di Shamim Frotan
La notte di Yalda, conosciuta anche come Jashn-e Challeh, è una delle tradizioni più antiche
ancora vive al mondo. Le sue origini risalgono all’antica Persia e all’ampia area culturale
persiana, che comprendeva il Khorasan storico e abbracciava l’attuale Afghanistan. La festa
coincide con il solstizio d’inverno e con la notte più lunga dell’anno, il momento naturale in
cui, dopo il massimo dell’oscurità, le giornate iniziano gradualmente ad allungarsi e la luce
torna a prevalere. Per questo motivo, Yalda è da sempre simbolo di speranza, resistenza e
continuità della vita.
Le radici di Yalda affondano nei culti mitraici e, in seguito, nelle tradizioni zoroastriane, in
cui la rinascita del sole e l’inizio di un nuovo ciclo naturale venivano celebrati come eventi
fondamentali. Il termine “Yalda”, di origine siriaca e significante “nascita”, fu adottato in
epoche successive e rafforza il legame della festa con l’idea della nascita della luce. Ciò che
rende Yalda unica è la sua continuità storica: una tradizione che ha attraversato secoli di
trasformazioni politiche, religiose e sociali senza mai interrompersi.
Nella cultura popolare persiana, l’inverno non è solo una stagione, ma assume una forma
simbolica rappresentata da Naneh Sarma, una figura femminile anziana, severa ma
benevola, che incarna il freddo, l’immobilità e il necessario riposo della natura. Naneh
Sarma non è una forza maligna, bensì la custode di un periodo di pausa indispensabile
affinché la terra possa rigenerarsi in primavera. La notte di Yalda si celebra proprio nel
momento di massima presenza simbolica di questa figura, annunciando al tempo stesso
l’inizio del ritorno della luce.
Uno degli elementi centrali di Yalda è la riunione familiare. In questa notte, persone di tutte
le generazioni si ritrovano insieme, trasformando l’incontro in un simbolo di solidarietà
umana di fronte all’oscurità e alle difficoltà dell’inverno. Gli anziani occupano un ruolo
centrale, condividendo ricordi ed esperienze e rafforzando il legame tra le generazioni.
La narrazione di storie, la lettura dello Shahnameh e la consultazione poetica del Divano di
Hafez completano la celebrazione, offrendo non una previsione del futuro, ma una ricerca di
saggezza, conforto e riflessione morale attraverso la letteratura.
La tavola di Yalda è ricca di simboli: il melograno rappresenta la vita e il calore del sole,
l’anguria richiama il calore dell’estate come protezione simbolica contro il freddo invernale,
mentre la frutta secca è segno di abbondanza ed energia.
Oggi, le comunità persianofone continuano a celebrare Yalda non solo nelle loro terre
storiche, ma anche in Europa e in altre parti del mondo, mantenendo viva una tradizione
che unisce passato e presente.
L’ho ascoltata in un invontro di poeti a Macerata le sue poedie sono un condensato di nostalgia e speranza.