domenica, 7 Giugno 2026
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La forza invisibile che fa funzionare una città

C’è un pensiero che don Luigi Ciotti richiama spesso: In ogni città esiste unaltra città. Una città che compare poco nelle cerimonie ufficiali, nei comunicati, nei momenti istituzionali, e che naturalmente non siede nei luoghi della decisione politica. È la città fatta di persone comuni che ogni giorno si impegnano per migliorare la vita della comunità: volontari, educatori, attivisti, professionisti, cittadini che scelgono di trasformare il cambiamento in gesti concreti, solidarietà e iniziative dal basso.

È la città che ogni giorno riempie i vuoti dellaltra: quella istituzionale. Lo fa silenziosamente nelle associazioni, nei luoghi di ascolto, nelle parrocchie, nei doposcuola, nei gruppi informali che non hanno statuti ma hanno valori. È la città delle volontarie e dei volontari, dei nonni che accompagnano, delle ragazze e dei ragazzi che animano, delle associazioni e cooperative sociali che curano gli invisibili. È una città che non fa notizia, perché viene data per scontata, ma fa esistere la Comunità.

Proviamo allora un esperimento, qui, brutale: da domani, tutto questo scompare.

Niente volontari. Nessun educatore a bussare alla porta di chi sta scivolando nellisolamento. Nessuna associazione a sostenere i fragili. Stop alle iniziative culturali, ai corsi gratuiti o economicamente accessibili, ai centri di aggregazione, allo sport di base, alle reti informali che tengono insieme famiglie, giovani, anziani.

Niente cooperative o realtà sociali a sostenere persone con disabilità, minori non accompagnati, dipendenze, povertà, anziani soli, adolescenti spettinati. Nessun gruppo che si prende cura dei quartieri, dei parchi, degli ultimi, di chi vive una qualche forma di affanno esistenziale, malattia.

Cosa resterebbe della città? La risposta è semplice: un territorio più povero, più fragile, più solo, socialmente più “costoso.

Senza questa trama invisibile, il tessuto sociale si rompe. E nessuna istituzione, nemmeno la più organizzata dallo Stato centrale al Comune possiede da sola mezzi e capillarità per ricucirlo.

La verità? Questa altra città” è politica sì, politica ma senza lombra dei partiti o delle logiche ideologiche che spesso ne distorcono lo scopo. La più alta, la più pura, la più necessaria.

Non indossa casacche, non cerca preferenze, non rincorre campagne. Eppure, ogni giorno costruisce ciò che la politica quella vera, quella che guarda al bene comune dovrebbe tutelare: legami, fiducia, coesione, sostegno, cura. È una forma di politica senza partiti ma con responsabilità; senza spot ma con continuità; senza riflettori ma con risultati. Le loro azioni parlano più forte di qualsiasi discorso in piazza, sui social.

Lo psichiatra Stefano Nassini, direttore del Dipartimento di Salute Mentale dellAST di Macerata, lo ha ricordato di recente al Tavolo per la Salute delle Giovani Generazioni: non esiste salute mentale senza una psichiatria di Comunità. Non basta medicalizzare, non bastano i servizi socio-sanitari. Serve un continuum con il Terzo Settore, con il volontariato, con le reti umane che alleggeriscono il peso prima che diventi emergenza.

E allora se è vero che la Comunità cura la Comunità — una domanda è inevitabile, e riguarda ogni amministrazione, di qualsiasi colore e in qualsiasi città:

Può una città permettersi di perdere questa seconda città silenziosa? La risposta è no.

Ed è proprio per questo che la politica nazionale, locale in particolaresenza distinzioni — è chiamata a un compito semplice, ordinario, ma strategico: sostenere chi ogni giorno svolge unazione straordinaria.

Non cercare bandiere nemiche dove non esistono. Non sospettare militanze dove c’è solo dedizione. Non premiare le realtà più vicine al proprio colore dimenticando le altre.Non interpretare il volontariato come un bacino elettorale, ma come un pilastro del sistema di cura.

Sostenere il Terzo Settore non è un favore: è amministrazione responsabile.

Significa investire nella tenuta emotiva, relazionale, sociale ed economica della città. Significa riconoscere che queste realtà non sono accessorie, ma parte integrante dellinfrastruttura pubblica. Significa garantire risorse stabili e attenzione costante, non solo a ridosso delle elezioni. E significa anche unaltra cosa, ancora più impegnativa: esercitare discernimento.

Perché accanto alle associazioni che ogni giorno tengono insieme il tessuto sociale, ne esistono altre che, per finalità opache o interessi privati, si presentano come socialisolo di nome. La Politica ha il dovere non la facoltà — di riconoscere queste differenze. Ha il compito di sostenere ciò che genera valore pubblico e, allo stesso tempo, di escludere ciò che utilizza il sociale come pretesto, come strumento di compiacenza o peggio ancora come leva di consenso.

Ascoltare, discernere, scegliere. È così che si tutela una comunità. È così che si protegge quella seconda città silenziosache lavora ogni giorno per la prima. È un cammino che riguarda anche i cittadini. Perché nulla di ciò che funziona è scontato.

La città che funziona non si regge da sola. Non basta un Sindaco, non basta una Giunta, non basta un bilancio. Serve la città che lavora ogni giorno, concreta e silenziosa. Quella che non si lamenta: fa. Quella che non aspetta altri: agisce.Quella che non cerca gloria: cerca giustizia sociale. Alla fine, il segreto di una città sana è tutto nei gesti piccoli che nessuna amministrazione può “bandire, e nei legami che nessun decreto può creare.

La buona politica di palazzoquella autentica lo sa: non deve sostituirsi alla Comunità, ma mettersi al suo fianco.Non deve utilizzare il volontariato, ma valorizzarlo. Non deve gestirlo, ma sostenerlo.

Perché, diciamocelo con un sorriso ma con molta serietà: se da domani sparissero volontari, associazioni, educatori, cooperative e cittadine attiveanche il miglior Sindaco del mondo correrebbe a cercarli casa per casa.

Perché senza di loro, una città non regge: nemmeno la migliore Amministrazione potrebbe compensarne lassenza.

Andrea Foglia — genitore impegnato, voce libera per i giovani.

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1 commento

  1. La cattiva politica e’ quella che da’ per scontato queste realta’ e che se esistono e’ perche’e’ un piacere personale e che nulla quindi debbono chiedere.

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