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La tradizione dell’Editoria nelle Marche

di Alessandro Seri

Nonostante il perdurare di un’impressione negativa, il mondo dei libri conserva un suo fascino e con esso anche un suo oggi, insperato, mercato. Si scrive che in pochi leggono e che ancora meno persone acquistano libri ma ciò non significa che l’editoria non sia fiorente. Per qualche strano motivo, l’oggetto libro continua ad essere un bene di consumo di altissima qualità e in esso ancora vi si ricerca una forma di conoscenza approfondita o un diletto leggero.

Le forme di narrazione e informazione digitale hanno acquisito un largo spazio nella quotidianità ma non sono ancora riuscite a sopraffare quel concetto magico che è rinchiuso nella lettura delle pagine di carta. Per questo è giusto, anche in un giornale digitale di approfondimento, indagare sul perché aziende editoriali ancora oggi sopravvivono con dignità sia in Italia che, con maggior successo, nella nostra regione Marche.

Ad oggi, tra il Conero e i Sibillini, si contano circa quaranta case editrici che coprono nella loro variegata forma tutti i settori di mercato: dai libri per la scuola ai volumi di pregio, dalla saggistica alla poesia.

Le Marche hanno una importante tradizione tipografica che nel corso del secolo ventesimo si è trasformata in editoria. Già nel ‘600 sono rintracciabili tipografi che erano già editori e la maggior parte di essi avevano sede presso quelle municipalità dove l’ambiente culturale era fervente: Macerata con la sua università, Loreto e il santuario, Fabriano e la carta, Urbino con i passati fasti rinascimentali davano ospitalità a un buon numero di editori tipografi. Molte sono state le biblioteche, altrettanti i centri culturali e le accademie. Un contesto perfetto che ha consentito il fiorire di tradizioni letterarie e quindi editoriali.

La modernità e ancor di più le facilitazioni tecnologiche contemporanee hanno ulteriormente incentivato il lavoro dello stampar libri; tanto che con la fine della Seconda Guerra Mondiale e il ritorno ad un benessere crescente l’editoria, anche nelle Marche, si è trasformata in piccola industria. Un fenomeno esploso definitivamente a partire dagli anni ’90 che oggi risulta essere quasi un caso da studiare.

Già alla fine degli anni ’70 nascevano ad Ancona esperienze che, ognuna a suo modo, hanno fatto la storia dell’editoria. Pensiamo al talento visionario di Massimo Canalini che fondò Transeuropa da dove sono passati autori come Brizzi, Silvia Ballestra e Pino Cacucci. Pensiamo all’attenzione avuta da Il lavoro editoriale per la riscoperta di una tradizione marchigiana, rivalutando e ristampando i volumi di Volponi, Bigiaretti e Tombari. Ancora in quel periodo era davvero un punto di riferimento culturale all’interno del quale si fece strada anche la poesia di Scataglini.

Nel frattempo, a Macerata Aldo Canovari, altro visionario a me caro, creava l’esperienza di Liberilibri, sorta nel 1986, seguita a distanza di pochi anni da quella che oggi continua ad essere la più quotata casa editrice marchigiana: Quodlibet. Giorgio Agamben, Gino Giometti e Stefano Verdicchio la pensarono nei corridoi della facoltà di filosofia a Macerata, un progetto che negli anni si è ritagliato un prestigio indiscusso. La poesia cominciò a ricavarsi un suo spazio editoriale con la nascita di Pequod ad Ancona nel 1996 e di Metauro Edizioni a Pesaro nel 1998.

Con l’arrivo del nuovo millennio, il fenomeno dell’editoria marchigiana si è definitivamente imposto. A guidare questa primavera dei libri sono arrivati poeti e intellettuali nati negli anni ’70 che hanno contribuito al nascere di case editrici oggi diffuse in tutta Italia. Affinità elettive di Valentina Conti è stata la prima ad affacciarsi al nuovo millennio, seguita da altre imprese al femminile come Hacca Edizioni di Matelica e Ventura edizioni di Senigallia. Altre esperienze di grande importanza sono quelle promosse dai poeti: Arcipelago Itaca (2015) con Danilo Mandolini e Renata Morresi, Vydia Editore (2011), la cui collana di poesia è diretta oggi da Cristina Babino, e Argolibri fondata a suo tempo dal gruppo di Nie Wiem.

La caratteristica che può essere individuata come fattore di perdurante successo è anche la volontà di specializzarsi in settori di nicchia come accaduto per Ephemeria con la danza, Giaconi con l’editoria per l’infanzia, Rrose Sélavy per l’illustrazione, Nisroch per il fantasy e le vicende storiche.

Se il mondo della narrativa è stato esplorato con attenzione da Zefiro Edizioni di Fermo e Le Mezzelane nell’anconetano, c’è da dire che volumi di un certo rilievo sono stati pubblicati dal 2013 in poi dai tipi di Giometti & Antonello, la cui vicenda editoriale è stata caratterizzata tristemente dalla scomparsa, a pochi anni di distanza, dei due soci fondatori: Danni Antonello e Gino Giometti.

Anche le università marchigiane hanno compreso che dotarsi di un proprio settore editoriale è fonte di prestigio e oggi EUM, la casa editrice dell’università di Macerata, può essere considerata un’impresa all’avanguardia.

In ultimo, con quel minimo di sobrietà che serve in questi casi, sono ‘’costretto’’ a citare anche la casa editrice che ho fondato nel giugno 2018. La Seri Editore oggi vanta un discreto numero di collaboratori e dalle nostre sei collane (poesia, narrativa, saggistica, cataloghi d’arte, libri per l’infanzia, storia letteraria) sono usciti un buon numero di libri che hanno definito la linea in cui credo: la capacità per un marchio editoriale di tenersi ben ancorato al territorio e protrarsi con slancio verso un futuro dai confini più ampi.

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