Benvenuti alla festa dell’Unità. Che non si capisce se si tratti del giornale dei tempi che furono o del sostantivo femminile. A dare un’occhiata in giro, visti i musi lunghi e i risentimenti che aleggiano e che si tagliano con il coltello, escluderei categoricamente la seconda. Ma partiamo dalla location: basta con le periferie geografiche e anche esistenziali che facevano tanto papa Francesco. Che sì, gli abbiamo voluto tutti molto bene, ma adesso che è morto – pace all’anima sua – anche basta. Ora, bisogna ritornare al centro e in centro. Luogo privilegiato per le riqualificazioni urbanistiche e appalti milionari. Al centro, a respirare anidride carbonica e particolati fini diversi. Che sicuramente non fanno male e se dovessero farlo, basta, per legge, innalzarne i parametri. Allora, piazza Pertini in Ancona, dove automobili, motorini e scooter ammorbano, tutto attorno, l’aria di fumi. Ma, tranquilli che sabato parleremo anche di transizione ecologica e sostenibilità. Di trovare un parcheggio nei paraggi non se ne parla nemmeno e io, povero che vado a gpl, non posso parcheggiare sottoterra. Quindi, bestemmiando come un camionista macedone, parcheggio quasi a piazza d’armi.
La buona notizia è che la piazza è piena di gente venuta ad ascoltare la segretaria nazionale, Elly Schlein. I più pedanti tra i sezionatori piliferi potrebbero obbiettare che oltre l’ottanta per cento della platea è over sessanta, ma noi non ci caschiamo con la solita menata del partito per vecchi e manteniamo vivo l’entusiasmo. Prima fila rigorosamente riservata agli ospiti di riguardo. Dietro il popolo e con loro i consiglieri regionali. Mastrovincenzo in completo blu, senza cravatta e Carancini in camicia bianchissima sbottonata. Che lui – a dispetto dei canuti capelli – c’ha ancora il fisico, perché è stato calciatore dilettante di livello: un mediano che al posto dei piedi aveva due ferri da stiro in ghisa e che a casa possedeva una notevole collezione di malleoli, tibie e peroni di sventurati centravanti avversari. Arriva la Schlein, jeans a zampa d’elefante e camicia mezze maniche da scappata di casa e, dal palco, carica la platea. A vederla dal vivo è più efficace che in TV. Quando scende si fa un giro. Si ferma, ascolta, parla con la gente e si capisce che non lo fa per circostanza. E’ una di quelle figure che rendono meglio nel backstage che non davanti alle telecamere. Purtroppo, in cucina non ci sono le massaie col mattarello e il viso infarinato a tirare pasta all’uovo e a porgere timidamente la mano alla segretaria nazionale. Cose che accadevano il secolo scorso. Oggi ci si affida al catering che per una frittura e una birra ti svuotano la carta di credito. La prossima volta che vado mi porto il cestino da casa…
Il programma prevede dodici sessioni distribuite in quattro giorni, per un totale di 49 (diconsi quarantanove) relatori. Tra questi, tuttavia, non c’è nemmeno un consigliere regionale del PD. Qualche sprovveduto potrebbe pensare che, viste le elezioni regionali alle porte, sarebbe stato meglio dare alla festa un taglio più locale e coinvolgere ciascuno di loro in ogni ambito sui cui hanno lavorato in questi cinque anni. Analizzando e rappresentando gli errori della giunta attuale e proponendo soluzioni alternative. Errore imperdonabile da vecchi elefanti della politica di una volta! Adesso il mainstream impone la presenza di onorevoloni da almeno quattro o cinque stelle. Volete mettere Bonaccini e Crisanti che ci spiegano i deficit e i limiti della nostra sanità regionale governata da Acquaroli e Saltamartini? Altro pretesto divisivo è il terzo mandato. Argomento che dopo oltre dieci anni di legnate ricevute, anche il Movimento 5 Stelle ha affrontato e superato senza dogmi e pregiudizi. Nonostante fosse uno dei loro pilastri fondanti. Qui invece, noi del PD, non sentiamo ragioni. E pazienza se qualcuno ha in dote diverse migliaia di preferenze. Sul terzo mandato non si passa. Una linea Maginot invalicabile che tanto le prossime elezioni regionali le abbiamo già in tasca. A dispetto di chi dice che Acquaroli parte con quasi 50 mila voti di vantaggio. Basta imbastire una campagna elettorale sulla fermissima narrazione che Ricci prevarrà su tutte le destre unite. E la narrazione, assieme a un po’ di post sui social, prevarrà sulla realtà vera.
In verità, gli psichiatri, questa patologia, la definiscono pseudologia fantastica. Ma che volete ci capiscano gli psichiatri di politica?!
Norman Mailer




