domenica, 10 Maggio 2026
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Il Cosmari condannato, le ha sbagliate tutte. Altro che meritocrazia! Ora chi paga? (di Giulio Silenzi)

E’ stata pubblicata la motivazione della sentenza con la quale il Giudice del Tribunale di Macerata, Germana Russo, nel marzo scorso aveva disposto nei confronti del COSMARI un cospicuo risarcimento a favore del manager pubblico corridoniano Roberto Pierantoni, vincitore nel 2021 della selezione pubblica per la nomina del Direttore Generale.
Con una sentenza destinata a far discutere, ma fino ad oggi ignorata dalla stampa, la Russo ha dichiarato l’illegittimità sia della decisione di annullare la prima selezione, vinta da Pierantoni, sia dell’indizione della seconda procedura, nella quale è risultata vincitrice l’attuale Direttore Generale, Brigitte Pellei, che nella prima selezione si era classificata quinta.
Il Giudice ha rivolto una severa censura giuridica alle scelte dell’allora Presidente del COSMARI, Giuseppe Pezzanesi, e della maggioranza dei Comuni soci – in notevole prevalenza di area centrodestra – che avevano deciso (scandalosamente) di annullare la prima procedura. Come si legge nella sentenza, la precedente Amministrazione aveva addirittura modificato lo statuto del Consorzio proprio per separare la figura del Direttore Generale da quella del Direttore Tecnico, con l’intento di aprire la selezione anche a profili manageriali e non soltanto tecnici.
L’obiettivo era quello di imprimere al COSMARI, ormai divenuto una realtà di grandi dimensioni con circa 600 dipendenti, una gestione più moderna e orientata alla programmazione strategica, capace cioè di attrarre risorse esterne – si pensi ai progetti finanziati con fondi PNRR, ma non solo.
Con la seconda selezione, invece, furono ammessi solo candidati in possesso di lauree di natura tecnica, escludendo così artatamente e vergognosamente Pierantoni, che pur vantava una lunga esperienza di vertice amministrativo e una laurea in discipline economiche.
Oltre al consistente risarcimento (parliamo di centinaia di migliaia di euro) riconosciuto a Pierantoni, resta ora da chiarire chi dovrà sostenere i costi economici delle decisioni ritenute illegittime: dalle spese legali del COSMARI e del ricorrente, ai costi sostenuti per due bandi e due commissioni di selezione, fino ai potenziali danni di immagine e di efficienza che possono aver inciso anche sul valore delle quote dei Comuni soci.
È auspicabile che la competente Procura regionale della Corte dei Conti – istituzione prevista dalla nostra Costituzione e oggi oggetto di un inaccettabile attacco politico da parte del Governo nazionale – apra un approfondimento per accertare eventuali responsabilità erariali, in questo caso i Comuni che votarono a favore potrebbero non dormire sonni tranquilli.
In un periodo in cui la politica regionale e nazionale si riempie la bocca di meritocrazia e “rientro dei cervelli”, viene da chiedersi come sia possibile che a un manager pubblico come Roberto Pierantoni – Segretario Generale di nomina ministeriale in quattro diverse Camere di Commercio (Puglia, Abruzzo, Campania e Molise) e autore di numerosi contributi su riviste specializzate de Il Sole 24 Ore – sia stato di fatto impedito di ricoprire l’incarico per il quale era risultato vincitore, prima al COSMARI e poi, più recentemente, alla CCIAA delle Marche.
In quest’ultimo caso, il Presidente della Camera, Gino Sabatini, ha designato per la nomina ministeriale Deborah Giraldi, dirigente non generale attualmente in servizio presso la Struttura commissariale per la ricostruzione post-sisma del 2016 guidata dal Senatore Guido Castelli, che non risulta avere esperienze nel sistema camerale, molto diverso dagli enti locali territoriali.
In un contesto in cui si parla spesso di meritocrazia e valorizzazione delle competenze, questa vicenda rappresenta un caso emblematico di come si procede senza basarsi su criteri di trasparenza, efficienza e rispetto delle regole, altro che meritocrazia ma fedeltà al sistema di potere.

Di Giulio Silenzi

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1 commento

  1. Vuoi sapere chi deve pagare?
    Deve pagare quello che lì dentro de I deva tutto senza mai metterci la faccia! Ovvero quello che ci doveva stare 4 anni rinnovabili con altri 4 e invece ce ne è stato 35 con il silenzio assenso di una massa di pecoroni politici

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