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La fragilità è politica: a Bagheria il primo assessorato alle dipendenze. Segni di speranza in una politica che torna ad avere un volto umano

C’è un luogo, in Sicilia, dove la politica ha smesso di osservare la fragilità dall’alto e ha scelto di abitarla. Quel luogo è Bagheria, in provincia di Palermo, e lì è nato qualcosa di unico: il primo assessorato comunale in Italia interamente dedicato al contrasto delle dipendenze patologiche.

A guidarlo è Biagio Sciortino, una vita spesa nel sociale, oggi direttore della comunità terapeutica “Casa dei Giovani” – fondata da Padre Lo Bue – e presidente nazionale di Intercear, il Coordinamento che riunisce i referenti regionali impegnati nel trattamento delle dipendenze. Sciortino non ha scelto la fragilità come tema da convegno, ma come vocazione quotidiana.

La novità non sta solo nell’aver istituito una delega, ma nel metodo: partire dall’ascolto, non dall’astrazione. Questo assessorato non nasce da modelli teorici o da progetti calati dall’alto, ma dai vissuti delle comunità, dalle storie raccolte nei quartieri, nelle scuole, nei servizi sociali, negli oratori, nei centri sportivi, nei contesti formali e informali di incontro.

Qui si parte dalle persone, non dalle sostanze. Non si rincorre l’ultima droga di moda, ma si prova a decifrare il dolore che quella droga tenta di anestetizzare. Perché ogni dipendenza – che riguardi droghe, alcol, pornografia, gioco d’azzardo o legami tossici – è solo la punta di un iceberg. Sotto, c’è sempre una storia, una ferita, una domanda. E ogni persona è unica: ha bisogno di un intervento su misura, costruito con delicatezza, ascolto e rispetto, prima ancora che con protocolli.

Le dipendenze non sono un reato, ma una responsabilità collettiva. Non solo individuale o familiare. L’assessorato ha costruito alleanze con le forze dell’ordine, la scuola, le famiglie, la società civile. Si è assunto il compito di contrastare quella che definisce la “povertà delle periferie umane”: una povertà fatta di invisibilità, solitudine, esclusione esistenziale.

È in questo contesto che nasce lo sportello “Don Peppe Diana”, all’interno del Centro Don Milani, ricavato da un bene confiscato alla mafia. Uno spazio simbolico e concreto, con un numero attivo 24 ore su 24 per chi chiede aiuto. Perché la prevenzione autentica è presenza, prossimità, accudimento.

La vera prevenzione ha il volto dello psicologo di quartiere che ti viene incontro, che conosce i nomi delle famiglie e chiede: “Come stai? Di cosa hai bisogno?”. Sciortino rivendica l’importanza di tornare nei quartieri non solo come spazi urbani, ma come ecosistemi umani da ricucire e sostenere. Non basta riportare i servizi nei municipi: serve una presenza quotidiana, costante, che costruisca relazioni, fiducia, comunità.

Se i ragazzi esplodono in rabbia, fragilità o violenza, non è solo un problema di ordine pubblico. È il segno di un fallimento educativo. Di una società che non è stata abbastanza vicina, presente, protettiva, generativa.

L’esperienza di Bagheria dimostra che un altro modo di fare politica è possibile. Una politica che non si rinchiude nei palazzi, ma che scende nei vicoli, che non si limita a gestire i numeri, ma prende in carico le ferite. Una politica che non frammenta le dipendenze in compartimenti stagni – tra sanità, scuola, sicurezza – ma guarda la persona nella sua complessità. Che riconosce e sostiene il valore insostituibile del volontariato e delle reti territoriali.

Il “modello Bagheria” può e deve essere replicato in altri territori. Perché la fragilità non è un’eccezione: è parte strutturale della condizione umana. E la politica, quella autentica, non si misura sul consenso, ma sulla capacità di prendersi cura.

Oggi, la sfida più grande per la politica non è solo scegliere le priorità, ma saperle integrare con competenza, esperienza e reale conoscenza del campo. Troppo spesso assistiamo a un muro tra politica e tecnici, una distanza che disorienta i cittadini e produce soluzioni inefficaci, calate dall’alto. Biagio Sciortino incarna ciò che ogni cittadino di buon senso auspicherebbe: una figura che coniuga profondità sul campo e responsabilità pubblica, capace di tradurre il sapere in scelte concrete e umane.

Ed è proprio questa integrazione – non la sterile contrapposizione – la via per costruire una politica che si faccia carico davvero delle fragilità.

Del resto, è chiaro a tutti che la salute del singolo dipende dalla salute della Comunità. Una comunità viva, connessa, ricca di relazioni e reti. Molto dipende dalla prossimità e dalle tante agenzie sociali e educative che abitano i territori. Ma un ruolo più attivo e più vicino della figura politica può fare moltissimo – anche solo facilitando ciò che già esiste e funziona, rimuovendo ostacoli, sostenendo azioni quotidiane e invisibili. È da lì che può rinascere la fiducia: da una politica che accompagna invece di sorvegliare, che ascolta invece di imporre, che agevola invece di complicare.

È questa umanità radicata nel sapere e nel fare che fa di Bagheria – su questo fronte – non solo un modello da seguire, ma una testimonianza viva che un altro modo di fare politica è possibile. Un esempio concreto di come la politica possa tornare a essere vocazione e servizio.

Andrea Foglia – genitore impegnato, voce libera per i giovani

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