Dopo anni di confronto, sembrerebbe che i sindaci delle Amministrazioni comunali ricadenti nell’ATO 3 Macerata abbiano finalmente trovato la soluzione individuando la forma di gestione della nuova società che sarà chiamata a gestire unitariamente, i servizi di acquedotto, fognatura e depurazione. La scelta è ricaduta sull’affidamento alla “società consortile” esistente SI Marche, all’interno della quale confluiranno, sia le società operative preesistenti (tra cui l’ATAC di Civitanova Marche, l’APM di Macerata, l’ASTEA di Recanati ed Osimo), sia le 46 amministrazioni comunali ricadenti nell’ATO 3 Macerata.
Preoccupano tuttavia i toni trionfalistici, come se si fosse trovata la soluzione a tutti i problemi. In realtà, la scelta della forma di gestione è solo il primo, preliminare passo per la costituzione di un soggetto che possa realmente garantire una gestione pubblica ed una erogazione dei servizi idrici, rispettando i criteri di efficienza, efficacia ed economicità.
Mancano ancora invece tutti gli altri adempimenti obbligatori di un serratissimo percorso che in pochi mesi dovrebbe prevedere: la definizione del Piano d’Ambito, l’acquisizione delle quote societarie di SI Marche da parte dei gestori esistenti, la necessaria approvazione del caso da parte di tutti i consigli comunali, l’avallo degli organi di controllo, tra cui la Corte dei Conti e l’AGCOM, la presentazione della proposta dal nuovo soggetto con la definizione del Piano industriale e la sua asseverazione.
Adempimenti ed attività molto complesse che non appaiono in nessun modo realizzabili con le tempistiche previste, considerato il fatto che a dicembre scadono le attuali concessioni.
Anche i malumori che si segnalano in questi giorni tra le attuali società di gestione ed i sindaci proprietari confermano che il percorso per addivenire ad una gestione effettivamente unitaria è ancora lungo e tortuoso e che soprattutto talune criticità non sono state di certo risolte ma solo rinviate.
In primis, non è stato ancora definito come liquidare la compagine esistente privata in una delle società attuali di gestione, requisito indispensabile ed essenziale per un affidamento pubblico del servizio. In secondo luogo, manca ancora la necessaria pianificazione per comprendere come sarà la futura gestione dei servizi idrici, con particolare riferimento, ad esempio, all’entità degli investimenti da realizzare ed alle tariffe da applicare ai cittadini.
Non è stato nemmeno definito l’entità di rappresentanza all’interno del nuovo soggetto aggregatore né quale debba essere il modello organizzativo, ovvero i rapporti e la suddivisione delle attività da espletare tra le attuali gestioni esistenti e il nuovo gestore unico provinciale. Quali soggetti effettueranno la gestione operativa nei territori? Chi provvederà alla realizzazione delle nuove opere e le manutenzioni? Chi garantirà la tutela degli utenti e dove saranno gli sportelli? Ci sarà un aumento delle bollette? Sono solo alcune di molte altre domande che ancora non hanno nessun tipo di risposta e che rappresentano il cuore del problema irrisolto.
Purtroppo, da troppi anni, invece che pensare all’organizzazione operativa dei servizi idrici, gli amministratori locali hanno preferito accapigliarsi sulle quote di rappresentanza nella costituenda società unica, al fine di accaparrarsi la “poltrona più comoda”. Insomma, ben lungi dall’aver risolto tutti i problemi, l’affidamento del servizio idrico integrato rappresenta ancora una forte criticità per il territorio e se non si opereranno i giusti passi, il rischio che via sia la privatizzazione della gestione sarà ancora più vivo che mai. Difatti i quasi inevitabili ritardi al cronoprogramma ipotizzato comporteranno l’inevitabile ricorso alla gara per l’affidamento del servizio, vista la già richiamata imminente scadenza delle concessioni attuali. Una responsabilità enorme da parte di chi è stato chiamato gestire questo delicatissimo passaggio e che in questi anni ha preferito dividere anziché unire, creando una situazione di stallo imbarazzante. Ci si chiede se tale modalità di agire sia stata solo il frutto di un’incapacità di governare il percorso ovvero di una precisa strategia per aprire le porte al privato.
Giulio Silenzi



