domenica, 7 Giugno 2026
Clinica Lab
Clinica Lab
HomeNewsErmal Meta: Il silenzio che fa rumore

Ermal Meta: Il silenzio che fa rumore

Dopo il “boicottaggio” del Tg 1 che parlando della canzone “ninnananna” di Ermal Meta l’ha definita una canzona dedicata ai bambini di tutte le guerre e’ arrivata la verità dalle parole dell’artista.
Durante la conferenza stampa al Festival di Sanremo, Ermal Meta ha pronunciato parole che difficilmente si dissolveranno nel brusio effimero dell’informazione. Parole che non promuovono soltanto una canzone – Stella stellina – ma interrogano la coscienza collettiva su ciò che scegliamo di ascoltare e, soprattutto, su ciò che decidiamo di non sentire.
Il punto non è soltanto artistico. È morale.
Meta ha indicato un paradosso feroce: viviamo nel tempo del rumore permanente, eppure tacciamo proprio su ciò che dovrebbe obbligarci a parlare. Gli adulti – dice – fanno più rumore dei bambini. Un rumore che copre, distorce, anestetizza. Non è il chiasso della vitalità, ma quello della rimozione. Si parla di tutto, purché non si nominino Gaza o Palestina, come se le parole avessero il potere di incrinare l’ordine fragile delle nostre coscienze tranquille.
E invece il vero scandalo non è pronunciare quei nomi, ma cancellarli.
Il silenzio evocato da Meta non è pace: è sospensione morale. È quel vuoto che si crea quando l’indignazione dura meno di una storia su uno schermo. Oggi l’orrore convive con l’intrattenimento nello stesso gesto meccanico dell’indice che scorre. Un video di gattini, una festa, la guerra, poi ancora leggerezza. Tutto appiattito, tutto equivalente. La tragedia diventa contenuto, il dolore diventa flusso.
La sua riflessione sulla canzone che induce a ballare mentre racconta qualcosa di insopportabile è l’immagine perfetta del nostro tempo: una coreografia sopra l’abisso. Ci fermiamo un istante – una “micro pausa” – ma non abbastanza da cambiare davvero. Non abbastanza da restare.
Forse è proprio questa l’anestesia più profonda: non l’assenza di emozioni, ma la loro brevissima durata. Sentiamo tutto, ma non tratteniamo nulla.
In un Festival spesso accusato di essere una vetrina patinata e prudente, quelle parole hanno incrinato la superficie. Hanno ricordato che la musica, quando vuole, può ancora essere una forma di responsabilità. Non una fuga, ma un ritorno alla realtà.
Perché il contrario del silenzio non è il rumore.
È la coscienza.

Realmente Info
Realmente Info
Realmente è uno spazio di riflessione sul mondo reale. Offriamo analisi critiche e punti di vista alternativi per comprendere meglio l’attualità e il nostro tempo.
TI POTREBBE INTERESSARE...

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisment -
Google search engine
Google search engine

I più letti

Approfondimento

Il RISO ABBONDA in BOCCA agli STOLTI oppure NO? – Cosa ne pensa BERGSON?

Di Andrea Marinelli "Risus abundat in ore stultorum”. Ridere troppo o in modo superficiale sarebbe segno di ignoranza o leggerezza. Il venerabile Jorge ne "Il...