tempo abbiamo fatto cose diverse: collaborato con scuole e con l’Amministrazione per la festa dell’Europa, partecipiamo stabilmente al Tavolo Tecnico per la Salute e la Promozione della Salute della nostra città, lanciato un club del libro che vogliamo aprire alle scuole, proposto un tavolo comunale per le politiche giovanili. E poi anche il divertimento, ma in modo diverso: questestate tornei di carte, niente djset o consumazioni, solo voglia di stare insieme. Sembra semplice, ma non è banale.

Se dovessi dire quali sono oggi i temi più urgenti che sentite addosso come gruppo, quali sceglieresti?

Di sicuro il bisogno di allargare il gruppo, di raggiungere altri giovani che magari non sanno nemmeno che esistiamo. Non è facile perché Civitanova non ha ancora una tradizione forte in questo senso, ma piano piano vogliamo costruirla.

Com’è Civitanova vista dagli occhi di un ragazzo della tua età? Quali parole useresti?

Io credo molto in Civitanova. È cresciuta tanto, è diventata un riferimento per il litorale. Abbiamo problemi come tutte le città: sicurezza, ambiente, spazio per i giovani. Ma penso che la soluzione non sia solo criticare, ma costruire reti tra scuole, famiglie, amministrazione, sanità. È così che possiamo cambiare davvero.

Secondo te, cosa manca davvero a questa città per essere più viva, più accogliente verso i giovani?

Luoghi di aggregazione che non siano solo discoteche o bar. Spazi per studiare, pensare, organizzare eventi o mostre. Però prima ancora dei luoghi, servono idee. Se non partono dai giovani, rischiano di restare vuoti o diventare solo slogan elettorali. Per questo insistiamo tanto su un tavolo per le politiche giovanili: perché il primo passo è ascoltare chi quei luoghi dovrebbe viverli.

Nonostante tutto, c’è qualcosa che ami particolarmente di Civitanova, qualcosa che ti fa sentire a casa?

La sua verità. È una città che sta ancora imparando, ma ogni volta che cammino sul corso o sul lungomare sento che è casa. È bella, pulita, viva. Non è perfetta, ma è parte di me.

Guardando la tua generazione, cosa vedi davvero: più rabbia, delusione o voglia di cambiare? E, dallaltra parte, come pensi che gli adulti vi vedano? C’è qualcosa nei loro sguardi o nei loro giudizi che ti pesa o che invece ti sorprende?

Vedo una generazione un podisorientata: il mondo cambia in fretta, le vecchie ricette non funzionano più e dobbiamo reinventarci. Ma vedo anche voglia di fare, soprattutto in temi come la salute mentale, lambiente, la tecnologia.

Gli adulti credo vogliano aiutarci, ma a volte ci danno poca fiducia. Penso serva parlare di più, senza filtri: solo così possiamo costruire insieme qualcosa di nuovo, basato su rispetto, ascolto e fiducia reciproca.

Sei appassionato di politica, ma molti cittadini giovani e adulti scelgono di non votare. Perché secondo te tante persone disertano le urne? Cos’è che le allontana?

Spesso i miei coetanei mi sembrano delusi da una politica a cui però non hanno mai creduto davvero. Ma capita anche ai più grandi. È un tema enorme: ci sono libri e studi sul perché non si vota più. Io penso che la democrazia vada coltivata sempre, anche quando non siamo daccordo. Nel mio piccolo provo a far capire che basta informarsi qualche minuto al giorno per non restare fuori. Poi c’è chi come me ci passa le giornate, ma non serve arrivare a questo per contare qualcosa.

Se potessi dire una cosa a chi non vota, cosa diresti?

Ognuno a casa propria decide per sé, giusto? Ma perché lasciamo che sia sempre il coinquilino a scegliere cosa comprare o come sistemare casa? Votare è prendersi cura della nostra casa comune. Ci vuole poco, ma fa la differenza per tutti.

Cosa ti tiene acceso, anche nei momenti in cui sembra che nulla cambi?

È come avere un fuoco dentro, che mi spinge ad andare avanti anche nei giorni no”. Ogni volta mi accorgo che, appena torno a occuparmi di politica, ritrovo energie che non sapevo di avere. Mi piace così tanto che, quando ci lavoro, posso anche dimenticare il telefono per ore.

Tra dieci anni dove ti immagini?

Dico la verità? Mi piacerebbe essere in Consiglio regionale o in Parlamento, a portare la voce dei giovani.

Qual è il sogno più grande che hai, per te, per il Collettivo Unirà e per la tua città?

Per me, lavorare nelle istituzioni e rappresentare la mia generazione. Per Unirà, diventare un punto di riferimento stabile, dove tanti giovani trovano spazio per costruire idee. Per Civitanova, crescere ancora come centro culturale e sociale, con più spazi per i giovanie più giovani anche dentro le istituzioni.

Grazie ancora Andrea: davvero, per me è importante poter dare un contributo. E credo anche che il tuo lavoro sia fondamentale per far crescere questa città.

Abbiamo il dovere, come adulti, di uscire – immediatamente – dallipocrisia. Basta con la retorica del il futuro è vostrose poi continuiamo a negare ai giovani il diritto al presente. Le nuove generazioni non possono essere ascoltate solo nelle commemorazioni o nelle ricorrenze istituzionali. Hanno bisogno e il diritto di luoghi veri, tempi giusti e spazi decisionali. Non domani. Oggi. Se vogliamo davvero una società più giusta, democratica e partecipata, dobbiamo avere il coraggio di fare spazio. Non a parole, ma con gesti concreti, strutture condivise, responsabilità autentiche. Perché chi ha qualcosa da dire, deve poterlo dire. E chi è pronto a costruire, deve poter cominciare subito.

Andrea Foglia — genitore impegnato, voce libera per i giovani.

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