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Salute mentale: l’urgenza di un’adultità sociale consapevole

Oltre 700.000 giovani italiani convivono oggi con ansia e depressione, mentre più di un miliardo di persone nel mondo affronta problemi di salute mentale, seconda causa di disabilità a lungo termine secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

La pandemia, le trasformazioni sociali e tecnologiche, la precarietà economica e lo stress quotidiano hanno reso evidente ciò che la ricerca da tempo indica: il 74% dei disturbi mentali insorge prima dei 24 anni (European Psychiatry, rivista ufficiale dell’Associazione Europea di Psichiatria). Ma non riguarda solo i giovani — ansia, solitudine, depressione e disturbi cognitivi crescono anche tra gli adulti e gli anziani, spesso in silenzio.

L’ultima edizione del Report Ipsos Health Service, diffusa in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale 2025, mostra un dato inequivocabile: il 41% degli italiani considera la salute mentale una delle principali emergenze sanitarie del Paese. Eppure, solo una minoranza ritiene che il sistema sanitario le dedichi la stessa attenzione riservata alla salute fisica. La discrepanza tra bisogno e risposta è ormai insostenibile.

Di fronte a questa crisi, non bastano la preoccupazione o la solidarietà di circostanza. Non serve appellarsi a ruoli o etichette — genitori, insegnanti, operatori — ma alla responsabilità adulta di ogni cittadino, e in modo particolare di chi è chiamato a decidere.

Essere adulti oggi significa riconoscere il proprio ruolo nella costruzione di relazioni sane e ambienti che accolgano, ascoltino e non giudichino, ma anche assumersi la responsabilità di scelte pubbliche e politiche capaci di rispondere ai bisogni reali delle persone e dei territori. Significa trasformare la consapevolezza in azione concreta: saper ascoltare, prendersi cura, progettare con lungimiranza e mostrarsi coerenti tra parole e gesti.

Come ha ricordato Andrea Fiorillo, presidente della Società Italiana di Psichiatria Sociale (SIPS) e della Società Europea di Psichiatria, in occasione del 14° Congresso Nazionale SIPS (Firenze, 30 settembre – 3 ottobre 2025), “quello che viviamo è una tempesta perfetta: fattori stressanti acuti e cronici – pandemia, guerre, crisi economiche, mutamenti climatici – si sommano alla perdita di fattori protettivi come la famiglia e la scuola”. Da qui la necessità di nuovi paradigmi di cura, capaci di portare la psichiatria fuori dagli ambulatori, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle carceri, e di integrare l’innovazione tecnologica con una forte presenza comunitaria.

Anche il nostro territorio riflette questa crisi nazionale. Nel Tavolo per la Salute e il Benessere delle Giovani Generazioni della Città di Civitanova, che ho l’onore di coordinare, emergono dati che raccontano una sofferenza diffusa e precoce. La Dott.ssa Alessandra Amadi, direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile dell’AST di Macerata, ha illustrato numeri che impongono attenzione: “Nel 2024 abbiamo effettuato oltre 100 valutazioni neuropsichiatriche infantili nei Pronto Soccorso di Macerata, Civitanova e Camerino. I ragazzi più colpiti hanno tra i 12 e i 16 anni. Tra le cause principali di accesso: ideazioni o atti suicidari, autolesionismo, attacchi di panico e disturbi alimentari.” E aggiunge: “L’aumento degli accessi rivela un malessere psichico crescente, già visibile prima della pandemia, oggi aggravato da crisi depressive, dipendenze, isolamento e violenza autoinflitta.”

Parole che trovano eco in quelle del Dott. Stefano Nassini, direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’AST di Macerata, che anticipa la sua partecipazione al Tavolo civitanovese: “Nel nostro territorio seguiamo oltre 4.000 persone, in gran parte affette da depressione e ansia, con un incremento preoccupante tra gli adolescenti. I disturbi mentali non sono solo patologie individuali: sono fenomeni complessi che intrecciano funzioni cerebrali, relazioni, contesti sociali e ambientali.” E sottolinea: “Un approccio efficace non può limitarsi alla dimensione sanitaria: servono inclusione sociale ed economica, perché la salute mentale nasce anche dal contesto, dalle opportunità, dalla dignità personale.”

Questi dati locali parlano con forza nazionale. Sono il segno di un Paese che deve ripensare la propria politica della salute mentale in chiave sistemica: potenziando i servizi territoriali, sostenendo le reti di prossimità, formando professionisti e cittadini alla prevenzione. Serve una visione integrata, che tenga insieme scuola, sanità, famiglia e comunità, perché il disagio psichico non si cura solo con farmaci o sedute terapeutiche, ma con presenza, coesione, ascolto e inclusione.

La risposta non può essere episodica o delegata. La politica, a ogni livello, è chiamata ad agire con urgenza — ma anche con lentezza riflessiva, capace di ascoltare (cittadini e figure “tecniche” dedicate) prima di decidere, comprendere prima di pianificare.

Oggi, i giovani e i più fragili osservano. Non chiedono soltanto aiuto medico, ma adulti presenti, capaci di esserci senza invadere, di comprendere senza giudicare, di restare senza fuggire.

Ogni gesto di cura, ogni parola attenta, ogni scelta coerente diventa un atto politico nel senso più alto: costruire comunità, proteggere la speranza, contrastare la solitudine, curare e prendersi cura.

La salute mentale, allora, è molto più che un tema sanitario. È il riflesso della nostra maturità sociale, della nostra capacità di prenderci per mano come cittadini, generazioni, persone. Non per ruolo, titolo o età, ma per scelta.

Perché essere adulti oggi significa non voltarsi più dall’altra parte.

Andrea Foglia — genitore impegnato, voce libera per i giovani.

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