domenica, 7 Giugno 2026
Clinica Lab
Clinica Lab
HomePoliticaMacerata: la sfida è nei numeri (e nelle proposte concrete)

Macerata: la sfida è nei numeri (e nelle proposte concrete)

Di Fulvio Esposito

Alle elezioni regionali dello scorso autunno, a Macerata il centro-sinistra ha perso per 830 voti. Una manciata. Ma su 37.000 aventi diritto, oltre 18.000 persone non sono andate a votare. Questo è il dato che dovrebbe far riflettere chiunque voglia capire cosa sta succedendo nelle città di provincia italiane.
Non è solo Macerata. In tutta la provincia marchigiana l’affluenza è scesa al 47%, il dato peggiore della regione. E i giovani tra i 18 e i 30 anni sono quelli che hanno disertato di più le urne. Ma il fenomeno non riguarda solo il voto: secondo un’analisi del Forum Disuguaglianze e Diversità, l’impegno civico giovanile (volontariato compreso) è crollato in dieci anni dal 17% al 6,5%. Non è solo astensionismo elettorale, è un ritiro dall’impegno civico in generale.
La ragione è semplice: i giovani non credono più che partecipare possa cambiare qualcosa. E hanno motivi concreti per pensarlo. Prendiamo Macerata, città universitaria. Un giovane con stipendio precario non può permettersi un affitto; per gli studenti, l’offerta di posti letto pubblici copre appena il 5% del fabbisogno, facendo lievitare i canoni privati oltre i 400 euro al mese per una singola. Dopo la laurea, molti se ne vanno: una città universitaria che perde i propri laureati perde due volte, l’investimento fatto e la prospettiva futura.
Eppure gli strumenti per intervenire ci sarebbero. Il Comune potrebbe attivare un fondo di garanzia per giovani inquilini, garantendo i proprietari in caso di morosità. Potrebbe introdurre incentivi fiscali (IMU, TARI) per chi affitta a canone concordato. Potrebbe recuperare immobili pubblici sottoutilizzati per creare alloggi accessibili. Le risorse? Fondi regionali ed europei per la rigenerazione urbana, coinvolgimento delle fondazioni bancarie, ma soprattutto: costruire bilanci che mettano il diritto alla casa al primo posto, non all’ultimo.
Sul fronte formazione, l’università è un pilastro economico per Macerata, ma rischia di indebolirsi se non si crea un vero ecosistema città-ateneo. Servirebbe supporto agli studenti fuori sede (oltre agli alloggi, anche mobilità e servizi), tirocini retribuiti in collaborazione con imprese locali, dare voce agli studenti nelle scelte strategiche sulla città. Per le scuole, servono alleanze tra amministrazione, scuole, famiglie, associazioni, terzo settore, per creare scuole aperte oltre l’orario e integrate col territorio.
Sul lavoro, il Comune potrebbe diventare promotore attivo di sviluppo: un servizio di incontro qualificato tra laureati e opportunità locali; incentivi fiscali comunali per chi assume giovani con contratti stabili; clausole sociali negli appalti pubblici per privilegiare imprese con contratti regolari; un fondo di microcredito per giovani che avviano attività.
Non solo. Servono spazi di aggregazione che combinino sport, musica, studio, co-working, servizi, socialità; insomma, una specie di versione 2.0 degli oratori dei salesiani. Spazi che possono nascere recuperando immobili pubblici attraverso accordi con le associazioni.
Ma c’è un punto cruciale: il metodo. Una forza politica o una coalizione che vuole riportare al voto chi se n’è allontanato non può calare dall’alto un programma, per quanto ben fatto. Serve costruirlo insieme alle persone, attraverso laboratori territoriali, incontri pubblici tematici su casa, lavoro, università, servizi. Serve, soprattutto, ascolto delle associazioni, dei movimenti, del volontariato. Co-progettazione vera, non consultazione formale.
È un approccio che richiede tempo, umiltà, pazienza. Ma è l’unico modo per riconnettersi con chi ha smesso di credere che la politica possa cambiare qualcosa.
Non basta proclamare diritti: bisogna costruire bilanci che li rendano esigibili. Macerata, città universitaria in un territorio che fatica, potrebbe essere il laboratorio di questo approccio. Ha studenti che resterebbero se trovassero casa e lavoro. Ha giovani che tornerebbero a impegnarsi se vedessero spazi di partecipazione reale.
Sarà una strada in salita. Ma guardare quei 18.000 astenuti solo come “voti da recuperare” significa non aver capito nulla. Sono persone che chiedono risposte concrete, non promesse. E da qualche parte bisogna pur cominciare.

Realmente Info
Realmente Info
Realmente è uno spazio di riflessione sul mondo reale. Offriamo analisi critiche e punti di vista alternativi per comprendere meglio l’attualità e il nostro tempo.
TI POTREBBE INTERESSARE...

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisment -
Google search engine
Google search engine

I più letti

Approfondimento

L’illusione del nemico permanente

Come i soldati della Fortezza Bastiani con il tenente Giovanni Drogo in testa, i governi europei attendono l’arrivo dei Tartari, che oggi si chiamano...