domenica, 10 Maggio 2026
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Perché un giornale (di Agata Turchetti)

Ho avuto una formazione pedagogica e tra le mie letture preferite ci sono gli scritti dei miei Maestri che a decenni di distanza dalla morte continuano ancora a svolgere il compito di far conoscere il passato, interpretare il presente e immaginare il futuro per la cui realizzazione impegnarsi.  Una sorta di viaggio ininterrotto nella memoria in cui il presente rappresenta il crinale da cui volgere lo sguardo verso il passato, tempo non ancora concluso, e verso le immagini possibili di futuro. Nell’intraprendere dunque questo cammino che si ponga prioritariamente il fine di offrire al lettore pillole di conoscenza capaci di suscitare pensieri, promuovere dibattito, critica, dialogo, attraverso l’uso di parole disarmate e liberatrici, non posso non volgermi a don Lorenzo Milani, prete maestro uomo, profeta obbediente e ribelle ad un tempo. Come per ogni sfaccettatura della sua poliedrica visione del mondo, anche il rapporto con il giornalismo è stato caratterizzato da una pluralità di esperienze, di contatti, di emozioni, sempre filtrati dalle maglie inflessibili della razionalità. Un ventaglio di situazioni oscillante tra la conflittualità aspra e irredimibile da un lato e la vicinanza umana e fraterna dall’altro. 

A Barbiana la lettura dei giornali occupa un tempo rilevante della giornata scolastica. Dalla comparazione di diverse testate i ragazzi imparano parole nuove, significati nuovi e soprattutto sviluppano quello spirito critico che consente di contrastare la propaganda, il conformismo, l’indifferenza. Prende corpo anche un progetto di giornale-scuola, non in una formula che favorisca l’aumento delle tirature e abbassi le difese del lettore, consumatore e/o elettore. Al contrario, l’obiettivo è quello di “fornire ad ogni donna e ad ogni uomo gli strumenti utili ad acquisire consapevolezza critica, autonomia di giudizio, responsabilità di decisione, orgoglio della dignità “.

Numerose le collaborazioni attivate da don Milani con giornali in grado di garantire alle sue ideadeguato contesto per la denuncia di ogni condizione di inferiorità sociale, economica, culturale in cui versa il suo popolo: il quindicinale “Adesso” ideato da don Primo Mazzolari, “II giornale del mattino” di Ettore Bernabei con la rubrica “Parole come personaggi” e, tetragone alla distanza del tempo e dello spazio, alcune memorabili amicizie, tra cui spiccano quelle con Mario Cartoni e Giorgio Pecorini. Il primo, corrispondente de La Nazione di Firenze, seguì il processo a carico del Priore presso il tribunale di Roma, l’altro redattore de L’Europeo, saliva spesso a Barbiana con il giovane cognato Oliviero Toscani che voleva fare il fotografo, a cui dobbiamo alcuni degli scatti che hanno reso nota a molti quell’esperienza memorabile. Fu Pecorini, che al Priore di Barbiana ha dedicato un libro bellissimo Don Milani. Chi era costui? ad organizzare un incontro con giovani studenti di una scuola di giornalismo ai quali fu ribadito ancora una volta che gli obiettivi e gli strumenti non possono prescindere dalla ricerca della verità e delle parole più esatte e più semplici per raccontarla. 

Nel tempo in cui l’Italia occupa, nella classifica internazionale, una posizione non invidiabile per la libertà di stampa, forse la lezione di don Lorenzo Milani conserva integra la sua urticante attualità. 

Buona festa della Repubblica.  Non soltanto una nuova forma dello Stato a sancire una netta frattura con il passato, ma l’ideale di un mondo migliore: libero, equo, giusto, solidale. Per averlo sostenuto durante la campagna elettorale referendaria, mio padre nel giugno 1946 perse il posto di lavoro.

Agata Turchetti

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