di Augusto Ciuffetti
Il caldo è arrivato nell’Ohio d’Italia, che in realtà non assomiglia affatto a quello vero, pianeggiante e poco ondulato; anche il suo nome ne mette in risalto le profonde differenze geografiche: Ohio, infatti, in irochese significa grande fiume e qui da noi grandi fiumi non ce ne sono. Fortunatamente, nelle aree interne, quelle che un sapiente ministro vorrebbe abbandonare, abbiamo qualche montagna, che assicura ancora un po’ di fresco.
È da queste montagne, troppo spesso dimenticate anche dai marchigiani, che provo a formulare qualche pensiero sulle prossime elezioni regionali. Sono due gli episodi che ci dicono come qualcosa stia iniziando a mettersi in movimento. Il candidato di destra sembra arrancare, almeno sul piano della comunicazione, allora da Roma si decide di mandare un rinforzo nella figura di Italo Bocchino. In molte città sono apparsi manifesti che ricordano i supposti risultati raggiunti da Acquaroli, che lasciano, però, il tempo che trovano. La destra è sicuramente in difficoltà, ma a sinistra cosa si registra? A sinistra è stato firmato l’accordo programmatico per una coalizione del cambiamento e il PD ha presentato i suoi candidati. Tutto bene? Proviamo a mettere in fila qualche riflessione.
In primo luogo, al di là delle parole di Matteo Ricci, non si respira, in realtà, nessuna novità di rilievo. Nella maggior parte dei casi, le liste sono il risultato di equilibri politici del tutto interni al PD, con vari riposizionamenti. Per dare un senso all’obiettivo del cambiamento sarebbe stato necessario un coraggio maggiore. Il fatto che molti candidati siano alla loro prima prova elettorale non è un reale indice di rinnovamento, che si misura in maniera diversa. Ciò che si registra è l’ennesima incapacità di uscire dalle logiche locali, l’incapacità di attingere a competenze e idee poste oltre i rigidi steccati del partito.
In secondo luogo, le parole, che sono molto importanti. Quelle più utilizzate nelle prime uscite dai candidati sono state le seguenti: territori, persone, cittadini. Parole generiche da un lato, o tali da richiamare quasi un rapporto diretto tra candidati ed elettori dall’altro. Altra incapacità, quindi: quella di rivolgersi alla collettività, alle comunità, nel momento in cui si avverte proprio il bisogno di superare ogni forma di individualismo, nel momento in cui è necessario cambiare paradigma economico e sociale, in nome di una visione pubblica e collettiva. È chiedere troppo? Si potrebbe obiettare che queste sono soltanto delle elezioni regionali, dimenticando, però, che i reali cambiamenti partono sempre dalle realtà locali. Le Marche potrebbero diventare lo spazio dove sperimentare un sistema economico e sociale alternativo, un esempio per l’Italia intera e non solo. Non credo, però, che ci sia il coraggio di pensare in questi termini. L’impressione è che ci sia soltanto la limitata volontà di continuare a ragionare su temi come quelli della sanità, dei servizi, del lavoro, della ricostruzione utilizzando sempre il vecchio e logoro linguaggio burocratico-amministrativo.
Perché non parlare di beni comuni? Perché non proporre una forte e inedita visione delle Marche capace di alimentare alleanze vere e profonde tra paesi, città, spazi territoriali, comunità, in grado di generare nuovi stili di vita e nuove consapevolezze ben al di là dei soliti ed abusati schemi economici e politici, che non funzionano più? Quali percorsi per una regione nella quale si possa iniziare a ragionare in chiave collettiva e non più individualistica? Quali idee per un’accoglienza aperta verso l’intero mondo, l’unica in grado di salvare noi stessi e l’intera umanità?
In terzo luogo, le tante liste a supporto del candidato presidente. Sono esageratamente tante, troppe e spesso a carattere personale, altro aspetto della vecchia politica, distante da ogni vero rinnovamento. Invece di votare le idee e le visioni, gli elettori sono di nuovo chiamati a votare soltanto persone con le loro ambizioni personali. Così non si va da nessuna parte, si vince soltanto se si riesce davvero ad essere uniti e credibili, ben oltre i simboli dei partiti. Questi partiti dovrebbero trovare un’unica strada e il modo per unirsi ed essere, così, più incisivi, anche all’interno della coalizione.
In questa calda domenica, nelle montagne dell’Ohio marchigiano sta finalmente arrivando un temporale: speriamo che porti davvero aria nuova, fresca, pulita, respirabile.
Nella foto Francesco Acquaroli e Matteo Ricci. Fonte immagine: Il fatto Quotidiano




