domenica, 10 Maggio 2026
Clinica Lab
Clinica Lab
HomeApprofondimentoLibera ci ha insegnato a restare quando è più facile andarsene. Giovani,...

Libera ci ha insegnato a restare quando è più facile andarsene. Giovani, impegno civile e quella scelta ostinata di non arrendersi

In un tempo in cui troppo spesso si parla dei giovani solo quando sbagliano o peggio, quando fanno paura sento il bisogno di restituire voce a chi ogni giorno sceglie il bene, anche in silenzio, anche lontano dai riflettori. Questa intervista nasce da una volontà semplice ma profonda: raccontare le parti buone e belle di una generazione che non si rassegna, che si sporca le mani, che coltiva speranza concreta. Giulia e Mauro sono due di questi giovani. Li ho incontrati per conoscere da vicino la realtà del Presidio di Libera Macerata Ciro Colonnae per capire cosa spinge ragazze e ragazzi come loro a scegliere limpegno civile, la legalità, la memoria. Ne è nata una conversazione vera, luminosa, piena di energia. Una finestra aperta su un presente che ha molto da dire, se solo ci fermiamo ad ascoltarlo.

Per cominciare: chi siete, cosa fate nella vita e come siete arrivati al Presidio di Libera Macerata Ciro Colonna?

Giulia: Mi chiamo Giulia Pranzetti, ho 23 anni e studio Giurisprudenza a Macerata. Linteresse per Libera è nato in terza media, mentre preparavo una tesina sulle mafie: la mia professoressa mi suggerì di approfondire il lavoro dellassociazione, e qualcosa si è acceso dentro di me. Quel seme è rimasto latente per anni, finché, alluniversità, ho scoperto che la mia coinquilina era Benedetta, referente del Presidio di Libera Macerata. È stato il segnale che aspettavo: non volevo più restare spettatrice, ma contribuire in prima persona. Così è iniziato il mio percorso da volontaria, che oggi mi ha portato a condividere con Mauro il ruolo di co-referente.

Mauro: Sono Mauro Mancini, ho 25 anni, vivo a Civitanova Marche e sto per laurearmi in Scienze Politiche, anche io a Macerata. Il mio incontro con Libera è stato del tutto spontaneo: nel 2019 partecipai a un evento con Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, e le sue parole mi colpirono profondamente. Sentii il bisogno di agire, così cercai contatti e scoprii che a Macerata stava nascendo un nuovo Presidio. Insieme a Benedetta e ad altri volontari lo abbiamo fondato nel dicembre 2020, in piena pandemia. Non potevamo ancora organizzare grandi eventi, ma quel seme ha cominciato a germogliare. Oggi, insieme a Giulia, porto avanti il ruolo di co-referente, con impegno e grande voglia di crescere.

Cos’è per voi Libera? Come la raccontereste a chi non la conosce?

Giulia: Libera per me è un luogo vivo, umano, accogliente. Una seconda famiglia, ma anche uno spazio in cui ho imparato ad agire, a non restare ferma. Spesso dico che ha dato direzione a quellansia di giustizia che sentivo dentro ma non sapevo come esprimere. Se dovessi scegliere una parola, direi: rete. Libera costruisce legami, favorisce collaborazioni e sinergie. Anche a livello locale, lavoriamo per connettere esperienze e persone diverse, rendendo tutto più ricco e significativo.

Mauro: Anch’io vedo Libera come una casa, una comunità che accoglie e sostiene. È una rete nazionale fatta di associazioni, gruppi, persone unite dalla volontà di contrastare le mafie e promuovere giustizia sociale. La nostra è unantimafia sociale, culturale, educativa. Si fonda sulla convinzione che la legalità non sia un concetto astratto, ma qualcosa che si costruisce quotidianamente, a partire dalla Costituzione. Per questo Don Ciotti la definisce “il primo libro dellantimafia”.

