Una città blindata: così appariva domenica Ascoli Piceno, in occasione del derby Ascoli–Sambenedettese allo stadio Del Duca, al quale tifosi della Sambenedettese non hanno potuto assistere per disposizione della questura.
Sembrava una città in coprifuoco: ad ogni accesso, in ogni strada che conduceva alla vasta zona dello stadio, erano presenti pattuglie dei carabinieri, della polizia stradale, dei reparti mobili. Un dispiegamento di forze enorme, con centinaia di uomini, decine di mezzi e persino un elicottero che volteggiava costantemente. L’impressione era davvero quella di una città assediata.
Siamo nel 2025, eppure per una partita di calcio dobbiamo assistere a scene di questo tipo. Va bene la rivalità sportiva, ma ciò che avviene — e viene tollerato — è che le curve rasentino l’inciviltà e il culto della violenza che dagli spalti è verbale per poi tramutarsi a volte in violenza vera, che fa notizia per un giorno e poi lascia tutto come prima.
A fine partita, alcuni giocatori hanno sventolato bandiere con effigi che richiamavano simboli dell’estrema destra e immagini del ventennio forse ignorando il significato di tali simbologie (il beneficio del dubbio si concede sempre), ma non è opportuno ignorarle né, tantomeno, tollerare ciò che rappresentano.
La cultura della violenza nelle curve viene troppo spesso tollerata: si chiudono gli occhi davanti agli slogan, ai cori, agli atteggiamenti intimidatori. Solo quando avvengono fatti di gravità inaudita si interviene, ma in modo ipocrita, senza mai modificare davvero le cose.
Tutti, per motivi economici o di convenienza, preferiscono che tutto resti com’è. Ma non può essere così: lo stadio non deve diventare una zona franca, un luogo dove la violenza — anche solo simbolica — viene accettata.
Uno Stato che si fonda sui valori costituzionali deve rifiutare la violenza in ogni forma, la cultura della violenza, anche nello sport. Il calcio non può e non deve essere un’eccezione per questioni economiche. Questo principio vale per tutti: grandi e piccole squadre, grandi e piccole società, e non è giusto rassegnarci allo stato delle cose. Infine, una domanda è d’obbligo: È giusto che corpi speciali vengano impiegati in modo così massiccio per una partita di calcio?




