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Aree interne e ricostruzione, l’Italia e le Marche: per aprire un dibattito sul futuro del nostro Appennino (Augusto Ciuffetti)

Il tema delle aree interne continua ad essere al centro del dibattito culturale e degli studi, mentre sta progressivamente scomparendo dall’agenda politica del nostro Paese. Né la SNAI, né il PNRR, nonostante i progetti e le risorse finanziarie messe a disposizione, hanno prodotto risultati degni di nota. Nella nostra realtà regionale, inoltre, esso si lega alla ricostruzione dopo il terremoto, la quale sembra procedere sul piano fisico, ma senza tener conto della reale articolazione sociale ed economica dei singoli territori. Un atteggiamento paradossale, il quale, in assenza di appositi progetti, è destinato ad incentivare i fenomeni di desertificazione. Il risultato sarà quello di avere delle case, realizzate con enormi costi, che rimarranno vuote.
Contemporaneamente è cambiato il contesto generale. Nelle Marche, allo spopolamento delle aree interne corrisponde ormai da anni l’eccessiva urbanizzazione e la cementificazione degli spazi costieri, con una densità abitativa delle città in costante crescita. Nello stesso tempo, il declino demografico è arrivato a coinvolgere l’intera regione. Servirebbero nuovi piani di riequilibrio territoriale, nuove “alleanze” tra costa e montagna, ma concrete indicazioni in tal senso non stanno emergendo, malgrado lo specifico ruolo assegnato agli enti regionali in tema di programmazione.
Tale situazione sta permettendo a grandi multinazionali di mettere in atto atteggiamenti predatori nei confronti della dorsale appenninica. Sembra che il futuro, per quest’ultima, non possa che arrivare dalla realizzazione di enormi parchi eolici, in nome di una distorta visione della transizione energetica, la quale sta assicurando enormi guadagni solo alle società di progettazione; oppure, dall’attuazione di nuove ipotesi di sviluppo turistico di massa legate alla costruzione di impianti di risalita, che ignorano del tutto le conseguenze del mutamento climatico.
Di fronte all’immobilismo della politica e alla scarsa incisività di enti e istituzioni, le prospettive per fissare nuovi percorsi economici e sociali provengono esclusivamente dalle comunità locali, spesso scarsamente sorrette. La microprogettualità legata alla storia dei territori, la creazione di cooperative di paese, la nascita di comunità energetiche potrebbero rappresentare delle valide risposte. Al turismo, considerato come una sorta di illusoria panacea, responsabile, invece, della totale devastazione di territori e spazi urbani, oppure legato a prospettive del tutto inconsistenti o imposte dalle mode del momento, come il cosiddetto turismo delle origini, si dovrebbe sostituire la vera riscoperta dei mestieri e dei patrimoni materiali e immateriali delle comunità locali, in particolare di quelli culturali.
La ricostruzione messa in atto abbattendo case e interi centri storici e riedificando con moduli architettonici standardizzati, anonimi e del tutto fuori contesto, cancella l’originalità dei paesaggi delle nostre aree interne, cioè la loro unica e vera fonte di ricchezza. Si sta perdendo un patrimonio culturale di immenso e incalcolabile valore, veri “pezzi” irripetibili di storia, nel silenzio più assordante.
Il futuro delle aree interne e del paese Italia, si può costruire solo nel rispetto della storia e dei caratteri originari, ma nello stesso tempo, servono anche rinnovate capacità di apertura nei confronti del mondo e vere forme di accoglienza; si devono individuare nuovi percorsi economici non più sorretti solo dalle logiche del consumismo; è necessario attuare una dimensione multiculturale e multirazziale come unica e vera fonte di vita e ricchezza. I paesi dell’Appennino possono e devono diventare i luoghi nei quali si può riconoscere e ritrovare l’intera umanità.

Augusto Ciuffetti

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