Guardando al vostro percorso, cosa vi ha lasciato Libera?

Giulia: Mi ha fatto crescere molto. La formazione è stata fondamentale: ogni incontro ampliava il mio sguardo. E poi ci sono le storie: quelle delle vittime innocenti di mafia, spesso dimenticate, che meritano memoria. Con il tempo ho assunto più responsabilità. Oggi riesco ad affrontare sfide che prima mi spaventavano. Non avrei mai pensato di diventare referente, ma con un gruppo che ti sostiene tutto diventa possibile.

Mauro: Libera mi ha insegnato che limpegno è quotidiano, non episodico. Un modo di vivere. Ho capito il significato profondo della parola “impegno”: restare, costruire, mettersi in gioco. Il Presidio è una squadra: si cresce insieme, ci si confronta, ci si sostiene. Anche nei momenti difficili, c’è sempre chi ti aiuta a tenere la rotta.

C’è spazio per i giovani dentro Libera?

Giulia: C’è molto spazio. Io e Mauro ne siamo un esempio. Qualcuno ci ha fatto notare, scherzando, che la somma delle nostre età non raggiungeva la media degli altri presenti! Ma non è uno svantaggio. Lassociazionismo ha bisogno sia dellesperienza degli adulti che dellenergia dei giovani. Nel nostro Presidio queste anime convivono. Don Ciotti lo ripete spesso: i giovani sono il seme del cambiamento. Non è solo uno slogan, lo viviamo ogni giorno.

Mauro: Libera ha forse letà media più bassa tra le associazioni. Ogni anno organizza il Raduno dei Giovani, un momento centrale per valorizzare chi ha meno di trentanni. Anche a Macerata tanti giovani sono coinvolti. Il nostro obiettivo è farci conoscere, per avvicinare chi sente il bisogno di impegnarsi. Libera è aperta a tutti: non chiede titoli, ma volontà.

Avete trovato modi particolari per coinvolgere altri giovani?

Giulia: Uno dei momenti più significativi è legato alla memoria di Ciro Colonna, a cui è intitolato il nostro Presidio. Ogni anno, nellanniversario della sua morte, organizziamo qualcosa che parli ai giovani. Lanno scorso un torneo di calcetto, questanno di biliardino, il gioco che Ciro stava facendo quando è stato ucciso. Semplice, ma efficace: trasformiamo la memoria in unesperienza viva. Chi partecipa spesso resta colpito, anche se non conosceva Libera.

Mauro: Per coinvolgere serve esserci nei luoghi dei giovani. Usiamo i social, ma anche spazi fisici come lo Spazio Altrove, dove abbiamo organizzato il torneo. Lì la memoria diventa concreta. Raccontiamo la storia di Ciro, ascoltiamo le reazioni: sono momenti che lasciano il segno. Magari non diventano subito volontari, ma iniziano a vedere le cose in modo diverso.

Che rapporto hanno oggi i giovani con la legalità?

Giulia: Spesso appare come un tema lontano, ma solo perché si pensa alla mafia come a qualcosa da film o solo del Sud. Poi si parla di caporalato, corruzione, gioco dazzardo, uso dei social da parte delle mafiee ci si rende conto che ci riguarda tutti. Nelle scuole troviamo grande interesse. Basta una testimonianza, un laboratorio, un racconto per accendere una scintilla. Sta a noi offrire strumenti adeguati.

Mauro: Il bisogno di legalità c’è, anche se più sommerso. Dopo le stragi del 92, migliaia di giovani scesero in piazza: da lì nacque Libera. Oggi lo spirito è lo stesso, anche se il contesto è cambiato. Libera vuole restituire fiducia: limpegno ha senso. I giovani sono attenti ai diritti, allambiente, alla giustizia sociale. Hanno antenne sensibili: dobbiamo smettere di trattarli da spettatori.

Sulla criminalità minorile: più punizione o più ascolto e prevenzione?

