Negli ultimi cinque anni, in Italia, il numero dei bambini e degli adolescenti vittime di maltrattamento è aumentato in modo impressionante. Lo conferma la III Indagine nazionale promossa da Terre des Hommes e CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso dell’Infanzia) per l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, presentata pochi giorni fa: quasi 114.000 minorenni sono oggi in carico ai servizi sociali per casi di maltrattamento, il 30,4% del totale dei minori seguiti. Nel 2018 erano il 19,3%. In soli cinque anni si è passati da 9 a 13 bambini maltrattati ogni mille residenti. È un salto del 58% che deve preoccupare, interrogare e smuovere le coscienze.
Dietro a questi numeri si celano storie di sofferenza, spesso consumate nel silenzio delle mura domestiche: l’87% dei maltrattamenti avviene infatti all’interno della cerchia familiare più ristretta. La forma più frequente è la trascuratezza, seguita da episodi in cui i minori assistono a violenze tra adulti, o sono vittime dirette di violenza psicologica, fisica, di cure inappropriate o, nei casi più estremi, di abusi sessuali. Una realtà complessa, che prende forma proprio dove i bambini dovrebbero sentirsi più protetti.
L’indagine, che ha coinvolto 326 Comuni italiani, comprese 12 città metropolitane, rappresenta la prima vera fotografia post-pandemica del fenomeno. I dati, aggiornati al 31 dicembre 2023, analizzano un bacino di quasi 2,7 milioni di minorenni. E proprio il contesto post-Covid sembra aver acuito fragilità preesistenti, amplificando isolamento, disagio economico e difficoltà genitoriali.
Le riflessioni di chi ha contribuito alla realizzazione di questo studio non lasciano spazio a interpretazioni ambigue. Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, sottolinea la gravità della violenza assistita, che riguarda un caso su tre e rivela quanto sia profonda la crisi delle relazioni familiari. Donatella Vergari, presidente di Terre des Hommes Italia, richiama la necessità di rafforzare i servizi territoriali — scuola, sanità, assistenza sociale — affinché le situazioni critiche vengano intercettate in tempo. Marianna Giordano, presidente di CISMAI, definisce l’indagine uno strumento indispensabile per chi deve prendere decisioni politiche e operative: una base concreta per prevenire, intervenire e accompagnare non solo i minori, ma anche i loro genitori in difficoltà.
Questi dati non devono restare confinati nei report. Sono un invito pressante ad assumerci tutti la responsabilità che ci spetta. Proteggere un bambino non è soltanto compito degli “addetti ai lavori”: riguarda ciascuno di noi. Significa educare alla consapevolezza, imparare a riconoscere segnali di sofferenza, non voltarsi dall’altra parte, segnalare quando necessario, sostenere chi è fragile senza giudicare.
Oggi non possiamo più affidarci all’alibi dell’ignoranza o dell’impotenza. Le informazioni ci sono, le evidenze pure. Quello che manca troppo spesso è la volontà di uscire dall’indifferenza. Eppure, il cambiamento inizia proprio da qui: da uno sguardo nuovo, capace di cogliere ciò che prima ignoravamo, da una cultura della cura che parta dalla comunità, e da un patto tra cittadini e istituzioni che non rimanga solo sulla carta.
Non aspettiamo il prossimo rapporto per accorgerci che era tutto già davanti ai nostri occhi. Abbiamo la mappa, adesso (francamente siamo già in forte ritardo) serve muoversi.
E adesso, tocca a noi: ciò che emerge dall’indagine è chiaro e innegabile. Ma davanti a numeri così allarmanti, ognuno può — e forse deve — porsi alcune domande: Cosa faccio, nel mio quotidiano, per garantire che i bambini intorno a me vivano in un ambiente sicuro e rispettoso? Riesco a riconoscere i segnali di un disagio? E se li vedessi, saprei a chi rivolgermi? Lo farei? Quanto spazio dedico, come genitore, insegnante, vicino, cittadino, all’ascolto reale dei più piccoli? Che idea ho della famiglia? La penso sempre come luogo di protezione, o riesco a considerare anche le sue possibili fragilità? Sono parte di una rete – formale o informale – che può davvero fare la differenza per un bambino in difficoltà?
Non esiste una risposta giusta per tutti. Ma esiste una responsabilità condivisa.
Se non io, chi? Se non ora, quando?
Andrea Foglia — genitore impegnato, voce libera per i giovani.




Purtroppo è un problema sottovalutato e le istituzioni, scuola, servizi sociali, consultori, purtroppo, non sono pronti o, comunque, sono lenti e “burocratici”! La società? Individualismo dominante, disimpegno p r i problemi altrui e remora per eventuali complicazioni è veramente difficile sostenere e salvare tanti bambini e ragazzi dalla violenza!