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Educare all’affettività non è un rischio. È una necessità.

La politica arretra, gli esperti chiedono ascolto: l’educazione emotiva e sessuale è prevenzione, non ideologia.

Nei giorni in cui l’Italia piange l’ennesimo femminicidio, la Commissione Cultura della Camera ha approvato un emendamento al disegno di legge del ministro Giuseppe Valditara che vieta «tutte le attività didattiche e progettuali attinenti all’ambito della sessualità» nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, anche se condotte da esperti e con il consenso dei genitori. Una decisione che, per chi si occupa di educazione e salute, appare anacronistica e preoccupante.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’UNESCO lo affermano da anni: l’educazione affettiva e sessuale è una delle strategie più efficaci per tutelare i minori e prevenire la violenza. Non si tratta di “parlare di sesso”, ma di fornire ai bambini e agli adolescenti strumenti per comprendere emozioni, relazioni e rispetto reciproco.

Anche in Italia, il Gruppo CRC (Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza) e numerosi Ordini regionali degli Psicologi hanno chiesto al Parlamento di introdurre in modo strutturato percorsi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole, definendoli “una risorsa, non un rischio”. Privare i giovani di queste esperienze significa negar loro competenze emotive e relazionali fondamentali.

Le posizioni degli psicologi: “Un’educazione affettiva è tutela, non minaccia”. Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP), attraverso la presidente Maria Antonietta Gulino, ha espresso una posizione ferma: “Vietare, seppure idealmente a tutela dei minori, l’educazione sessuale, affettiva o etica nelle scuole può costituire un pericoloso ostacolo allo sviluppo sessuale, affettivo e relazionale di bambine, bambini e adolescenti.

Gulino ricorda che l’adolescenza è una fase cruciale nello sviluppo dell’identità personale e relazionale e che percorsi educativi adeguati all’età, condotti da professionisti con competenza e responsabilità etica e deontologica, rappresentano una tutela fondamentale della salute psicologica dei giovani e una prevenzione della violenza in tutte le sue forme. In assenza di una formazione strutturata e scientificamente fondata, i giovani rischiano di apprendere da fonti diseducative, come contenuti pornografici o stereotipi veicolati dai media e dai social: “Si espongono i ragazzi – spiega Gulino – a modelli distorti e disfunzionali, che alimentano violenza, bullismo, revenge porn e relazioni tossiche.

Il CNOP ribadisce che l’educazione affettiva e sessuale dovrebbe essere parte integrante del Patto di corresponsabilità tra scuola, famiglie e studenti, come base per un’alleanza educativa capace di promuovere autonomia, rispetto e consapevolezza. “È un presidio di salute psicologica e sociale, non una minaccia. La scuola deve restare un luogo di conoscenza, dialogo e crescita emotiva nel rispetto della dignità di ogni persona.

Sulla stessa linea si collocano gli Ordini regionali degli Psicologi di Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Puglia, Sicilia e Veneto, che in un documento congiunto affermano: “L’educazione sessuo-affettiva è una risorsa, non un rischio. Limitare o escludere la possibilità di promuovere da parte dei professionisti della salute attività educative su questi temi significa privare bambini e adolescenti di strumenti fondamentali per comprendere e gestire i cambiamenti fisici ed emotivi legati alla crescita.” Gli Ordini chiedono che la voce degli psicologi venga ascoltata nelle sedi parlamentari competenti, per ribadire l’importanza di un’educazione tempestiva, continuativa e basata sulle evidenze scientifiche.

La tutela dei minori passa anche – e soprattutto – attraverso la conoscenza, l’ascolto e la costruzione di contesti educativi sicuri e consapevoli.

Paura e silenzio: il doppio rischio denunciato da Alberto Pellai. Il medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva Alberto Pellai parla di due codici dominanti: la paura e il silenzio. Il primo, perché considera la sessualità un tema troppo delicato per essere trattato, generando immobilismo. Il secondo, perché perpetua un modello educativo fondato sulla rimozione: “Abbiamo imparato da bambini a non parlarne, e ora rischiamo di lasciare anche i nostri figli senza parole, soli davanti ai motori di ricerca e alla pornografia, dove imparano tutto tranne ciò che serve davvero.” “La non-educazione non lascia nulla – aggiunge Pellai. Lascia solo un vuoto. E oggi quel vuoto sarà riempito da milioni di dis-educatori pronti a occupare lo spazio che noi adulti abbandoniamo. I nostri figli si meritano una scuola di qualità e di coraggio, non una scuola che sceglie il silenzio e la paura.” Ancora: “Non si tratta solo di non escludere gli psicologi dalle scuole, ma di vigilare perché non entrino figure non qualificate, prive di formazione e di responsabilità. Parlare ai ragazzi di temi così delicati senza competenze non è libertà educativa: è un rischio che nessuno dovrebbe correre.

Educare all’affettività è una scelta di civiltà. Educare all’affettività significa insegnare a riconoscere le emozioni, a vivere in relazione, a rispettare i confini e l’altro. È una forma di prevenzione primaria, un vaccino sociale contro la violenza. E non c’è nulla di più politico, oggi, che scegliere di educare alla consapevolezza.

Da tutto questo mi vengono alcune domande per una riflessione necessaria:

Perché la politica non ascolta le voci dei professionisti che da anni si occupano di crescita, educazione e salute mentale? Perché non valorizza le competenze delle categorie professionali che operano ogni giorno nelle scuole e nei servizi? Perché fatica a leggere le trasformazioni sociali e culturali che attraversano le nuove generazioni? Perché continua a temere il confronto con il sapere tecnico e scientifico, preferendo il linguaggio della contrapposizione ideologica? E ancora: quanto spazio lasciamo, come cittadini, alla riflessione critica e alla responsabilità collettiva, prima di accettare che il silenzio diventi la norma?

Forse è tempo di chiederci non solo che scuola vogliamo per i nostri figli, ma quale società vogliamo costruire insieme. Perché educare all’affettività non è solo un tema scolastico: è una scelta di civiltà e di futuro condiviso.

Andrea Foglia — genitore impegnato, voce libera per i giovani.

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