Giulia: Il Decreto Caivano ci ha fatto riflettere. Con lAgenda “Fame di verità e giustizia”, Libera ha espresso una posizione chiara: non possiamo rispondere solo con repressione. Serve un approccio strutturale. Il progetto “Amunì” lo dimostra: offre ai ragazzi in messa alla prova unoccasione vera, li coinvolge nei beni confiscati, li mette in contatto con i familiari delle vittime. E molti restano attivi dopo il percorso.

Mauro: Libera crede nella giustizia ripartiva o rigenerativa. Il Decreto Caivano invece privilegia la punizione. Non è così che si cambia. Ci sono strumenti migliori: “Amunì“, ma anche “Liberi di scegliere”, che aiuta giovani e donne a uscire da contesti mafiosi. Queste esperienze parlano di ascolto, dignità, possibilità. Don Ciotti parla delle “città della rabbia”: noi vogliamo costruire città dellascolto. Servono politiche coraggiose, non risposte simboliche.

Cosa le generazioni adulte faticano a capire del vostro modo di vivere la legalità?

Giulia: Spesso gli adulti vedono i giovani come disinteressati o arrabbiati, ma non colgono che dietro c’è voglia di cambiare. Solo che lo facciamo con linguaggi diversi: più diretti, visivi, emotivi. Tanti ragazzi scendono in piazza, aprono discussioni, propongono idee. Ma spesso le loro voci vengono ignorate. Gli adulti dovrebbero accogliere queste forme nuove di partecipazione senza giudicarle con criteri superati. Il cambiamento è unopportunità, non una minaccia.

Mauro: Noi non cerchiamo prediche, ma esempi, adulti significativi. Come diceva Pertini: “I giovani hanno bisogno di esempi, non di critiche”. Si dice spesso che siamo il futuro, ma siamo anche e soprattutto il presente. Chi si batte oggi per il clima, i diritti, la giustizia, ha spesso un volto giovane. Il mondo adulto dovrebbe ascoltare di più, perché le nuove generazioni sono le antenne più sensibili della società. Se vogliamo cambiare davvero, dobbiamo sintonizzarci su quelle frequenze.

Ringraziare Giulia e Mauro, al termine di questa conversazione, non è un gesto formale. È un atto dovuto a due giovani che hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte, che mettono tempo, idee e cuore in un impegno difficile ma necessario. Ma è anche un ringraziamento esteso, ideale, a tutti i ragazzi e le ragazze che ogni giorno spesso in silenzio, lontano dai riflettori costruiscono spazi di giustizia, memoria e responsabilità collettiva.

Ascoltarli è stato come accendere una luce sul presente, non solo sul futuro. Ci ricordano che la legalità non è una parola da libro di testo, ma una scelta concreta, quotidiana, condivisa. Che l’antimafia sociale non è un’utopia, ma una rete viva di persone che si prendono cura del bene comune. Che restare quando sarebbe più comodo andare via — è forse la forma più coraggiosa di “militanza civile” che abbiamo oggi.

La speranza, alla fine, non sta nelle grandi dichiarazioni, ma nei piccoli gesti ostinati di chi sceglie ogni giorno da che parte stare. E se la legalità ha ancora un volto giovane, è anche grazie a loro.

Andrea Foglia genitore impegnato, voce libera per i giovani

Realmente Info
Realmente Info
Realmente è uno spazio di riflessione sul mondo reale. Offriamo analisi critiche e punti di vista alternativi per comprendere meglio l’attualità e il nostro tempo.
TI POTREBBE INTERESSARE...

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisment -
Google search engine
Google search engine

I più letti

Approfondimento

Dazi, energia, Big Tech: la resa atlantica dell’Europa

Di Leonardo Bagnasco Da alcuni anni, l’economia americana vive una fase più fragile di quanto la retorica pubblica lasci intendere: la crescita arranca, l’inflazione resta sopra...