domenica, 7 Giugno 2026
Clinica Lab
Clinica Lab
HomeCulturaDue serate a teatro: tra il cinismo di Pinter e la memoria...

Due serate a teatro: tra il cinismo di Pinter e la memoria dimenticata

Giovedì 9 dicembre, al Teatro Gentili di Fabriano, è andato in scena uno spettacolo curioso e divertente che lascia però l’amaro in bocca. Era da tempo che non varcavo la soglia del bellissimo teatro ottocentesco di Fabriano e sono tornato scegliendo questo spettacolo per due motivi: uno per la bravura e la stima che nutro per Massimo Populizio, sia come regista che come attore; l’altro per constatare come Populizio abbia svolto il compito di regista di questo particolare testo, che figura come penultimo nella raccolta Teatro di Harold Pinter, nell’edizione Einaudi del 1972.
Massimo Populizio dirige e interpreta , celebre testo di Harold Pinter del 1964, un vero e proprio “gruppo di famiglia in un interno”. Ne sono protagonisti il padre Max, ruolo che Populizio riserva a sé stesso, ex macellaio e frequentatore di ippodromi; il fratello Sam, che guida un taxi non suo e al quale Max dà costantemente del parassita; e i figli di Max: Lenny, trentenne ex “pappa”, mitomane che si vanta di avventure erotiche violente, e Joey, aspirante pugile professionista, in realtà il più fragile della famiglia.
Il precario equilibrio familiare è sconvolto dall’arrivo notturno di un altro figlio, Teddy, affermato professore di filosofia, che dopo sei anni torna dagli Stati Uniti con l’enigmatica moglie Ruth, madre dei loro tre figli, per presentarla ai parenti. Unica figura femminile in un contesto maschile, Ruth accende desideri e scatena dinamiche conflittuali, facendo evolvere la sua apparente fragilità in una strategia di controllo e potere. Ciò che accadrà ribalterà definitivamente l’equilibrio precario di quella comunità.
Grazie a un testo che ha i tratti di una sceneggiatura cinematografica, Massimo Populizio traduce il cinismo, la cattiveria e l’humour di Pinter – qui sicuramente al loro vertice – in una messinscena “pericolosamente” divertente. Muovendosi tra umorismo e tragedia, svela le tensioni psicologiche della scrittura pinteriana, portando alla luce inquietanti verità sulla natura umana e sulle dinamiche di potere all’interno della famiglia.
Intelligente la soluzione finale, dove Populizio regista ha voluto sottolineare, con apprezzato umorismo inglese, quale sia il vero esito di questa strambalata situazione familiare: la vittoria finale di colei che avrebbe dovuto essere la vittima sacrificale. Lo spettacolo si regge su un ritmo eccellente e su magnifiche pennellature di sano umorismo, dove ogni personaggio ha un suo modo di essere in scena, creando un insieme sorprendente. Ne risulta una famiglia decadente, così come decadente è la scenografia che riproduce un interno inglese. Bravi tutti, salutati da un lungo applauso da parte degli spettatori, felici di aver preso parte a un intelligente e sano divertimento.

Ritorno a casa
di Harold Pinter
Regia di Massimo Populizio
con Massimo Populizio, Christian La Rosa, Paolo Musio, Alberto Onofrietti, Eros Pascale, Giorgia Salari.
Venerdì 19, invece, ero a Milano e sono andato a teatro all’Elfo, dove ho sempre assistito a interessanti spettacoli e pièce teatrali. Questa volta mi sono imbattuto in uno spettacolo di teatro d’inchiesta e di documento: Venivamo tutte per mare di Julie Otsuka, con la regia di Cristina Crippa ed Elio De Capitani, video di Paolo Turro, e con la stessa Cristina Crippa, Elena Russo Arman e Carolina Cametti. Immagini, foto e video di repertorio sono forniti dal Densho Museum, Japan American National Museum e Prelinger Archives.
Il testo racconta una storia vera e potente, intima e personale, ma allo stesso tempo profondamente legata alla realtà politica e storica. Siamo nei primi anni del Novecento: un gruppo di donne viaggia su una nave dal Giappone all’America. Sono diverse per età ed estrazione sociale; diversi i motivi che le hanno spinte a partire, ma per tutte, al di là del mare, c’è un marito e la speranza di una vita migliore. Hanno ricevuto dei soldi, le fotografie dei futuri sposi e hanno inviato le loro.
Il viaggio è duro, ma la speranza è forte: “Perché in America le donne non dovevano lavorare nei campi e c’erano riso e legna in abbondanza per tutti”. L’impatto con la nuova terra è violento, la realtà molto diversa dalle premesse ricevute, ma non si può tornare indietro. Ciascuna affronta, come sa e come può, la prima notte di nozze, il rapporto con il marito, il lavoro durissimo, in campagna come in città, l’estraneità e la difficile relazione con i bianchi e la loro cultura, i figli, la possibile convivenza e integrazione.
Fino a quando l’attacco a Pearl Harbor e lo scoppio della guerra trasformano ogni giapponese, anche i giovani ormai cittadini americani, in un potenziale nemico. Applicando l’Alien Enemies Act, una legge del 1798, su ordine del presidente Roosevelt intere comunità vengono costrette ad abbandonare le loro case e le loro attività per essere trasferite in campi situati in località isolate e desertiche. Anche chi sopravvive, anche chi fa ritorno, avrà la vita dolorosamente spezzata.
È una storia disperata, drammaticamente simile a tanti altri accadimenti della realtà odierna. Commentavo con gli amici che erano con me come questa parte di storia fosse completamente sconosciuta: mai sentito nulla in proposito né su stampa né in televisione. Usciti dal teatro, abbiamo poi scoperto che solo con la presidenza Carter fu definito completamente e in modo ufficiale l’indennizzo giustamente dovuto ai cittadini giapponesi deportati.
Belle le scenografie, con un gioco di sipario trasparente su cui vengono proiettati man mano i luoghi, attraverso suggestioni davvero efficaci, così come valida è l’idea di proiettare foto d’epoca che rendono questa vicenda ancora più intensa nell’immaginario collettivo. Uno spettacolo che ti lascia ammutolito e pensoso sull’inutilità di tante Giornate della Memoria, ormai divenute solo un alibi per un’umanità che continua a operare come se ricordare avesse perso ogni valore e la memoria fosse soltanto un pretesto di buon vivere sociale.

Realmente Info
Realmente Info
Realmente è uno spazio di riflessione sul mondo reale. Offriamo analisi critiche e punti di vista alternativi per comprendere meglio l’attualità e il nostro tempo.
TI POTREBBE INTERESSARE...

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisment -
Google search engine
Google search engine

I più letti

Approfondimento

L’illusione del nemico permanente

Come i soldati della Fortezza Bastiani con il tenente Giovanni Drogo in testa, i governi europei attendono l’arrivo dei Tartari, che oggi si chiamano...