Ci sono giovani che non aspettano che le cose cambino: iniziano a cambiarle loro. Giulia Rapazzetti è una di questi. Studia ingegneria civile e ambientale all’Università Politecnica delle Marche e, nel frattempo, guida con entusiasmo e visione il gruppo maceratese di 2hands, una rete nazionale di giovani attivisti impegnati per l’ambiente. L’ho incontrata per farmi raccontare la sua storia — che è, in fondo, la storia di una generazione che non smette di credere nel valore dei gesti concreti.
Giulia, partiamo da te. Chi sei quando non sei “l’attivista di 2hands”? E com’è nato questo incontro con l’associazione?
Al di là dell’attivismo, sono semplicemente Giulia: una ragazza che studia, che ama la natura e che ha deciso di impegnarsi in prima persona per il rispetto dell’ambiente e delle persone. Credo che quando si sceglie di abbracciare una causa non lo si possa fare a metà: o la vivi sempre, o non la vivi affatto. Prima di conoscere 2hands, avevo già fatto esperienza di volontariato grazie a un progetto del CSV Marche, poi un giorno mi sono imbattuta in un post su Instagram che parlava di questa realtà. Mi ha colpito subito. Ho coinvolto alcuni amici e da lì è cominciato tutto: ci siamo uniti al gruppo, che oggi è una vera squadra. E sì, ho l’onore di esserne la presidente per la sede di Macerata.
A Macerata siete molto attivi. Come nasce il gruppo e che tipo di iniziative portate avanti?
Il gruppo maceratese nasce grazie a una ragazza che aveva conosciuto 2hands ad Ancona e ha sentito il bisogno di portare questa esperienza anche nella città in cui studia. Da subito abbiamo avuto un riscontro forte, soprattutto tra gli studenti universitari, ma anche da tanti cittadini di tutte le età. Oltre ai cleanup, che restano la nostra prima linea d’azione, oggi lavoriamo molto sulla sensibilizzazione nelle scuole – dalle materne alle superiori – e collaboriamo con altre realtà del territorio su progetti ecosostenibili. Per noi la tutela dell’ambiente è molto più di un tema “verde”: è un modo di guardare al mondo, di vivere la comunità, di prendersi cura insieme dei luoghi che amiamo.
C’è chi pensa che i giovani siano disinteressati o pigri rispetto ai grandi temi come ambiente, società, politica. Dall’interno, cosa vedi tu?
Penso che spesso i giovani vengano percepiti come disinteressati, ma la verità è che tante persone – non solo i giovani – si sentono sopraffatte dai problemi del nostro tempo. È come se il mondo fosse troppo grande per poterlo cambiare. Io credo invece che la differenza la faccia proprio l’atteggiamento: se ognuno iniziasse a fare la propria parte, anche piccola, senza aspettare che siano sempre “gli altri” a cominciare, molte cose cambierebbero. Ci vuole coraggio per muovere il primo passo, ma quel coraggio può diventare contagioso.
C’è un momento che ti è rimasto nel cuore? Un episodio, un incontro, una scoperta che ti ha colpita?
Sì, sicuramente l’ultimo Green Carpet, il festival che organizziamo ogni anno per il compleanno dell’associazione. È stato un evento pieno di energia e ispirazione: abbiamo ospitato Giulia e Gabriele di VeganChef e Silvia e Valentina de L’Ecogentile. In loro ho trovato non solo competenza e ricerca, ma una profonda umanità. Quegli incontri ti ricordano perché fai quello che fai.
2hands è molto radicata nel Sud Italia e in tanti piccoli centri. Perché secondo te proprio lì?
Perché 2hands è nata dal basso, dal desiderio autentico di prendersi cura dei luoghi che si vivono ogni giorno: città, spiagge, parchi. Nei piccoli centri ci si conosce di più, ci si sente parte di una comunità e diventa naturale volerla proteggere. È un legame fatto di affetto e concretezza, un amore semplice ma potente che ti spinge a non voltarti dall’altra parte.
Se potessi dire qualcosa agli adulti – genitori, insegnanti, decisori – cosa diresti?
Direi che i giovani hanno bisogno di fiducia e ascolto. Non siamo una generazione disinteressata, ma una generazione che si fa domande e cerca strade nuove. Spesso usiamo linguaggi diversi da quelli degli adulti, ma questo non significa che non abbiamo valori. Il compito degli adulti, secondo me, è proprio quello di ascoltare, creare spazi di espressione, riconoscere il valore delle idee nuove. Solo così possiamo trasformare l’entusiasmo in azione concreta.
Viviamo in tempi di “attivismo performativo”: un post, un hashtag, una foto. Voi invece agite. Perché è importante, oggi più che mai, sporcarsi le mani?
Perché solo agendo ti rendi davvero conto di ciò che accade intorno a te. Raccogliere rifiuti, restituire un parco alla sua bellezza naturale: sono gesti semplici ma potentissimi. Ti fanno sentire parte del cambiamento. Allo stesso tempo, vogliamo che l’impegno sia accessibile a tutti: non c’è un solo modo per essere attivisti. C’è chi agisce, chi comunica, chi sensibilizza. L’importante è partecipare.
Tra i tanti progetti di 2hands – dai cleanup a 2breathe, fino a 2map – ce n’è uno che senti più tuo?
Sì, amo in modo particolare i progetti condivisi con altre realtà. Credo moltissimo nel valore del “fare rete”: incontrare persone diverse, scambiare idee, crescere insieme. Ogni collaborazione diventa un’occasione per imparare qualcosa di nuovo.
C’è una frase o un pensiero che ti accompagna nei momenti di fati?
Penso spesso alla fortuna di essere nata “da questa parte del mondo”, dove abbiamo libertà e possibilità che molti non hanno. Questa consapevolezza per me è responsabilità: trasformare un privilegio in impegno, non per senso di colpa, ma per gratitudine.
E il futuro? Dove ti vedi tra cinque anni?
Preferisco restare nel presente e costruire basi solide giorno dopo giorno. Credo che il futuro dipenda da come viviamo oggi: per questo cerco di non correre troppo avanti con la mente.
Grazie, Giulia. Perché il tuo impegno, come quello di tanti ragazzi e ragazze, racconta un’Italia diversa: quella che agisce, che non si rassegna, che crede nel valore dei gesti quotidiani. 2hands Macerata è la prova che la cittadinanza attiva non nasce solo nei grandi centri o nei movimenti globali, ma anche in un parco, in un cortile, in una spiaggia restituita alla sua bellezza. Ci ricordi che l’ambiente non si difende solo con le parole, ma con le mani nella terra e lo sguardo sempre un po’ più in là.
Andrea Foglia — genitore impegnato, voce libera per i giovani.




Mi appassiona sempre questa voglia di esserci che si vede e si sente nei Giovani ma che purtroppo e’ resa vana da chi detiene le leve e non vuol cederle