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Cluana Boxe: non solo pugni, ma lezioni di vita

La palestra Cluana Boxe di Civitanova Marche non è un luogo qualunque. È uno spazio dove ci si allena al rispetto, alla disciplina e alla crescita personale. Dove la boxe diventa educazione, non violenza. A guidare tutto questo c’è Stefano Castellani, tornato a Civitanova dopo esperienze importanti, deciso a farne un porto sicuro per i giovani.

Stefano, se dovessi raccontarti a chi non ti conosce, da dove partiresti?

Partirei dal presente, da quello in cui credo oggi e che cerco di portare avanti ogni giorno. Rispondere alle tue domande è già un buon punto di partenza.

Cosa ti ha portato ad amare la boxe e a trasformarla in un luogo di incontro e crescita per i giovani?

La scintilla lho sentita fin da bambino, ascoltando le storie dei grandi pugili. Erano storie di fatica, di riscatto, di chi voleva uscire dallemarginazione sociale. Quel bisogno lo sentivo mio, e continua a ripetersi di generazione in generazione. Cambiano i tempi, ma il disagio resta. Quello che invece non cambia mai è lo spirito nobile della boxe, che va rispettato e tramandato.

Molti vedono la boxe solo come uno sport di contatto. Tu la vivi come protezione sociale. Che cosa significa per te?

In palestra non importa chi sei, da dove vieni o quali problemi porti. Conta la determinazione, il rispetto e la voglia di migliorare. Per questo diventa un luogo sicuro, con regole chiare e persone che ti sostengono. Sul ring impari a cadere e rialzarti, a trasformare la rabbia in energia positiva e a non mollare mai.

In che modo la disciplina della boxe aiuta un ragazzo a conoscersi e a rispettare se stesso e gli altri?

Ogni allenamento ti mette di fronte ai tuoi limiti e ti insegna a superarli. Ti obbliga a prenderti cura di corpo e mente, e questo ti rende più forte e sicuro. Ma la lezione più grande è il rispetto: l’avversario sul ring non è un nemico, è qualcuno con cui cresci. La boxe non forma solo pugili, ma persone consapevoli e disciplinate, dentro e fuori dal ring.

Quali sono le qualità essenziali che un adulto deve avere per essere un punto di riferimento per un ragazzo?

Non serve conoscere tutte le risposte: serve esserci, con autenticità. Un adulto significativo non è quello che spiega tutto, ma quello che mostra come si affrontano le domande. Contano la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa , lascolto profondo, la capacità di accogliere senza giudicare, e soprattutto quella di mettersi nei panni dei ragazzi, vedendo il mondo anche dal loro punto di vista. Più che autorità imposta, serve autorevolezza conquistata, quella che nasce dal rispetto reciproco e dalla credibilità. Un adulto di riferimento è colui che riesce a trasmettere fiducia nella vita e nel futuro, anche quando non tutto è chiaro o facile. E poi c’è la passione: quella che si percepisce negli occhi, nel modo di raccontare le esperienze, nel credere davvero in ciò che si fa. La passione è contagiosa: accende i ragazzi, li fa sentire visti, ascoltati, e li ispira a credere in se stessi, a provarci, a non arrendersi. Essere un punto di riferimento, in fondo, significa offrire una presenza che sostiene, non che schiaccia; una guida che accompagna, non che impone; una luce che illumina il cammino, ma lascia a ciascuno la libertà di scegliere la propria direzione..

C’è un errore che vedi spesso negli adulti quando si relazionano con i giovani?

Parlano troppo e ascoltano poco. Molti cercano di imporre ai figli i loro sogni infranti. Ma i ragazzi devono poter fare i propri errori, perché solo così crescono. Se non lasci spazio alla loro autonomia, crei distanza invece che fiducia.

Qual è il progetto più significativo che hai portato avanti con la Cluana Boxe?

Il progetto di messa alla prova per i giovani con procedimenti penali. Qui possono fare volontariato, affiancare gli allenamenti, vivere un contesto strutturato e inclusivo. È unoccasione per imparare a gestire le emozioni e costruire relazioni positive. Non è solo sospendere un procedimento, è dare una vera seconda possibilità.

La vostra palestra è in zona stadio, una periferia viva e complessa. Quanto conta la posizione?

A Civitanova non è come a Roma o Torino, i ragazzi riescono a spostarsi in bici o in motorino, qualcuno arriva persino da fuori città. Certo, con un servizio di bus migliore raggiungeremmo più periferie e più giovani che ne avrebbero bisogno.

Come la palestra è diventata un punto di incontro tra giovani italiani e stranieri?

È successo in modo spontaneo. Il passaparola ha fatto il resto: tanti ragazzi stranieri hanno trovato qui un vero spazio di inclusione, non solo proclamata ma vissuta ogni giorno, attraverso gesti concreti e relazioni autentiche. La palestra è diventata un luogo libero da barriere sociali, religiose o culturali, dove ciascuno può confrontarsi, sentirsi accolto e riconosciuto per ciò che è, non per da dove viene. In un tempo in cui la parola inclusione è spesso ripetuta ma raramente praticata, qui ha trovato un corpo, un volto e una costanza quotidiana..

Qual è il tuo sogno per la Cluana Boxe?

Non ho un sogno preciso. In questi tre anni ho visto questa realtà crescere oltre ogni aspettativa. Voglio continuare con coerenza, giorno dopo giorno, insieme alla famiglia Cluana Boxe.

Cosa diresti agli adulti che guardano con diffidenza una palestra di boxe?

Di venire a trovarci. Bastano poche ore per capire che non è un posto di violenza, ma di educazione e comunità.

E ai ragazzi che non hanno ancora trovato il loro posto?

Di non avere fretta. Cadere e rialzarsi è parte del percorso. Bisogna restare fedeli a se stessi, capaci di sognare, pronti a cercare il proprio cammino. Quel posto arriverà, ed è diverso e unico per ognuno di noi.

Chiudo con una riflessione personale, dopo aver dialogato con Stefano. Gli adulti, troppo spesso, guardano con sospetto una palestra di boxe, pensando solo alla violenza. In realtà, come ci ha raccontato Stefano, il ring non è una gabbia di pugni, ma una scuola di vita. È il luogo dove impari a incassare senza abbatterti, a rispettare chi hai di fronte, a rialzarti più forte. Sono proprio questi valori che Stefano porta anche al Tavolo Tecnico per la Salute dei Giovani della città di Civitanova che ho lonore di coordinare: il rispetto, la capacità di rialzarsi e andare avanti, trasformando la fatica in crescita.

Grazie Stefano, per averci ricordato con poche parole,semplici e vere, che la boxe, se guidata con passione, non forgia solo atleti: forma persone.

Andrea Foglia — genitore impegnato, voce libera per i giovani.

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