domenica, 7 Giugno 2026
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A teatro in attesa delle feste

Di Piergiorgio Pietroni

Non mi sono dimenticato del teatro, ma in questo periodo il teatro mi ha visto anche partecipe: infatti, dal 22 novembre fino al 26 sono stato in continuazione presente sui palcoscenici della provincia con due spettacoli: “A diletto pubblico”, che narra la storia della Società dei Cento Consorti che promossero ed edificarono lo Sferisterio a Macerata, e “Crossword”, testo di Marco Bragaglia che invece denuncia i femminicidi.

Il primo ci fu commissionato dalla Società dei Cento Consorti nel lontano 1994, ma solo quest’anno siamo riusciti a portarlo in scena al Teatro della Filarmonica di Macerata. Lo spettacolo ha come tema lo Sferisterio di Macerata: come e perché si costituirono in società i Cento Consorti, con il risultato dell’edificazione dello Sferisterio per il gioco del pallone a bracciale. Tale gioco era notoriamente diffuso nell’Italia centrale nel Settecento e nell’Ottocento, tanto da meritare una lode del poeta Giacomo Leopardi intitolata “A un vincitore nel pallone”, scritta nel 1821 e dedicata proprio al campione di pallone col bracciale Carlo Didimi, treiese.

Il gioco del pallone a bracciale era così diffuso a Macerata da meritare, nell’anno 1809, un editto dell’allora podestà Lazzarini, in cui si ordinava la proibizione del gioco in tutte le strade esistenti entro il circondario del comune, eccetto piazza Mercato e Sant’Agostino. È per venire incontro alle esigenze della popolazione che si costituì tale società, come scritto nel documento ufficiale: avevano il solo scopo di “non solo il desiderio di decorare questa città della fabbrica di un gioco del pallone, chiuso a semicircolo per gli spettatori a guisa di anfiteatro, atto a qualunque spettacolo…”.

Lo spettacolo racconta le varie fasi e i periodi dell’edificazione e dell’inaugurazione, nonché delle diverse attività e spettacoli che sono stati ospitati nel monumento fino ai giorni nostri, dando particolare risalto a due momenti storici. Il primo è quello nel quale la Società, sollecitata dall’allora presidente Amedeo Ricci, respinse la proposta avanzata dal partito fascista di ottenere l’affitto dell’intera struttura per un periodo di trent’anni, richiamando lo spirito che sottese all’edificazione e alla costituzione della società stessa. L’altro è il 1875, quando l’allora presidente Dino Perugini comunicò che l’assemblea, con voto unanime, aveva deciso la cessione gratuita dello Sferisterio al Comune di Macerata.

Questa una recensione:

“Ieri una bella rievocazione teatrale della storia dello Sferisterio e dei ‘Cento Consorti’ che si unirono per edificarlo. Bravi quelli del CTR Calabresi Tema Riuniti, e belli i testi. Ecco i testi: un racconto coinvolgente e rispettoso della verità storica. Perché quando si parla di costruzione dello Sferisterio, che è indubbiamente il monumento più rappresentativo di Macerata — bello, unico e grandioso — il rischio di scivolare nel vecchio campanilismo (Innocenzi contro Aleandri) è sempre incombente. Qui no: all’architetto Aleandri si è dato il giusto riconoscimento, così come ai disegni dell’Innocenzi. Ma c’è stato qualcosa di più, perché oltre a descrivere gli anni di attesa prima che l’Aleandri fosse incaricato nel 1823 e garantisse col suo progetto la costruzione dell’edificio, si è dato conto non solo delle divisioni tra i soci sui vari progetti, ma anche degli arresti di Aurispa ed altri cittadini eccellenti — coinvolti nella trama carbonara di quel 1820 — che contribuirono plausibilmente ad inasprire quelle divisioni.”

Il testo e la ricerca storica sono della compianta Michela Cerquetella, mentre la rielaborazione e la regia sono di Piergiorgio Pietroni; video e immagini di Marco Bragaglia, scelte musicali di Paolo Nanni, con Luis Marreiros, Piergiorgio Pietroni, Massimo Raiconi, Giuliano Sampaolesi, Ferdinando Bianchini, Luca Ferretti, Marin de Battè, Luca Felikziani, Patrizia Cervigni, Antonella Gentili, Jessica Vesperini, Fulvia Zampa, Juan Pablo D’Ambrosio e Francesco Melchiorri.

L’altro testo di Marco Bragaglia, diretto da me e interpretato da Antonella Gentili e Fulvia Zampa, con musiche originali di Paolo F. Bragaglia e consulenza enigmistica di Alessandro Bolli, è una ripresa del testo andato in scena lo scorso anno e tratta la storia di due amiche che si trovano in una lavanderia a gettoni perché devono ancora e continuamente rielaborare la loro storia di amicizia e di amore: un amore finito con la loro soppressione ad opera di un “amore” ricambiato da una e osteggiato dall’altra, il tutto in un enigmatico gioco di parole, situazioni e ricordi non ricordi.

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